Uomini e porci al Teatro Pirandello di Agrigento (gallery)

Uomini e porci al Teatro Pirandello di Agrigento (gallery)

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Uomini e porci, teatro Pirandello

Uomini e porci, teatro Pirandello
Uomini e porci, teatro Pirandello

In “Uomini e topi” di Steinbeck, uno dei personaggi uccide spesso gli animali che accarezza, topolini e cagnolini. Così, non si sa come, essendo un ritardato mentale. Nella “Sagra del signore della nave” che Pirandello avrebbe potuto intitolare “Uomini e porci”, si racconta della prima domenica di settembre  sullo spiazzo di una chiesa di campagna (san Nicola dove è custodita l’effigie del Signore della nave) che funge da scenario per la scanna dei porci. Si sgozzano e si mangiano i primi maiali, dopo la vera o presunta fine della grande calura agostana, una sorta di addio alla asfissiante estate, anzi “a questa nostra estate lunga e tetra  quanto l’inverno russo”, dice Tomasi di Lampedusa. Alla ricorrenza si può benissimo supporre che vi partecipassero marinai e  pescatori della “marina di Girgenti “, Porto Empedocle, nata dal “ventre molle” girgentano. Di questa “Sagra del Signore della nave” per la regia di Mario Gaziano che chiude la stagione teatrale 2015, Agrigento ne ha viste almeno tre, una al teatro del Caos e le altre ebbero come scenario piazza Don Minzoni e la stessa campagna nei pressi di san Nicola per la regia di Silvio Benedetto. Il grande regista argentino volle addirittura dal vivo la carne arrostita e le salsicce con la stessa determinazione di Eduardo De Filippo che per la sua “Napoli milionaria” voleva in scena il piatto fumante di spaghetti.  L’edizione di Gaziano si è svolta al chiuso del nostro “Teatro Pirandello” mettendo in scena una banda musicale (la “Vincenzo Bellini”), frotte di bambini (dell’”Esseneto”), un po’ tutti i personaggi che animano la bagarre festaiola.

Un grande Barnum (Totò Nocera) si trasforma talora in mago Zurlì, talora in Mangiafuoco collodiano, nell’ accattivante arrembaggio iniziale, mentre il gruppo folcloristico “Città di Agrigento” scorazza accompagnato dai “Ventunovu”. Senza dimenticare i “Pupi” di Carmelo Guarneri, il regista ha messo in scena quasi tutti i più noti attori agrigentini, da Nocera Bracco a Giovanni Moscato, Franco Di Salvo, Nenè Sciortino, Giugiù Gramaglia, Franco Sodano, Oriana Paolocò, Alfio Russo, Angelo Provengano, Enzo Rinella, Renato Terranova, Salvatore Curaba, Salvo Mangione, Alfonso Marchia, Silvana Iacono, Makart, Liliana Arrigo, Antonio Zarcone, Maurizio Bognanni, Claudia Ciaravella, Peppe Morreale, Stella Camilleri, Claudio Vasile, Davide Cirasolo, Nadia Monterosso, Daniele D’Agostino, Clara D’Agostino, Gero Bruccoleri, Francesca Attardo, Angela Aloni. I pannelli scenici  sono di Fabrizio Parello, assistente alla regia Maria Grazia Castellana. In chiusura, degustazione di sasizza con l’atrio del teatro affollato di gente  plaudente per il passaggio finale della banda musicale, quasi un “Otto e mezzo” felliniano che dovrebbe incoraggiare riflessioni non certo casuali alla contemporaneità di una campagna elettorale, come non casuale è l’interrogativo posto da Pirandello e che chiude il testo teatrale: “Voi, o porci, la passate grassa e in pace la vostra vita, finché vi dura. Guardate questa degli uomini adesso! Si sono imbestiati, si son ubriacati, ed eccoli qua che piangono ora inconsolabilmente, dietro a questo loro Cristo sanguinante su la Croce nera! eccoli qua che piangono il porco che si son mangiato! E volete una tragedia piú tragedia di questa? Cui fanno da corollario altre elementari e dimenticate considerazioni: gli affetti deformati in modo grottesco dalle convenzioni sociali e dall’ambiente, insieme a umanità, dignità umana, sentimento religioso, termini che già per Pirandello si erano corrosi, proprio perché le antiche tradizioni venivano adulterate dal facile consumismo, mentre l’intelligenza umana, “dono divino”, avrebbe dovuto guidare l’umanità alla temperanza.

Come dire, dal Vangelo passando per Pirandello e per finire a  papa Bergoglio.

E volete una tragedia piú tragedia di questa?

 

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