Cultura

“Giocare con l’arte”, dal 5 giugno la mostra all’Eremo della Quisquina

Nell’anno che vede Gibellina Capitale italiana dell’arte contemporanea dopo la mostra “Trame Mediterranee” viene proposta all’eremo della Quisquina quella conclusiva del progetto PNRR “Terra di cieli, acqua e pietre”. “Giocare con l’arte"

Pubblicato 23 minuti fa

Sarà inaugurata venerdì 5 giugno alle ore 12 Giocare con l’arte, (aperta fino al 6 settembre) la mostra conclusiva a cura della Fondazione Orestiadi ospitata nella legnaia dell’Eremo della Quisquina, a Santo Stefano, progetto finanziato dal PNRR “Terra di cieli, acqua e pietre”. La mostra presenta i lavori realizzati all’interno dei laboratori diretti da operatori culturali e artisti che hanno coinvolto le scuole primarie dell’istituto comprensivo Manzoni Panepinto e le associazioni che operano in città. Si sono alternati all’interno del progetto  Cristina Bortolozzo, Jonida Xherri, Giovanni Gaggia, e Domenico Pellegrino.

Nell’anno che vede Gibellina Capitale italiana dell’arte contemporanea dopo la mostra “Trame Mediterranee” viene proposta all’eremo della Quisquina quella conclusiva del progetto PNRR “Terra di cieli, acqua e pietre”. “Giocare con l’arte “.

Francesca Corrao, Presidente della Fondazione Orestiadi nota come la nostra istituzione ha avuto nel tempo un rapporto stretto con la comunità di Santo Stefano, città che negli ultimi decenni ha privilegiato le sperimentazioni nei linguaggi contemporanei attraverso i numerosi artisti che la animano e che hanno dato vita a importanti progetti espositivi, che hanno visto l’eremo della Quisquina luogo quasi deputato ad accoglierli. Dalla recente mostra Trame mediterranee a quella sulla Sicilia fredda entrambe realizzate in collaborazione tra città e Fondazione. Per Francesco Cacciatore, Sindaco di Santo Stefano: Il Comune di Santo Stefano Quisquina, attraverso la collaborazione con la Fondazione Orestiadi nell’ambito del processo di rigenerazione Urbana del borgo, rinnova il proprio impegno nella valorizzazione della cultura come strumento di crescita civile, sociale e identitaria della comunità.

L’eremo fa quasi da contraltare al teatro Andromeda creato dall’artista Lorenzo Reina recentemente scomparso a cui intendiamo dedicare questo progetto.  La mostra è inserita tra le iniziative di Gibellina OFF, Capitale italiana dell’arte contemporanea 2026. Cristina Bortolozzo, ha previsto la formazione degli insegnanti ai nuovi metodi di apprendimento delle dinamiche artistiche attraverso un breve corso con laboratori pratici sperimentati da Bruno Munari. Il metodo “Giocare con l’arte”, come viene inizialmente chiamato, suscita un enorme interesse, sia in Italia sia all’estero e si propongono di insegnare ai bambini come si guarda un’opera piuttosto che leggerne solo il contenuto o il messaggio.  La seconda fase del progetto ha visto la partecipazione di un gruppo di bambini delle scuole primarie dell’istituto comprensivo Manzoni/Panepinto 

L’artista albanese Jonida Xherri ha indirizzato il suo progetto agli allievi delle scuole medie del territorio, partendo dall’intreccio di due simboli: la casa e la farfalla. La casa simboleggia il rifugio, l’identità e interiorità, funziona come confine tra il sé e il mondo esterno, offrendo protezione e sicurezza, ma può anche rappresentare la libertà e l’opportunità di creare un proprio spazio. La casa è vista come un nido, un luogo di riparo fisico e psicologico che protegge dall’esterno, è un riflesso di chi siamo e del nostro modo di vivere. Allo stesso tempo la casa viene rappresentata come un sogno che vive dentro di noi, viaggia e cambia con noi. La farfalla è la trasformazione, la rinascita, la leggerezza e la libertà. Il passaggio da bruco a farfalla simbolo per eccellenza della trasformazione interiore e della rinascita, della capacità di rinnovarsi e superare le difficoltà. 

Giovanni Gaggia, artista pesarese, ha seguito la realizzazione di due opere distinte e complementari – un’opera sonora corale e un’opera tessile collettiva – entrambe radicate nel tema dell’acqua e costruite con il contributo diretto della comunità di Santo Stefano Quisquina. L’opera sonora si compone di 40 voci di cittadini, ignuno dei quali racconta una storia legate all’acqua L’opera tessile ha preso forma prima attraverso la raccolta di tessuti blu donati dalla comunità, che sono stati assemblati e lavorati collettivamente durante la residenza artistica. I due progetti convergono in un’unica esperienza in cui suono, materia e gesto comunitario si intrecciano nel segno dell’acqua quale bene comune irrinunciabile. le opere sono state realizzate con le associazioni della città: Non più soli, Il club dell’amicizia, ballo e mi diverto ed inoltre con la collaborazione dei ragazzi del servizio civile e della Pro Loco di Santo Stefano. Il laboratorio di Giovanni Gaccia è stato curato da Francesco Piazza e Enzo Fiammetta

Domenico Pellegrino, ha proposto il tema della luce all’interno del suo laboratorio realizzato con i ragazzi delle classi 3A e 3B della scuola media di Santo Stefano Quisquina, proponendo la costruzione di una luminaria a forma di rosa per Santa Rosalia.

La rosa non è stata scelta soltanto come forma estetica, ma come simbolo. Santa Rosalia rappresenta per Palermo e per la Sicilia un’immagine di protezione, resilienza e rinascita. Trasferire il linguaggio della luminaria su questo segno significa trasformare un elemento della tradizione in un’opera capace di raccontare appartenenza e visione.

Il laboratorio è stato, prima di tutto, un’esperienza di trasmissione. Non semplicemente insegnare una tecnica, ma condividere un modo di guardare il mondo. I ragazzi hanno attraversato le fasi fondamentali del fare artistico: il disegno iniziale, la comprensione della struttura, la costruzione dell’ossatura del manufatto, la composizione degli elementi decorativi, l’assemblaggio, la relazione tra pieni e vuoti, fino all’accensione finale.

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