Cinque anni di Micciché in numeri: i revisori però danno parere non pienamente positivo
Nella relazione di fine mandato il sindaco uscente si giustifica parlando di aver ereditato una grave situazione finanziaria
Questa mattina inconterà la stampa, quasi alla fine di una campagna elettorale in cui è stato crocefisso dalle opposizioni e sostanzialmente “omissato” da chi in realtà si stava presentando alle urne con lo stesso identico schieramento politico, ma Franco Micciché, sindaco uscente di Agrigento, nei giorni scorsi ha già fatto il bilancio del proprio lavoro.
Tra le pieghe dell’Amministrazione trasparente dell’Ente, infatti, si rintraccia proprio la Relazione di fine mandato del sindaco. Un documento strettamente tecnico, lungo decine e decine di pagine, che guarda soprattutto ai temi del bilancio. Un documento che però è percorso da una valutazione in chiaroscuro, dove i successi rivendicati dalla giunta si scontrano con la rigida griglia di valutazione del Collegio dei Revisori dei Conti, che, ma lo vedremo dopo, avanza serissimi dubbi su diversi aspetti.
L’argomentazione difensiva della relazione si apre con una disamina delle condizioni di partenza, ereditate dalle gestioni precedenti. Miccichè spiega che la sua azione è stata fortemente limitata da un enorme indebitamento pregresso e da una cronica carenza di personale, con oltre la metà dei dipendenti comunali vincolata a contratti a tempo parziale. In questo contesto la giunta Miccichè impostato un’operazione di stabilizzazione finanziaria che ha portato all’azzeramento del ricorso alle anticipazioni di tesoreria per cinque anni consecutivi e al raddoppio del fondo di cassa, passato da 21,9 a oltre 41 milioni di euro.
Sotto il profilo organizzativo, l’aumento strutturale delle ore lavorative dei dipendenti ha restituito dignità ed efficienza alla macchina amministrativa, consentendo all’ente di gestire internamente una mole senza precedenti di finanziamenti europei e nazionali.
Contrariamente a quanto raccontato dagli avversari in campagna elettorale, l’amministrazione è stata capace di intercettare 135,9 milioni di euro tra fondi d’investimento e progetti PNRR (conteggio in cui rientrano anche i fondi per Agrigento Capitale Italiana della Cultura 2025) riuscendo a realizzare la digitalizzazione dei servizi al cittadino, la riqualificazione dell’edilizia scolastica e il potenziamento della legalità attraverso il consorzio per la gestione dei beni confiscati alla mafia. Dal punto di vista del bilancio interno, l’amministrazione argomenta la bontà del proprio operato mostrando un recupero reale di circa 15,6 milioni di euro sul disavanzo della quota libera, ridotto sensibilmente rispetto al profondo rosso del 2020.
Tuttavia, l’argomentazione complessiva della relazione non può prescindere dal severo controcanto tecnico espresso dal Collegio dei Revisori dei Conti nei verbali di aprile 2026.
L’organo di controllo ha inizialmente bloccato l’atto, contestando una presunta sopravvalutazione del risultato di amministrazione dovuta alla sottostima dei fondi di riserva per i crediti di dubbia esigibilità e per le passività potenziali. I revisori hanno sollevato forti perplessità sulla capacità di riscossione dell’ente, evidenziando un accumulo di residui attivi antecedenti al 2020 pari a oltre 53,9 milioni di euro, e hanno censurato la gestione del ciclo dei rifiuti, definita inefficiente a causa del calo della raccolta differenziata parallelamente all’aumento dei costi pro-capite. Per quanto riguarda invece la percentuale di riscossione delle tasse. Nel 2020 si incassava il 44.30% di Tari, percentuale scesa già al 43.55 nel 2023 per poi assestarsi al 44.79% nel 2025, con un incasso di ben 2 milioni di euro superiore a quello di cinque anni fa.
Il confronto finale tra gli uffici finanziari comunali e il Collegio si è concluso con una vidimazione solo parziale e fortemente condizionata. Se da un lato il sindaco Miccichè può rivendicare la correttezza formale delle integrazioni prodotte, dall’altro l’eredità finanziaria che lascia presenta prescrizioni pesanti e ancora inevase. Tra queste spiccano la mancata formalizzazione del protocollo di monitoraggio sui contenziosi con l’Avvocatura, l’assenza della Carta dei servizi prescritta dalla Corte dei Conti e una discrepanza non chiarita di 2,5 milioni di euro sul risultato presunto del 2025.
Tutte grane che dovrà gestire chi amministrerà la città a partire dalla prossima settimana che, tanto, alla fine dirà che ha trovato un disastro.

