Un “Rabato” per amare (ancora) Agrigento

Un “Rabato” per amare (ancora) Agrigento

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Il direttore del Parco Parello tra don Pontillo e don Infantino

L'autore di Rabato don Infantino
L’autore di Rabato don Infantino
Moscato don Lombino Frenda e don Pontillo
Moscato don Lombino Frenda e don Pontillo
Stracolma la chiesa di Santa Croce.
Stracolma la chiesa di Santa Croce.
Chiesa di Santa Croce stracolma per la presentazione del libro “Rabato” di don Calogero Infantino direttore dell’Archivio storico della Curia e dell’Archivio Capitolare.
Un quartiere, quello del Rabato, lacerato profondamente dalla frana del 1966 che causò la diaspora dei suoi abitanti e la demolizione di gran parte del suo tessuto urbano.
Don Infantino nel suo libro recupera una memoria che certamente non si vuole dimenticare e ne ricorda il patrimonio socio-culturale e religioso che –scrive l’autore- è essenza stessa di Agrigento. Tutto è passato al vaglio degli affetti e della storia con le manifestazioni di pietà popolare, la devozione, le leggende e le tradizioni, le attività di un quotidiano sofferto, e comunque dignitoso, vissuto con i valori dell’umanità e della fede. Ne viene fuori il volto autentico del Rabato, i suoi aspetti anche gioiosi, un microcosmo spensierato che oggi potrebbe apparire lontano nel tempo.
A presentarlo un significativo parterre di relatori, da don Lombino all’antropologo Frenda, al direttore del Parco Archeologico Giuseppe Parello. Brani del libro sono stati affidati alla lettura dell’attore Giovanni Moscato, chansonnier agrigentino che al Rabato ha dedicato parecchie delle sue creazioni musicali.

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