Voleva la riassunzione, ecco perché l’operaio ha ucciso 2 dirigenti e “risparmiato”...

Voleva la riassunzione, ecco perché l’operaio ha ucciso 2 dirigenti e “risparmiato” il ragioniere

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Francesco La Russa appena arrestato nei riquadri le vittime, Gialuca Grimaldi e Giovanni Sorci

Una folle e disperata vendetta. Avrebbe ucciso il capocantiere e il direttore della cava poichè era in mobilità da circa otto mesi ed era in gravi difficoltà economiche. Sarebbe questo il movente che avrebbe armato la mano dell’operaio Francesco La Russa, 49 anni, arrestato dalla Polizia di Stato per il duplice omicidio commesso in tarda mattinata all’interno di una cava di Trabia, in contrada Giardinello, in provincia di Palermo. Per le vittime, raggiunte dai colpi d’arma da fuoco, non c’è stato scampo. La cava, sequestrata alla mafia, è in amministrazione giudiziaria. Secondo una prima ricostruzione, La Russa, sposato e padre di tre figli, si è presentato al cantiere e si è subito recato armato negli uffici del direttore della cava, Gianluca Grimaldi, di 39 anni, e del capocantiere Giovanni Sorci, di 59, esplodendogli contro, dopo una violenta discussione, diversi colpi d’arma da fuoco, uccidendoli. Ad assistere alla tragedia un collega sotto choc che è stato risparmiato, il ragioniere, che per un malore è stato trasportato in ospedale. Poi si è allontanato in auto, ma è stato trovato poco dopo dalla polizia, cui ha fatto ritrovare la pistola calibro 9 in un armadietto della sua casa, poco distante dalla campagna dove si era rifugiato.. In base alle testimonianze, l’ex dipendente diverse volte nelle ultime settimane si era presentato alla cava chiedendo di essere reintegrato nel sito. La Russa “non era stato licenziato, ma era in mobilità remunerata dal 31 dicembre 2014″, sorte condivisa da quattro persone, chiarisce l’amministrazione giudiziaria guidata da Gaetano Cappellano Seminara, tra gli indagati nell’inchiesta sulla gestione dei beni confiscati che ha travolto la Sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo. Peraltro, viene aggiunto, “gli era stato proposto di andare lavorare a circa dieci chilometri di distanza, presso la Cava Valle Rena, ma aveva rifiutato”. Ma a quanto pare non voleva saperne di andare altrove e soprattutto era stanco di attendere altre soluzioni e sentiva di non riuscire ad andare avanti con lo stipendio decurtato.
Una comunità in lutto quella di Trabia, mentre alla cava si sono radunati subito dopo il dramma, familiari, amici, operai e amministratori, in un clima generale di prostrazione. “Il folle gesto di oggi – commenta la Cisl – è frutto di una disperazione dilagante, che cresce anzichè diminuire. L’edilizia fa notizia ormai solo per tragedie suicide, omicide o per le morti bianche ma, concretamente, nessuno si interessa dell’agonia del comparto delle costruzioni, degli 80mila disoccupati del settore, delle loro vite e del dramma che le loro famiglie ogni giorno vivono. Le istituzioni che latitano e non investono un euro a sostegno delle costruzioni in Sicilia, facciano mea culpa”. “Nulla – sostiene la Fillea Cgil – secondo quanto ci riferisce chi lo conosceva nell’ambiente di lavoro, lasciava presagire un gesto del genere. Il dato preoccupante che emerge è l’incertezza crescente nella prospettiva di molti lavoratori disoccupati che, una volta licenziati e in mobilità, non riescono a trovare un nuova occupazione. La ricerca di un nuovo posto è motivo di angoscia, perchè trovare occupazione con la crisi drammatica che attraversa il settore dell’edilizia a Palermo è molto difficile”. La realtà che si cela dietro questo gesto è che molti lavoratori che conoscono la disoccupazione, aggiunge il sindacato, “non intravedono una possibilità di una nuova prospettiva e l’ammortizzatore sociale è un sostegno basso rispetto al reddito. Il tutto amplificato dalla crisi drammatica”.

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