Elezioni comunali 2026, il centrodestra ha “scaricato” Micciché?
Il principale sostenitore dell'oggi sindaco, Di Mauro, guarda altrove per la nuova amministrazione comunale. A fine mese un vertice del centrodestra
C’è un fatto che, forse, è sfuggito a tutti, innanzitutto agli osservatori politici.
L’oggi sindaco Francesco Micciché, che pure fino a qualche mese fa si era auto indicato come il probabile candidato alle prossime elezioni per lo schieramento di centrodestra che oggi lo sostiene al Comune non è più nell’agenda innanzitutto del suo “Demiurgo”, cioè il deputato regionale Roberto Di Mauro.
La foto, pubblicata da Reportsicilia.it, dell’ex assessore ai Rifiuti con il già sindaco Lillo Sodano dei due che sorseggiano un caffè in un locale di San Leone – che a dire il vero brulicava di esponenti politici, per quanto ognuno seduto al proprio tavolo – hanno reso “plasticamente” quella che era una voce fino a quel momento molto diffusa, cioè l’interesse di Sodano per la un ritorno a Palazzo dei Giganti e il possibilismo innanzitutto di Di Mauro per questa possibilità, che esclude appunto un supporto netto ad un secondo mandato di Micciché.
Sia chiaro: al netto delle dichiarazioni pubbliche l’oggi primo cittadino non appare particolarmente interessato ad altri 5 anni sotto un continuo “tiro al bersaglio”, ma fintanto che il medico non decide di fare un passo indietro pubblico, ogni ricerca di un altro candidato esclude di fatto il rinnovo dell’attuale amministrazione.
A fine gennaio, pare, si terrà un incontro corale del centrodestra nel tentativo di trovare un candidato unico. Oltre a Sodano, sul tavolo ci sono diversi altri nomi come quello dell’ex presidente della provincia Vincenzo Fontana, e dei medici Giuseppe Gramaglia e Piero Luparello, per quanto pochi di questi nomi abbiano dato piena disponibilità alla candidatura.
L’idea è quella di provare a trovare una candidatura unitaria, in modo più o meno palese. Sì perché ci potrà essere chi deciderà di gettare nell’agone un aspirante sindaco “di bandiera”, per consentire al maggiorente del partito di riferimento di pesarsi e dimostrare la propria forza elettorale, salvo poi convergere su altro al ballottaggio.
Così potrebbe fare – come ci insegna anche la storia recente – Forza Italia, che punterà probabilmente ad una lista da 4/5mila voti senza assumersi direttamente l’onere del candidato sindaco, nonostante la spinta interna proveniente ad esempio dall’assessore Carmelo Cantone, che da tempo accarezza l’idea.
Poi ci sarà da capire gli altri partiti di area centrodestra cosa saranno effettivamente in grado di fare, con alcuni (come la Dc, che viaggia in acque agitate) che avrebbero difficoltà a fare una lista davvero competitiva e completa e Fratelli d’Italia che potrà/dovrà dimostrare il peso specifico delle aree che lo compongono.
Osservatore interessato – e privilegiato – di tutta questa vicenda è sicuramente Lillo Firetto. Che voglia ricandidarsi dopo la sconfitta di 5 anni fa non è un mistero, ma l’ex sindaco ed ex deputato vorrebbe un fronte largo pronto a sostenerlo, unendo centrodestra e porzioni di centrosinistra magari tutto dietro il più classico dei paraventi civici. Le debolezze dei partiti, oggi, sono la sua forza.
E Franco Micciché? A lui l’onere di continuare a spingere la carretta fino al voto, mentre quasi tutti gli stessi partiti che oggi lo appoggiano fingeranno di non aver nulla a che fare con lui e di fatto lo renderanno un ospite a casa propria. Questo sempre a patto che l’oggi sindaco non decida di fare un “colpo di testa” e provi a candidarsi in solitaria, in rottura con i partiti come fece – in altri tempi e con altre circostanze politiche – Marco Zambuto. Chi lo conosce, però, esclude questa ipotesi in modo abbastanza netto. E del resto la storia recente di Micciché non lo dipinge proprio come un coraggioso avventuriero.
C’è poi un ultimo tema, anzi una vera e propria variabile: l’intervento della Procura a ridosso della campagna elettorale con un passo avanti di una delle diverse inchieste che hanno sfiorato, o colpito e affondato, la politica agrigentina e siciliana di cui tutti sembrano essersi dimenticati.
Tranne i magistrati.






