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Colpo alle cosche mafiose dell’Acquasanta e Arenella, 13 arresti fra loro i boss Galatolo e Fidanzati

Fra i 13 finiti in manette anche il vecchio capomafia Stefano Fidanzati e il boss ergastolano Raffaele Galatolo

Pubblicato 4 ore fa

Il Nucleo Speciale Polizia Valutaria della Guardia di Finanza ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal G.I.P. del Tribunale di Palermo, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia – Sezione territoriale di Palermo: disposti 13 provvedimenti custodiali, di cui 8 in carcere, 5 ai domiciliari.  

Tra i 13 arrestati ci sono due indagati dal cognome “pesante”: Raffaele Galatolo, 75 anni, considerato il boss dell’Acquasanta, condannato all’ergastolo ma che, per il suo percorso da detenuto modello, ha ottenuto anche permessi premio e il regime di semiliberta’; Stefano Fidanzati, 78 anni, capo della famiglia mafiosa dell’Arenella. Raffaele Galatolo e’ considerato il capo mandamento dell’Acquasanta, dopo la morte del fratello Vincenzo ma anche dei killer prediletti dal capo dei capi Toto’ Riina. Era lui, infatti assieme ai fratelli, a gestire e ad avere il controllo della camera della morte di vicolo Pipitone dove, oltre a strangolare chi si metteva contro Riina, si sarebbero pianificati delitti eccellenti, in cui ci sarebbero stati incontri tra mafiosi e pezzi deviati delle istituzioni. Stefano Fidanzati e’ considerato l’erede del fratello Gaetano, re del narcotraffico che gestiva il traffico di cocaina a Milano, nonche’ boss dell’Arenella-Acquasanta a Palermo. La famiglia Fidanzati appartiene a quell’aristocrazia mafiosa palermitana che fece accordi con i corleonesi di Toto’ Riina.

Le misure cautelari, eseguite con l’ausilio di militari del Comando Provinciale di Palermo e Napoli, costituiscono l’esito di complesse indagini sulle famiglie mafiose dell’Acquasanta e dell’Arenella, facenti parte del mandamento di Resuttana, condotte dal Nucleo Speciale Polizia Valutaria mediante accertamenti finanziari e patrimoniali, intercettazioni telefoniche e ambientali, dichiarazioni di plurimi collaboratori di giustizia.

Gli indagati sono in totale 45 per le ipotesi di reato di associazione mafiosa, favoreggiamento personale, bancarotta fraudolenta, riciclaggio, reimpiego, autoriciclaggio, trasferimento fraudolento di valori, esercizio abusivo di attività di scommesse. Le investigazioni hanno consentito di acquisire elementi utili a delineare gli assetti interni delle due famiglie mafiose evidenziandone l’evoluzione delle gerarchie a seguito dei diversi provvedimenti giudiziari eseguiti nel tempo, fino ad arrivare all’attuale assetto verticistico. In particolare, è emerso come, anche grazie al supporto di una stabile rete di sodali e alla forza di intimidazione derivante dall’appartenenza all’associazione mafiosa, i capi famiglia avrebbero esercitato la propria influenza sui rispettivi territori di riferimento, mantenendo la capacità di orientare le attività illecite, dirimere controversie interne o con soggetti appartenenti ad altri mandamenti, nonché condizionare l’operatività economica e commerciale.

Con riferimento alla famiglia mafiosa dell’Arenella, l’attività d’indagine ha permesso di ricostruire le modalità di imposizione mafiosa sul territorio da parte del capofamiglia, il quale, anche attraverso interazioni con altri esponenti di vertice di “cosa nostra”, avrebbe esercitato la propria influenza intervenendo nella risoluzione di controversie e sull’operatività delle attività economiche insistenti nell’area o riferibili a soggetti provenienti da altre zone del capoluogo siciliano nonché rilevando società, fittiziamente intestate, a incensurati al fine di reimpiegare i capitali illeciti.

Parallelamente, con riferimento alla famiglia mafiosa dell’Acquasanta, le indagini avrebbero consentito di ricostruire l’influenza esercitata dal capofamiglia sfruttando il regime di semilibertà, con la concessione sul territorio palermitano di licenze premiali, mediante una fitta rete di sodali deputati a veicolare e demoltiplicare le direttive operative all’interno della struttura mafiosa. In tale contesto è stato documentato un articolato sistema di raccolte illegali di scommesse sportive, realizzato attraverso l’installazione di punti gioco occulti, la fissazione di quote e la ricezione delle giocate esclusivamente in contanti, con il duplice scopo di generare profitti in evasione d’imposta e riciclare proventi derivanti da altre attività delittuose.

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