Se siamo sempre ultimi, una ragione ci sarà
Quadro primo – Il tenore di vita Siamo, in provincia di Agrigento, tra gli ultimi d’Italia per tenore di vita. Qualcuno fa saltelli di gioia perché dal fondo classifica del “Sole 24 Ore” abbiamo fatto un passo di pochi punti in avanti. Insomma, se prima la merda era fino al naso, ora arriva al collo. […]
Quadro primo – Il tenore di vita
Siamo, in provincia di Agrigento, tra gli ultimi d’Italia per tenore di vita. Qualcuno fa saltelli di gioia perché dal fondo classifica del “Sole 24 Ore” abbiamo fatto un passo di pochi punti in avanti. Insomma, se prima la merda era fino al naso, ora arriva al collo. Alleluia!
Ma vogliamo seriamente riflettere? Noi esprimiamo la città di Pirandello, della Valle dei Templi, un centro storico dove si incontrano manufatti di varie civiltà, abbiamo spiagge favolose. E parlo solo di Agrigento. che poi se guardiamo Sciacca, Ribera, Sambuca, Menfi, Burgio, Caltabellotta da una parte e poi Licata e le sue ville, Palma di Montechiaro, Naro, Canicattì tanto per fare alcune citazioni che riguardano spazi monumentali, culturali, agricoli di prim’ordine.
Ebbene, riusciamo ad essere tra gli ultimi. Una terra impareggiabile per dirla con Quasimodo, la terra dalle “argille bianche” dinanzi l’azzurro mare africano” per ricordare Pirandello, la terra che solo d’estate consentiva a Leonardo Sciascia di ispirarsi per le sue opere a Racalmuto in contrada Noce, la terra che ha fatto diventare “polipo di scoglio” ad Andrea Camilleri, la terra dei canti e dei suoni unici al mondo che nelle notti di luna ammalia, per ricordare Alessio Di Giovanni.
E siamo quasi a fondo. Sono cattivi quelli che fanno queste statistiche oppure i cattivi siamo noi che avveleniamo l’acqua di qualunque pozzo incontriamo?
Perché ad Agrigento c’è un teatro eccezionale (il Pirandello) riaperto dopo anni e anni di “lavori in corso” e che inizialmente ebbe tremila abbonati e cinque serate di rappresentazioni per ogni commedia e oggi si arriva a due serate e meno di cinquecento abbonati; c’è un Palacongressi che era il vanto della città da anni chiuso, ci sono manifestazioni come il Convegno nazionale di studi pirandelliani sempre più emarginato e un Efebo d’oro emigrato. Ma questo solo per fare alcune citazioni. E non mi si parli di crisi! C’è anche al nord, c’è anche al centro d‘Italia, c’è pure in Sicilia (ma ci sono città che si danno da fare; magari piccoli comuni, ma ci sono).
E Sciacca con le terme chiuse da anni, con complessi alberghieri falliti, con un’arte ceramica e del corallo che stenta a imporsi a livello nazionale.
C’è Licata che sa solo difendere l’abusivismo e mette da parte il positivo che ha, c’è Naro che “fulge” sempre meno, c’è Porto Empedocle dove si canta “addio sogni di gloria”.
E mi fermo qui. Non abbiamo l’oro ma siamo talmente infelici che sappiamo tramutarlo in bronzo. Facciamo miracoli al contrario. Noi teniamo chiusa una cattedrale stupenda e aspettiamo solo che una frana se la porti giù. E quanti progetti europei abbiamo sepolto nella sabbia o abbiamo imbrogliato carte per farne veri e propri mostri dello sperpero! Non chiediamo perché gli altri vanno avanti, chiediamoci perché noi siamo indietro!
Quadro secondo – Il ricordo di Ignazio Buttitta
Sono diciotto anni che Favara onora la memoria di Ignazio Buttitta. Il premio di arte e cultura dedicato al poeta di Bagheria è una forte realtà culturale nel territorio. Ad organizzarlo con tenacia è il centro culturale “Guttuso” presieduto da Lina Urso Gucciardino. Accanto a lei, persone di grande impegno civile che provvedono a coinvolgere le scuole, a indicare i premiati nei vari settori, a organizzare la serata finale (sempre l’otto dicembre) che richiama centinaia di persone da tutta la Sicilia (e anche da altre parti). Quest’anno a vincere il concorso di poesia in lingua siciliana è stata una poetessa nota in tutta l’isola per la bravura, la passione civile, la signorilità: parlo di Lina Riccobene di Delia. Ricordo i simposi letterari che negli anni passati la Riccobene organizzava a Delia. Richiamava personalità da tutta la Sicilia e da altre regioni d’Italia; a Delia ho avuto la fortuna di conoscere poeti, artisti di grande spessore. Lina Riccobene accoglieva, valorizzava gli incontri, solidificava amicizie culturali. Poi alcuni anni di silenzio. La salute non sempre ci è amica. Ma rivedere Lina Riccobene con il piglio di sempre, ancora poetessa di grandissimo livello (ha scritto diversi volumi di poesia) mi ha dato grande gioia. Il premio “Buttitta” a Favara come il premio “Alessio Di Giovanni” a Raffadali danno sempre la misura di una terra di grandi speranze; ritrovare, scoprire, valorizzare persone che sono intellettuali di grande dimensione, mi riaccende la speranza.
Quadro terzo – E la memoria vive a Raffadali
Che giorno il dieci dicembre! Personalmente è la data di nascita del mio primo figlio, oggi un artista nel campo musicale molto apprezzato tra Tinturia, Qbeta, Mario Venuti e altri; è il giorno in cui l’autore al quale debbo molta parte della mia buona sorte artistica ha ricevuto il premio Nobel (Luigi Pirandello – 1934), è il giorno in cui il poeta a cui sono molto legato ha avuto pure il Nobel (Salvatore Quasimodo), è il periodo, però, in cui lo stesso Pirandello ci ha lasciati e in cui ci lasciò Alessio Di Giovanni.
Al Comune di Raffadali il preside-assessore alla Cultura Luigi Costanza, mi è stato accanto nel ricordare Pirandello, Di Giovanni, Buttitta e la lingua siciliana. Accanto pure il poeta Enzo Argento, una delle maggiori voci, oggi, della poesia siciliana, un maestro indiscusso (vincitore, tra l’altro, del Marineo, Vann’Antò, Buttitta), stimato, rispettato, amato.
E c’era pure Giuseppina Iacono Baldanza, scrittrice di valore (“La casa con i balconi“, un libro delizioso) e autrice di poesie di forte impatto sociale. E c’erano in sala poeti, scrittori, studiosi, studenti, operatori della scuola. Un omaggio alla nostra memoria culturale in un giorno, in un periodo dove tanti hanno la memoria corta, dimenticando personaggi che hanno dato lustro alla nostra terra. Se un po’ di rispetto altrove abbiamo, lo dobbiamo anche a loro.





