Categories: Licata

Licata, inchiesta “Assedio”, nuovamente arrestato l’ex consigliere Scozzari: “E’ in mano alla mafia”

I Carabinieri del Comando Provinciale di Agrigento hanno eseguito 9 ordinanze di custodia cautelare emesse nei confronti di vertici ed affiliati delle famiglie mafiose di “Cosa Nostra” di Licata (Ag) e Campobello di Licata (Ag). L’operazione, eseguita su input della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo con il nome in codice Assedio, fa seguito all’indagine che, il 19 giugno scorso, aveva già fatto scattare 7 fermi di indiziato di delitto per associazione mafiosa armata.

Nuovamente arrestato a Licata l’ex consigliere comunale Giuseppe Scozzari, 47 anni finito nella rete di nel blitz antimafia “Assedio”,  lo scorso 19 giugno.  Scozzari, è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa.Su di lui, i Pubblici Ministeri hanno fornito al GIP di Palermo ulteriori elementi che hanno ulteriormente rafforzato il quadro probatorio. Durante i pedinamenti, i carabinieri avevano filmato summit ed incontri segreti fra gli elementi di vertice e gli affiliati della consorteria mafiosa. Era stata accertata persino un’estorsione per lavori edili realizzati in Germania. Documentati anche gli interessi del sodalizio nel settore delle slot machines, attraverso una compiacente società di distribuzione di apparati elettronici da gioco.

A riportare agli arresti, domiciliari con obbligo di braccialetto elettronico, è stato ieri il Gip del Tribunale di Palermo Fabio Pilato (come riporta il quotidiano La Sicilia nell’edizione di oggi).

Il Gip ha anche disposto il ritorno in carcere Raimondo Semprevivo, 46 anni di Licata (era ai domiciliari) e la conferma dell’arresto in carcere di Angelo Occhipinti, 64 anni di Licata, inteso “piscimoddru”, considerato il capo della famiglia mafiosa di Licata; Vincenzo Bellavia, 34 anni di Licata considerato membro della locale famiglia;  Giuseppe Puleri, 40 anni di Campobello di Licata, considerato autorevole esponente del clan di Campobello di Licata; Angelo Graci, 32 anni di Licata, ritenuto dagli inquirenti uno dei più stretti collaboratori di Angelo Occhipinti; Giuseppe Salvatore Spiteri, 46 anni di Licata, considerato membro del clan di Occhipinti.

Il consigliere Scozzari è tornato agli arresti, dopo che la scorsa settimana il Gip del Tribunale di Agrigento, Stefano Zammuto ne aveva disposto la scarcerazione per mancanza di gravi indizi.

Le indagini, svolte dai carabinieri del Nucleo operative di Agrigento  e dai militari di Licata avrebbero permesso di sgominare, individuando boss e gregari, le “famiglie” di Licata e Campobello di Licata.

“Pur non facendo parte di Cosa nostra” Giuseppe Scozzari, il consigliere comunale di Licata arrestato all’alba di oggi dai Carabinieri del Comando provinciale di Agrigento, con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, aveva instaurato un “rapporto sinallagmatico con la cosca mafiosa di Licata”, “tale da produrre vantaggi sia per se stesso che per la cosca”.

In particolare, con il boss Angelo Occhipinti, ritenuto il suo “mentore” e “sponsor”.

In particolare, come scrive il gip di Palermo Fabio Pilato nella lunga e articolata ordinanza di custodia cautelare, Scozzari, che è responsabile del servizio tecnico del presidio ospedaliero di Licata ed influente funzionario dell’Asp di Agrigento, “garantiva corsie preferenziali per l’accesso ai servizi dell’Asp a soggetti indicati dal capomafia Occhipinti” e avrebbe ottenuto “appoggio elettorale da parte del capomafia della zona Angelo Occhipinti”, appoggio “risultato determinante per la sua elezione a consigliere comunale del comune di Licata”. “Il vantaggio che l’associazione mafiosa a sua volta ha tratto dalla disponibilità mostrata da Scozzari – dice il gip Pilato nella misura, lunga 214 pagine – si è invece concretizzato innanzitutto, nell’indebita fruizione di ”favori” all’interno del presidio Ospedaliero, di per sé suscettibile di accrescere il prestigio criminale degli associati, rafforzando il controllo esercitato sul territorio anche in un settore rilevante quale quello sanitario”. E a conferma c’è una intercettazione in cui Occhipinti nel commentare i vantaggi che potevano scaturire dall’appoggio di Cosa nostra a Scozzari diceva: …ogni due e tre siamo in Ospedale…che siamo i padroni…che comanda (Scozzari ndr) di più dei primari…” . Inoltre, Scozzari, una volta eletto quale consigliere comunale, “si è reso autore di alcune iniziative finalizzate a tutelare gli interessi patrimoniali dei due indagati Angelo Occhipinti e Raimondo Semprevivo”. Le emergenze investigative hanno dimostrato, “con evidenza, l’esistenza dunque di un vero e proprio patto criminale che si è snodato e sviluppato tra Scozzari e vari esponenti mafiosi, primo tra tutti Occhipinti con il quale l’esponente politico ha intrattenuto costanti e frequentissimi rapporti di estrema confidenzialità plasticamente riassumibili nelle seguenti immagini captate dalle attività tecniche”.

Angelo Occhipinti è stato ripetutamente condannato per il delitto di associazione mafiosa e di reati commessi al fine di agevolare Cosa nostra. Il gip Fabio Pilato ricorda che Occhipinti “è notoriamente riconosciuto da tutti i suoi interlocutori, comuni cittadini, imprenditori, commercianti, come soggetto di pericoloso spessore criminale ormai certificato anche dai provvedimenti giudiziari”. “Non vi è dubbio quindi che l’allora candidato ed oggi consigliere comunale Scozzari, nel coltivare tale stabile frequentazione, tradottasi in reciproci scambi di favori e appoggi, abbia avuto ben chiaro il profilo delinquenziale del suo sponsor e mentore”. “Forte del fatto che Occhipinti, con il proprio rilievo mafioso, si era impegnato per fornire i voti degli ”amici”, ovvero degli altri appartenenti alla consorteria, Scozzari – dice il gip Pilato nella ordinanza – richiedeva l’intervento del capomafia licatese al fine di assicurarsi anche l’appoggio elettorale della famiglia dei Lauria”. “Il 31 maggio 2018 all’interno del magazzino di Via Palma Occhipinti incontrava Emanuele Spadaro e lo invitava senza mezzi termini a votare Peppe Scozzari e ad attivarsi, come tutto il gruppo mafioso, per reperire voti in favore di questi”, come si evince da alcune intercettazioni. Nel prosieguo del dialogo Occhipinti spiegava con chiarezza a Spadaro le ragioni che dovevano spingere il gruppo da lui capeggiato a procurare voti a Scozzari: “attraverso Scozzari medesimo infatti Cosa nostra sarebbe potuta diventare ”padrona dell’ospedale”: ”A chi lo devo dare il voto …? …a lui… a chi lo devo dare.. che ogni due e tre siamo in Ospedale… che siamo i padroni… che comanda di più dei primari”. “Dall’attività investigativa svolta ed in particolare dal tenore delle conversazioni intercettate e dai servizi di polizia giudiziaria eseguiti sul territorio, è emerso come la consorteria mafiosa capeggiata da Occhipinti assumeva il controllo totale di un’attività economica, tanto illegale quanto remunerativa, legata alla gestione di ampie aree di parcheggio auto – del tutto abusive – realizzate nella zona balneare denominata Mollarella di Licata, ossia, come evidenziato dai Carabinieri ‘una delle località balneari più rinomate e più frequentate dai bagnanti, sia locali che dei paesi limitrofi, che frequentano la fascia costiera di questo comune'”. Durante i pedinamenti, i carabinieri del Comando provinciale di Agrigento, guidati dal colonnello Giovanni Pellegrino, avevano filmato summit e incontri segreti fra gli elementi di vertice e gli affiliati della consorteria mafiosa. Era stata accertata anche un’estorsione per lavori edili realizzati in Germania. Documentati, infine, anche gli interessi del gruppo nel settore delle slot machine, attraverso una compiacente societa’ di distribuzione di apparati elettronici da gioco.