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Tentata estorsione mafiosa nell’Agrigentino, il processo approda in Cassazione 

Il fatto era peraltro emerso nell’operazione antimafia Opuntia contro le cosche di Menfi e Santa Margherita Belice

Pubblicato 42 minuti fa

Il processo nei confronti di quattro imputati, coinvolti in una tentata estorsione mafiosa ai danni di un imprenditore nella Valle del Belice, approda in Cassazione per l’ultimo atto. L’udienza deve ancora essere fissata dopo il ricorso presentato dagli avvocati della difesa. Sul banco degli imputati siedono Pietro Campo, di Santa Margherita Belice, considerato per anni il numero due della mafia agrigentina (2 anni e 6 mesi la pena in appello); un anno e nove mesi e dieci giorni a Giuseppe Alesi; un anno e quattro mesi di reclusione al menfitano Tommaso Gulotta; otto mesi di reclusione al collaboratore di giustizia Vito Bucceri, di Menfi.

La vicenda scaturisce dalla denuncia di un imprenditore originario di Castelvetrano nel 2015. Il fatto era peraltro emerso nell’operazione antimafia Opuntia contro le cosche di Menfi e Santa Margherita Belice. Secondo l’impianto accusatorio, i quattro imputati avrebbero costretto l’uomo a dimettersi da una società operante nel settore dei carburanti rinunciando a stipendi, arretrati e benefici connessi ad un infortunio che aveva subito. Pietro Campo, per anni numero della mafia agrigentina dietro al boss Leo Sutera, è stato già condannato a venti anni di reclusione nell’ambito della maxi inchiesta Icaro. Gli altri imputati – Gulotta, Alesi e Bucceri – sono stati coinvolti nell’operazione Opuntia. L’operazione nacque dalle dichiarazioni di Vito Bucceri, oggi collaboratore di giustizia, che fu peraltro l’unico ad essere condannato a conclusione del processo.

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