Obesità, avviati i lavori della prima giornata del convegno multidisciplinare
Specialisti di diverse discipline riuniti per affrontare l’obesità come patologia complessa, con ricadute cliniche, sociali ed economiche, e per ribadire l’urgenza della prevenzione fin dai primi mille giorni di vita
Prima giornata dei lavori del convegno sul tema “Obesità: sfida clinica e priorità di sanità pubblica”, promosso dall’Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri (Omceo) di Agrigento che, stamattina, ha raccolto le relazioni di prestigiosi medici specialisti in diverse discipline perché, come ha dettagliato Vito Di Marco, professore di Gastroenterologia all’Università di Palermo, “Non è una malattia singola proprio perché si associa spesso ad altre patologie come diabete, malattie del fegato e in modo particolare la steatosi epatica, cardiopatie, malattie renali. Ecco perché, per gestire l’obesità occorre un approccio multidisciplinare”. E a queste patologie si somma anche il rischio oncologico. Lo ha spiegato Roberto Risicato, direttore Uoc di Medicina interna all’ospedale di Siracusa, definendo l’obesità “una patologia che presenta un fattore di rischio oncologico e ha complicanze cardiovascolari e metaboliche” e suggerendo, a parte la terapia farmacologica, di adottare “un corretto stile di vita” a cominciare “dalla dieta mediterranea e dall’attività fisica”. Ma la situazione è peggio di ciò che sembra. Perché “l’obesità riduce l’aspettativa di vita di tre anni”, ha detto Giuseppe Augello, già direttore del dipartimento di Medicina dell’Asp di Agrigento, che ha anche sottolineato come ci siano “ripercussioni economiche drammatiche: si prevede che, da qui al 2030, l’8 per cento delle risorse disponibili per la sanità saranno impiegate per conseguenze e complicanze di patologie correlate all’obesità. Un impatto economico di assoluta importanza, con cui dovremo fare i conti a livello internazionale”. Ed è anche una patologia che supera i confini non soltanto territoriali: “È un problema epocale che riguarda tutti i paesi sviluppati: dall’America all’Europa e, in un prossimo futuro anche l’Asia”, ha detto Salvatore Maria Corsello, professore ordinario di Endocrinologia e pro-rettore all’Università UniCamillus di Roma, aggiungendo come “l’obesità varca le soglie estetiche divenendo un problema medico che si associa a diabete, ipertensione, alterazioni dei grassi che aumentano il rischio cardiovascolare”. Prevenire l’obesità, dunque, è fondamentale. Ma quando cominciare? “Bisogna fare prevenzione fin dalla più tenera età. Anzi, ancora prima della nascita”. A dichiararlo è Francesca Cardella, già direttore del centro di Malattie metaboliche e Diabetologia pediatrica dell’ospedale Di Cristina di Palermo, che ha spiegato come “il programma specifico di alterazioni metaboliche nell’utero materno condiziona ciò che accadrà nella vita successiva. I primi mille giorni di vita, dal concepimento e per i primi due anni, diventano fondamentali perché accada qualcosa di diverso sul programming verso le alterazioni del peso dei bambini. Ed ecco perché occorre coinvolgere anche i ginecologi per far sì che il programma parta già dall’utero”.
“L’obesità è una patologia che si riscontra, purtroppo, anche nei bambini oltre che nell’età adulta – ha commentato Santo Pitruzzella, presidente Omceo Agrigento – e può avere effetti negativi sugli apparati cardiocircolatorio, renale, respiratorio riflettendosi sulla qualità della vita della persona. Il nostro Ordine ha una mission ben precisa: la salute dei cittadini dal punto di vista clinico e psicologico perché, come medici, poniamo sempre la persona al centro di tutto”.
Il prossimo appuntamento con “Obesità: sfida clinica e priorità di sanità pubblica”, che vede come responsabile scientifico Giuseppe Augello, è fissato alle 9 di sabato 27 giugno prossimo, per affrontare altre importanti tematiche legate all’obesità e alla salute.


