Palermo

Caro gasolio, le marinerie protestano a Palermo: “Misure insufficienti a scongiurare il collasso della flotta”

Dopo la fine del fermo biologico, le marinerie siciliane non hanno ripreso l'attività in mare ritenendola antieconomica visti gli attuali pressi del carburante.

Pubblicato 3 ore fa

“Pur riconoscendo l’impegno e la vicinanza dimostrati dal Governo regionale e Nazionale, le misure fin qui adottate risultano purtroppo insufficienti a scongiurare il collasso della flotta”. A parlare sono i lavoratori del comparto pesca, che dopo la fine del fermo biologico, il 30 settembre, non hanno ripreso l’attività in mare ritenendola antieconomica visti gli attuali pressi del carburante.

Questa mattina le marinerie di Sciacca, Licata, Porto Empedocle, Porto Palo di Capo Passero, Scoglitti, e Pozzallo si sono riuniti in un sit-in di protesta davanti il Palazzo della Regione in piazza Indipendenza. Una delegazione è stata poi ricevuta dalla commissione bilancio dell’Ars, della quale è vice presidente la parlamentare e sindaca di Montevago Margherita La Rocca Ruvolo.

Alla Regione Siciliana viene richiesto un forte incremento delle risorse dedicate al settore, valorizzando e integrando i canali di finanziamento disponibili. In particolare il Fondo di solidarietà regionale della pesca e dell’acquacoltura, portando la dotazione complessiva ad almeno 15 milioni di euro rispetto ai 5 mila già previsti per il contrasto al caro gasolio. Chiesto anche il sostegno alle imprese nei settori della commercializzazione e trasformazione dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura” con uno stanziamento mirato di 10 milioni di euro a favore delle imprese di pesca e di 5 milioni a compensazione delle gravi perdite economiche subite dagli equipaggi delle imbarcazioni siciliane.

Marinerie siciliane che “sollecitano poi l’immediata attivazione dei prestiti agevolati per le imprese di pesca, il cui fondo di dotazione è già stato previsto e il cui avvio sembrerebbe essere attualmente bloccato; chiediamo anche la proroga del credito d’imposta fino al 31 dicembre 2026; la sospensione fino al 31 dicembre 2026 dei pagamenti di mutui, finanziamenti, leasing, nonché dei versamenti fiscali, contributivi e delle relative attività di riscossione per tutte le imprese del settore; il ripristino degli sgravi ex L. 30/98 con recupero degli arretrati a partire dal mese di marzo 2026 e la la modifica dei criteri del Bando per i ristori alle imprese, ripristinando i vecchi coefficienti, innalzando il tetto massimo di contributo ammissibile da 80 a 120 mila euro”. Ribadiamo hanno concluso le marinerie siciliane “non vogliano politiche di assistenzialismo, ma sicure che consentano alle imprese ed ai pescatori di continuare a svolgere l’attività”.

“Mentre i pescatori siciliani sono costretti a lasciare le barche in porto perché uscire in mare non conviene più, Schifani resta chiuso nel Palazzo a occuparsi della sua poltrona. La Sicilia, però, non può aspettare che il presidente risolva i problemi della sua maggioranza mentre interi settori produttivi affondano”. Lo dice Michele Catanzaro, capogruppo del Partito Democratico all’Assemblea regionale siciliana, dopo avere incontrato oggi i rappresentanti delle marinerie arrivati a PALERMO per chiedere un intervento strutturale contro la crisi della pesca. “Da Sciacca a Porto Empedocle, da Scoglitti a Portopalo di Capo Passero e dalle altre marinerie dell’Isola arriva un messaggio chiarissimo: così non si può più andare avanti. Con un costo che può superare i 1.700 euro di carburante per una sola uscita in mare, pescare rischia ormai di significare lavorare in perdita. Di fronte a questa emergenza il governo regionale mette sul tavolo 5 milioni di euro. Una cifra irrisoria rispetto alla voragine che si è aperta nei bilanci delle imprese della pesca. Per questo – aggiunge – ho proposto di portare a 12 milioni di euro il Fondo di solidarietà. Ma le risorse per l’emergenza devono essere soltanto il primo passo: serve un intervento strutturale che restituisca prospettive al comparto. La pesca siciliana è economia, lavoro, identità e futuro di intere comunità costiere. Se il governo continua a voltarsi dall’altra parte, rischia di trovare i porti pieni di barche ferme e sempre più imprese senza futuro. La Sicilia – conclude Catanzaro – non ha bisogno di un presidente impegnato a salvare la propria candidatura: ha bisogno di un governo impegnato a salvare i suoi settori produttivi”.

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