Le tinte oscure della politica licatese

Gaetano Cellura

Le tinte oscure della politica licatese
| Pubblicato il mercoledì 28 Giugno 2017

Le tinte oscure della politica licatese


Due dimissioni in pochi giorni e nessuno sente il dovere di alcun chiarimento politico.
Prima si è dimesso l’assessore Ripellino e ieri l’assessore Damanti, due degli ultimi nominati dal sindaco Cambiano rispetto alla squadra di partenza.
Nessuno sente il dovere di uscire dalle dichiarazioni rituali, quasi il rapporto tra sindaco e assessori fosse un fatto privato. Si è dimesso Ripellino annunciando di non poter svolgere il proprio lavoro “in autonomia” e secondo i suoi “ideali” senza sottostare a dei “diktat”.
Ebbene, se questo è vero, la prima considerazione da fare è che quando si decide di far parte di una giunta se ne sposa il programma e si prova a metterlo in atto. A quale tipo di autonomia allude l’ex assessore?
La seconda considerazione è che possono nascere incomprensioni, avere su determinate cose punti di vista differenti con il capo dell’esecutivo, ma se il programma da seguire è quello premiato dagli elettori, uno dei due non lo rispetta o ha cambiato idea.
L’assessore parla anche di imposizioni, di “diktat”. Su che cosa?
La città ha il diritto di saperlo. Ma nessuno va oltre le dichiarazioni rituali. Quanto al sindaco Cambiano, è poi il colmo sentirlo ringraziare l’assessore dimissionario “per il lavoro svolto”. Un assessore che se va perché non vuole sottostare a dei “diktat” viene ringraziato.
La stessa cosa si è verificata con l’assessore Damanti. Anche lui si dimette per motivi politici, ma non specifica quali siano. Né lui né il sindaco entrano nel merito. E il sindaco, anche questa volta fedele al copione, lo ringrazia “per il lavoro svolto”.
Non succede niente. Se ne troveranno altri di assessori. Ma la politica ha delle regole che bisogna rispettare. Quando si lascia un incarico, è opportuno fare un resoconto pubblico del lavoro svolto e soprattutto informare l’opinione pubblica dei motivi veri che l’hanno reso necessario: in modo da aprire un dibattito politico nella città e nel consiglio comunale. Ma a Licata si entra e si esce limitandosi al rispetto di una sola cosa: le parole rituali. In particolare quelle del sindaco, che ringrazia sempre i suoi ex assessori “per il lavoro svolto” e si ricomincia. Presto con altre nomine, suggerite da questo o quel gruppo politico e senza mettere in rilievo il livello di crisi di un sistema che non regge più, non rappresenta i cittadini, non viene incontro ai problemi di Licata, quelli più seri e radicali, non fa uscire la sua politica dalle tinte oscure.
Si vuole continuare così? Senza dire perché si deteriora un rapporto politico all’interno di una giunta? E l’opposizione licatese, finora indifferente a tutto questo, cosa ne pensa? Tutto quanto resta nell’ombra è destinato a rimanere oscuro.
mi-piace

Loading…

di Gaetano Cellura
Pubblicato il Giu 28, 2017


Copyright © anno 2017 - Edizioni Grandangolo - Via Mazzini, 177 -
Numero telefonico: 351 533 9611- 92100 Agrigento - Codice Issn: 2499-8907 -
Iscrizione R.O.C.: 22361 - Registrazione al Tribunale di Agrigento n. 264/04

Change privacy settings