Ventenne uccisa:periti, narcisista si sentiva umiliato da lei

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Ventenne uccisa:periti, narcisista si sentiva umiliato da lei

di Redazione
Pubblicato il Mar 28, 2017
Ventenne uccisa:periti, narcisista si sentiva umiliato da lei

Nell’imputato “non si ravvisano elementi di piscopatologia che possono avere scemato la sua capacita’ di intendere o di volere, ne’ prima, ne’ durante, ne’ dopo l’evento delittuoso”. Inoltre “mostra la capacita’ di partecipare coscientemente al processo” e “non ha una pericolosita’ sociale connessa a patologia psichiatrica”. E’ in grado di intendere e volere Luca Priolo per il collegio di esperti nominato dal Gup di CATANIA, Loredana Pezzino, davanti al quale si celebra il processo col rito abbreviato condizionato a una perizia psichiatrica al 26enne che il 6 ottobre 2015 ha ucciso con 42 coltellate la sua ex convivente ventenne, Giordana Di Stefano, dalla quale aveva avuto una bambina. Secondo i periti, “nel Priolo si sarebbe attivata una rabbia narcisistica” per “eliminare l’oggetto che osava minacciarlo e che l’aveva umiliato nella sua immagine di uomo”. E per il collegio “non ha un disturbo della personalita’”. E non ne ha avuto neppure mentre commetteva il delitto. Sull’ipotesi di assenza di volonta’ di pochi minuti durante l’omicidio, infatti, i periti scrivono: “non c’e’ stato in quel momento ne’ un obnubilamento della coscienza, ne’ un deficit di memoria”. Nel processo sono state ammesse come parti civili i genitori, la sorella e la figlia di Giordana Di Stefano, che ha ‘perso’ il cognome del padre per ‘assumere’ quello della madre, assistiti dall’avvocato Ignazio Danzuso, che si e’ avvalso dei periti Maria Costanzo e Giuseppe Catalfo, e il centro antiviolenza Galatea, rappresentato dalla penalista Mirella Viscuso, con il perito Francesco Spadaro. Priolo, assente oggi in aula, che ha confessato il delitto, dopo l’omicidio era fuggito riuscendo ad arrivare a Milano dove, grazie a indagini dei carabinieri di CATANIA, era stato arrestato da militari dell’Arma alla stazione ferroviaria. Il 26enne, difeso dall’avvocato Dario Riccioli, che ha come perito il professore Aguglia, continua a “negare la premeditazione”, ribadendo che il movente e’ da collegare a “un raptus del momento” dovuto alla “volonta’ di lei di non revocare la denuncia per stalking” nei suoi confronti. Prossima udienza il 9 maggio.


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