Agrigento e l’Egitto: perché Firetto sbaglia

Gaetano Cellura

Agrigento

Agrigento e l’Egitto: perché Firetto sbaglia

di Gaetano Cellura
Pubblicato il Nov 20, 2019
Agrigento e l’Egitto: perché Firetto sbaglia

Si disse nel 2017 che il ritiro del nostro ambasciatore dal Cairo, era necessario anche per chiarire la vicenda della morte di Giulio Regeni. Mai una bugia è stata così palese.

La ripresa dei rapporti diplomatici con il paese dove Giulio Regeni era stato prima torturato e poi ucciso aveva una sola finalità per il governo italiano: l’importanza dei nostri interessi geostrategici e commerciali nel Mediterraneo. E cosa volete che conti la vita di un giovane studioso, ritenuto una spia dal governo egiziano (spia per conto di chi, non si è mai chiarito)? Cosa volete che sia la sua vita di fronte agli interessi nazionali?

Questi interessi non hanno colore politico – c’era il centrosinistra allora al governo – e valgono più del rispetto dei diritti umani. Per qualsiasi governo.

In quel 2017 alla finestra della stanza del sindaco di Agrigento si vedeva la bandiera di Amnesty International. La città esprimeva la propria solidarietà alla campagna per la verità sulla sorte del giovane ricercatore. Così sfigurato e martoriato nel corpo che la madre poté riconoscerlo soltanto dalla punta del naso.

Hanno ragione dunque gli esponenti del Pd agrigentino Silvia Licata e Antonio Ferrante a sollevare il caso politico e a richiamare alla coerenza il sindaco Lillo Firetto, magari per rispetto verso la famiglia di Giulio Regeni. E ha torto il sindaco a derubricare pubblicamente la propria visita al Cairo, con il cardinale Montenegro, come un fatto che nulla ha a che fare con la campagna di verità a favore del giovane ricercatore.

Vanno bene le ragioni della politica, nella fattispecie lo scambio interculturale e religioso con le autorità egiziane in vista del compleanno (2600 anni dalla fondazione) di Agrigento; va bene soprattutto il dialogo religioso con il papa copto e con l’iman islamico in un momento in cui questo dialogo è quanto mai necessario; forse va pure bene, in definitiva, la visita al Cairo sia del sindaco che del cardinale. Ma invitare alla prossima festa del Mandorlo in Fiore una delegazione egiziana non sembra un’iniziativa condivisibile.

Firetto ha ragione quando dice che la verità sulla vicenda Regeni è compito dei governi italiano ed egiziano.

Non può tuttavia ignorare quanto questa vicenda, ancora oscura e di mancata collaborazione del governo egiziano con la magistratura italiana, abbia segnato una frattura tra i due popoli: e maggiormente con la parte più sensibile del popolo italiano. Per cui, se può, il sindaco ritiri quell’invito alla delegazione egiziana. Invito a una festa che unisce i popoli. E non solo simbolicamente.


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