Sequestro cocaina ad Agrigento: particolari e storie di Lampasona e Mangione (video)

L’arresto di Antonino Mangione

E’ stata un’indagine quella della Squadra mobile di Agrigento, guidata da Giovanni Minardi, delicata, ricca di difficoltà e nello stesso tempo fruttuosa quella della Squadra mobile di Agrigento, guidata da Giovanni Minardi, che ha portato all’arresto di Antonino Mangione, 35enne di Raffadali, Roberto Lampasona, 38enne di Santa Elisabetta e Vincenzo Politanò, 64enne di Melicuccà (Reggio Calabria), fermati e controllati mentre viaggiavano su due distinte vetture alla volta di Agrigento. Vecchie conosce degli investigatori i tre uomini, tutti coinvolti in gravi vicende giudiziarie. La svolta si è avuta stanotte, poco dopo l’una quando i telefonini di Lampasona e Mangione risultavano agganciati alla stessa cella telefonica in territorio di Palmi, in Calabria.

L’arresto di Roberto Lampasona

Da quel momento i due uomini che viaggiavano insieme a Rosaria Fragapane Renna, 31 anni, compagna di Mangione (denunciata a piede libero) non sono stati persi di vista sino in Sicilia. Nei pressi di Caltanissetta l’autovettura con i tre agrigentini a bordo è stata affiancata dall’autovettura di Politanò per poi continuare il viaggio, apparentemente separati sino al primo bivio per Canicattì dove tutti sono stati fermati.

La perquisizione della vettura sulla quale viaggiavano Lampasona, Mangione e Rosaria Fragapane Frenna, dava esito negativo per stupefacenti; sulla Fiat Punto, condotta da Politanò, venivano rinvenuti, occultati nel vano bagagli, due confezioni sigillate contenente cocaina, per oltre un chilo e 100 grammi. Da lì gli arresti e l’indagine, ancora non conclusa, coordinata dal procuratore della Repubblica di Agrigento, Renato Di Natale, dal procuratore della Repubblica aggiunto, Ignazio Fonzo, e dai sostituti Andrea Maggioni e Salvatore Vella.

L’arresto di Vincenzo Politanò

Antonino Mangione e Roberto Lampasona, sono personaggi molto conosciuti dalle forze dell’ordine. Arrestati nel 2012 nel contesto dell’operazione antimafia “Nuova cupola” perché ritenuti vicini al clan Fragapane di santa Elisabetta vennero poi assolti. Poco tempo dopo entrambi vennero raggiunti da altro provvedimento cautelare emesso dal Gip del Tribunale di Agrigento, perché implicati in un furto di bovini avvenuto a Palazzolo Acreide (Sr), rinvenuti in contrada “Milione” di Agrigento.  Un mese dopo, altro provvedimento cautelare, questa volta del Gip del Tribunale di Siracusa unitamente ad un uomo di origini calabresi, Salvatore Danieli, per abigeato. Nel 2013 sono stati, e lo sono tuttora, coinvolti in una delicata inchiesta antimafia condotta dalla Procura di Caltanissetta e fa riferimento al tentativo di intimidire l’allora commissario straordinario dell’Irsap (ex Asi), Alfonso Cicero che ebbe scorta e misure di sicurezze rafforzate. Lampasona e Mangione, insieme ad altri quattro uomini – sostengono gli agenti di scorta di Cicero – si avvicinarono troppo al funzionare regionale arrivando persino sin dentro la sede Irsap di Caltanissetta e l’azione veniva depotenziata dall’intervento di un finanziere che accortosi del gruppo sospetto di persone interveniva, rilevando anche le targhe degli automezzi, iniziativa che ha messo in fuga  il sestetto. Infine, anche il pentito agrigentino Giuseppe Tuzzolino, da tempo superprotetto li ha individuati ed indicati quali frequentatori di casino in Slovenia insieme a Salvatore Arnone, quest’ultimo teste di riferimento in relazione ad una presunta tangente pagata al fratello, il più noto Giuseppe.