Mafia

La nuova mafia e le vecchie radici, Vetro: “Quando c’era da andare ad ammazzare non ci saperu iri..”

Per inquirenti e investigatori Vetro incarna la nuova mafia - silenziosa e mai appariscente - ma che non si tira indietro quando c’è da rivendicare il proprio peso e la “stirpe”

Pubblicato 24 ore fa

Gli investigatori che lo monitorano giorno e notte ormai da diverso tempo ne sono convinti. Carmelo Vetro, 40 anni, figlio del defunto capo di Cosa nostra di Favara, incarna la figura del mafioso moderno. Una mente imprenditoriale, una strategia consapevole di invisibilità utile a sottrarsi all’attenzione delle forze dell’ordine. Vetro non ricorre mai, almeno direttamente, ad espliciti metodi intimidatori né per risolvere eventuali contrasti con altri uomini d’onore ma neanche per infiltrarsi nell’economia sana e pubblica. È attento ad evitare inopportune esposizioni e si guarda bene dal frequentare pregiudicati se non strettamente necessario.

L’obiettivo è quello di trarre il maggiore profitto possibile dall’appartenenza a Cosa nostra (e alla massoneria) ma senza fare “scrusciu”. Il passaggio ideale di testimone tra padre e figlio fotografa perfettamente i cambiamenti avvenuti negli ultimi decenni nell’organizzazione criminale: da una mafia “militare” si passa ad una imprenditoriale. Non per questo meno pericolosa, sicuramente più redditizia. E così Carmelo Vetro, dopo aver scontato nove anni di reclusione nell’operazione “Nuova Cupola”, l’inchiesta che ha segnato l’inizio della nuova stagione mafiosa all’indomani della cattura dei superlatitanti, si è reinventato imprenditore di successo. E secondo l’ultima attività investigativa della Direzione distrettuale antimafia di Palermo era arrivato ai più alti livelli della politica e burocrazia regionale. Non a caso, insieme a lui, è stato arrestato Giancarlo Teresi, ex capo del Genio civile di Trapani, e adesso dirigente della Regione. Sotto inchiesta è finito anche il super manager della sanità Salvatore Iacolino, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa proprio per i rapporti “pericolosi” con il favarese.

Una nuova mafia – quella di Carmelo Vetro – che si lascia alle spalle tempi e metodi che furono del padre per proiettarsi in una nuova dimensione. Ma se è vero che la figura del rampollo favarese segna un cambio di passo (e strategia) di Cosa nostra è altrettanto vero che le radici in questo mondo sono importanti. Ed è lo stesso Vetro, in una intercettazione dell’agosto 2025, a rivendicare in qualche modo quella che gli investigatori definiscono “stirpe mafiosa”. Il quarantenne viene intercettato con il cognato. Quest’ultimo gli riferisce che qualcuno si “strica” con un altro mafioso e che questo potrebbe in qualche modo “sminuire” il peso dello stesso rampollo. Vetro risponde rivendicando capacità incomparabili: “Perchè sennò veramente uno “cuoce” e gli sale il sangue in testa e andrebbe a rompere il muso.. la differenza sai qual è? Non me lo dimentico e non me lo dimenticherò mai.. loro manco sanno da dove vengono.. ma chi minchia siete? Ma solo io e qualche e mio padre…”. Vetro, secondo quanto emerge dalle intercettazioni, criticherebbe la mera ostentazione dei nuovi mafiosi ricordando un episodio del passato: “Però quando c’è da andare ad ammazzare i cristiani non ci saperu iri.. che avevano… tu..tu..tu..tu (simula il rumore della mitragliatrice) quando hanno finito dice.. pè.. ora.. dice come.. si..tu non hai idea come..”

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