Agrigento

La sparatoria con omicidio nella concessionaria a Villaggio Mosè, 8 anni di carcere a Zarbo e Avanzato  

Ridotte in appello due condanne per l'omicidio di Roberto Di Falco: cadono le accuse di tentato omicidio e detenzione di arma

Pubblicato 6 ore fa

I giudici della prima sezione della Corte di assise di appello di Palermo, presieduta da Sergio Gulotta, hanno inflitto due condanne nel processo per l’omicidio di Roberto Di Falco, il trentottenne di Palma di Montechiaro ucciso a margine di una sparatoria avvenuta nel febbraio 2023 all’interno della concessionaria “AutoXPassione” nel quartiere di Villaggio Mosè. La Corte ha condannato ad otto anni di reclusione a Calogero Zarbo, 42 anni, e Domenico Avanzato, 37 anni, entrambi di Palma di Montechiaro. I due imputati hanno ottenuto un notevole sconto di pena rispetto al primo grado di giudizio – quando erano stati condannati rispettivamente a 14 anni e 4 mesi e 13 anni e 3 mesi – alla luce dell’assoluzione da due reati contestati: il tentato omicidio ai danni del figlio del titolare della concessionaria e la detenzione dell’arma. Zarbo e Avanzato sono stati condannati, dunque, per la fattispecie di “omicidio per errore” ottenendo anche le attenuanti generiche. La Corte ha altresì ridotto ad un anno la durata della libertà vigilata una volta scontata la condanna. 

I due imputati, difesi dagli avvocati Giuseppe Barba, Antonio Ragusa e Antonio Impellizzeri, sono stati giudicati con il rito abbreviato. Nel processo che segue il rito ordinario, invece, è stato condannato in primo grado a 21 anni di carcere Angelo Di Falco, 40 anni, fratello della vittima. La vicenda risale al febbraio dello scorso anno. Angelo Di Falco è accusato di una particolare fattispecie di reato, quella di omicidio “per errore”. Al palmese, difeso dall’avvocato Maurizio Buggea, viene contestato anche il reato di tentato omicidio ai danni di uno dei figli del titolare della concessionaria che, costituitosi parte civile tramite l’avvocato Salvatore Cusumano, otterrà una provvisionale di 30 mila euro. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, infatti, soltanto il malfunzionamento della pistola ha sventato l’azione delittuosa. Il 23 febbraio dello scorso anno quattro palmesi compiono quella che gli inquirenti ritengono una spedizione punitiva nei confronti di Lillo Zambuto, titolare della concessionaria “AutoXPassione” al Villaggio Mosè. Alla base della “punizione” impartita al rivenditore di auto, aggredito nel piazzale della concessionaria, il pagamento di un’auto con un assegno risultato poi scoperto. Durante quei concitati momenti, ripresi in gran parte dalle telecamere, viene estratta una pistola da cui parte un colpo che ferisce mortalmente proprio Roberto Di Falco. Per la Procura di Agrigento a premere il grilletto è stata la stessa vittima dopo che Zambuto, come dichiarato dallo stesso, era riuscito con una mossa imparata durante il servizio militare a girare la canna dell’arma verso il suo aggressore. Intanto la pistola che sembrava svanita nel nulla, ritenuta l’arma del delitto, è stata ritrovata grazie alle parziali dichiarazioni agli inquirenti di uno degli imputati. Zarbo, infatti, ha indicato il luogo esatto in cui era stata occultata una semiautomatica calibro 9 con matricola abrasa.

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