Agrigento

Corruzione e rifiuti, come l’inchiesta arriva ad Agrigento: “Da quando ci sono io lì è cambiato tutto…”

Un vero e proprio terremoto giudiziario che dalle stanze del potere di Palermo arriva fino ad Agrigento

Pubblicato 38 minuti fa

Un vero e proprio terremoto giudiziario che dalle stanze del potere di Palermo arriva fino ad Agrigento. C’è anche una delicata vicenda in “salsa giurgintana” che finisce dritta nelle carte dell’inchiesta sull’ex vicepresidente della Regione Gaetano Armao nei confronti del quale i pm hanno chiesto l’arresto insieme a professionisti e imprenditori coinvolti in un presunto giro di mazzette legate all’attività della Commissione tecnica specialistica regionale per le autorizzazioni ambientali che, fino all’agosto scorso, era guidata proprio da Gaetano Armao. Tra gli indagati, com’è ormai noto, c’è anche l’imprenditore agrigentino Sergio Vella, amministratore di fatto della Seap, colosso siciliano nel settore dei rifiuti. Anche per lui gli inquirenti hanno chiesto i domiciliari. Il prossimo 12 ottobre comparirà davanti il gip Giuseppa Zampino per l’interrogatorio preventivo in cui si difenderà dalle accuse. Sarà poi il giudice, che fino a poco tempo fa svolgeva funzioni proprio ad Agrigento, a decidere se accogliere o meno la richiesta della Procura di Palermo. 

L’episodio “agrigentino” contestato riguarda la realizzazione di un impianto per la selezione dei rifiuti e la produzione di biometano e compost da rifiuti organici della capacità di oltre 120 mila tonnellate l’anno ad Aragona e vede indagati, oltre ad Armao, l’imprenditore Vella e l’avvocato Pierluigi Matta. L’accusa è di corruzione per l’esercizio della funzione. Il procuratore aggiunto Francesca Mazzocco, con i sostituti Eugenio Faletra, Alessandro Macaluso, Andrea Zoppi, contestano ad Armao di aver ricevuto soldi dall’imprenditore Vella – per il tramite dell’avvocato Matta incaricato di curare l’intermediazione. Il tutto – sempre secondo l’ipotesi della procura – per individuare i funzionari amministrativi da assegnare all’istruttoria relativa al rilascio da parte della Commissione tecnica specialistica del parere propedeutico all’emissione della Valutazione di Impatto Ambientale richiesta dalla Seap al Dipartimento Ambiente della Regione Siciliana. 

La vicenda è così ricostruita nelle oltre 300 pagine della richiesta di arresto al netto della presunzione di innocenza – che fino a prova contraria è sacrosanta – di tutti i coinvolti. La Squadra mobile di Palermo, che segue ormai da tempo Armao e Matta, registra un primissimo contatto con Vella il 3 ottobre 2025. Un primo incontro, invece, si registra a dicembre all’interno dello stabile che ospita lo studio dell’avvocato Matta. Il colloquio viene in parte registrato dalle cimici: “me le ponete… me le ponete in modo giusto, nella quale anche dal punto di vista documentale in modo chiaro…” dice l’avvocato all’imprenditore che in quell’occasione è accompagnato anche dal suo legale. L’esito dell’incontro viene commentato da questi ultimi due in ascensore: “Questo ha capito….l’unica cosa che ha capito questo nella sua vita è che nella vita contano i contatti! poi che tu non sappia fare la “O” con il bicchiere…”. Uno degli “incidenti di percorso” per la costruzione dell’impianto – annotano gli investigatori – è rappresentato da un esposto anonimo contro la Seap inviato il nel luglio 2021 a diversi enti in cui si denunciavano alcune criticità quali nonostante la sua localizzazione in zona agricola non rispettasse la condizione ambientale che pone come criterio escludente una distanza minima di 3 km dai centri abitati e che il luogo dista 600 metri dall’Istituto scolastico “Enrico Fermi”. Il 13 dicembre si registra un nuovo incontro tra l’imprenditore e l’avvocato Matta che, subito dopo, viene notato dai poliziotti uscire con uno zaino e salire in auto. Le telecamere degli investigatori sono anche lì e registrano quanto segue: l’avvocato teneva in mano un foglio, prendeva la penna, scrivendoci qualcosa sopra e, dopo aver terminato, conservava il foglio nella tasca sinistra del cappotto. Poco dopo andava a prendere Armao, che saliva in auto, e subito dopo con la mano destra prendeva velocemente dallo zaino una busta da lettera bianca contenente qualcosa di voluminoso e la infilava nella tasca interna della giacca lato sinistro. Subito dopo Matta faceva leggere ad Armao l’indicazione sul citato foglio che Armao voleva trattenere quale promemoria ma Matta lo strappava in tanti pezzi che riponeva all’interno del cappotto. I poliziotti a questo punto annotano un passaggio importante che ritengono essere lo scambio della mazzetta: l’avvocato, mentre guidava l’auto in movimento, prendeva una busta bianca dalla tasca interna del cappotto – la stessa che in precedenza aveva prelevato dal suo zaino – e la depositava nel vano centrale del cruscotto davanti al cambio. A quel punto Armao prende la busta e la infila nel suo cappotto. Gli investigatori continuano a pedinare e intercettare e nel gennaio 2026 captano un altro dialogo ritenuto di interesse tra Matta e Armao dove il primo informava il secondo che, grazie al suo intervento consistito nella sostituzione del commissario originariamente incaricato di istruire la (rinnovata) procedura, quella stessa mattina era stata convocata un’audizione dell’azienda in Commissione. Armao commentava così: “Da quando ci sono io lì è cambiato tutto assieme”.

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