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Tratta per prostituzione, fermati fratello e sorella

‘Brother’ e ‘Sister: nomi in codice per Osarodion ‘Jerry’ Matthew, di 33 anni, e Osatohamwan ‘Briget’ Mathew, di 30, fratello e sorella, nigeriani, che sarebbero tra gli organizzatori di una tratta di giovani donne loro connazionali che venivano fatte arrivare in Italia per avviarle alla prostituzione in strada. I due sono stati fermati dalla squadra mobile della polizia di Stato di Catania nell’ambito di un’inchiesta della Dda della Procura etnea che ipotizza i reati di tratta di persone e reclutamento di persone da destinare alla prostituzione o allo sfruttamento sessuale. Lui e’ stato catturato a Foggia, lei a Lusciano (Caserta). Al centro dell’inchiesta, ancora in corso, le dichiarazioni di una minorenne nigeriana, nome di fantasia Rosolia, sbarcata a Catania il 21 luglio del 2016 a bordo della nave marina militare spagnola ‘Reina Sofia’ e allontanatasi dalla struttura dove era ospite per raggiungere la propria ‘madame’. La giovane era stata prelevata da un connazionale che, su incarico della ‘reclutatrice’, le aveva organizzato il viaggio per raggiungere la sfruttatrice ad Aversa. Dopo essere stata avviata alla prostituzione su strada era riuscita a fuggire e a contattare personale dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) che ha denunciato la vicenda alla squadra mobile di Catania, che ha messo sotto protezione la minorenne. Alla polizia la minorenne ha raccontato di essere partita con la promessa di pagare il costo del viaggio, stimato in 15mila euro, lavorano, ma non prostituendosi. Prima di partire era stata sottoposta a un rito ‘Ju ju’, col quale prometteva di fare fronte al debito o sarebbe morta o colpita da disgrazie. Sul telefonino della minorenne la squadra mobile ha trovato i contatti dei due ‘protettori’, che erano alla voce di ‘Brother’ e ‘Sister’, le cui utenze sono state messe sotto controllo. Sono state intercettate telefonate della ‘sister’ alla famiglia della minorenne in cui lei dice: “quando uno si affida a qualcun altro per fare viaggiare i propri figli e’ giusto che questi venga pagato…”. I due sono stati condotti in carcere.

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