Una Chiesa in ritardo: dal Sinodo nessuna novità

Una Chiesa in ritardo: dal Sinodo nessuna novità

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Papa Francesco, verso il Sinodo

La Chiesa fa passi da lumaca sulla strada del rinnovamento.
L’ultimo Sinodo sulla famiglia ne è la dimostrazione. Passa per un solo voto la comunione ai divorziati. Più di novanta ore di lavori, 425 interventi per decidere che alla fine deve essere il sacerdote, durante la confessione, a valutare caso per caso se un cattolico risposato ha diritto o meno all’ostia. Dico, è concepibile che il punto principale del lungo confronto sinodale sia stato questo? E che la Chiesa sia così in ritardo rispetto alla società?
Discernimento. Questa la parola usata dal cardinale Schönborn, arcivescovo di Vienna. Si dà facoltà al sacerdote di distinguere e giudicare le ragioni per le quali un primo matrimonio è fallito e un secondo (in sede civile, naturalmente) è stato contratto. Ma non è un’invadenza nel privato delle persone, nella storia della loro di vita?
In pratica, stando così le cose, la prima domanda del prete al penitente nel confessionale sarà, dovrà essere: “Sei divorziato e risposato”? Oppure, se già ne conosce la storia ma lo confessa per la prima volta: “Perché ti sei divorziato? Perché ti sei risposato”?
Povero penitente! Se cambia parrocchia o città sarà sempre come costretto a raccontare le proprie personali vicende – per lui magari dolorose e che vorrebbe dimenticare – al proprio confessore di turno. Che dal canto suo a Milano, come a Palermo o a Parigi, o come in un’altra parrocchia delle stesse città, non sapendo chi ha di fronte, deve sempre sottoporlo alla stessa domanda. E tutto questo perché?
Perché in una società e nello stesso mondo cattolico che hanno, da lungo tempo ormai, metabolizzato il divorzio come legge dello Stato, un matrimonio può finire male e un secondo è stato celebrato con rito civile. Dico (ancora): ma anche se le ragioni di un fallimento matrimoniale fossero, per la Chiesa, le peggiori possibili, un peccatore o una peccatrice non possono essersi pentiti di ciò che hanno fatto di brutto o di scandaloso? Non possono essere diventate persone diverse, persone migliori rispetto al loro passato e dunque meritevoli del sacramento eucaristico?
Francamente dal sinodo appena concluso ci si aspettava molto di più che un’ampia discussione sull’ostia ai risposati. Secondo me, i sacerdoti sanno, già sapevano come regolarsi di fronte a casi del genere. Senza alcun bisogno di indicazioni o suggerimenti sinodali.
Ci si aspettava un confronto serrato su quello che per la Chiesa è il vero tema da affrontare. E cioè il tema delle unioni civili e dei matrimoni gay. Ancora una volta, e nonostante la sua complessità, bypassato con queste semplici parole: “Non esiste fondamento per assimilare o stabilire analogie tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia”. In sostanza, la Chiesa non ha superato la sua storica omofobia effettuale.

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