Processo “Montagna”, il pm Geri Ferrara “spiega” la mafia di Agrigento

Redazione

Agrigento

Processo “Montagna”, il pm Geri Ferrara “spiega” la mafia di Agrigento

di Redazione
Pubblicato il Gen 21, 2019
Processo “Montagna”, il pm Geri Ferrara “spiega” la mafia di Agrigento

E’ stata ultimata stamani, davanti al Gup di Palermo, Marco Gaeta (e proseguirà per altre due udienze già fissate per il 31 gennaio e 4 febbraio) la prima tranche di requisitoria, del pubblico ministero Geri Ferrara della Direzione distrettuale antimafia di Palermo che ha riguardato i 52 imputati del troncone abbreviato della maxi inchiesta Montagna che il 22 gennaio dell’anno scorso fece scattare la retata contro i nuovi presunti affiliati mafiosi della provincia di Agrigento.

L’atto di accusa della Dda di Palermo (l’indagine è stata condotta dal procuratore aggiunto Paolo Guido, e dai sostituti Geri Ferrara, Claudio Camilleri e Alessia Sinatra)  come anticipato, è stato diviso in tre tronconi ed il primo quello odierno è stato dedicato al reato principale, ossia l’associazione mafiosa, con sapiente spiegazione del fenomeno criminale collocato sia territorialmente che temporaneamente dentro una scacchiera le cui pedine hanno tutti un ruolo ed una rilevanza.

Il pubblico ministero Ferrara ha spiegato che l’inchiesta Montagna colloca territorialmente le cosche che agiscono nei comuni ricadenti la zona montana agrigentina ossia Santa Elisabetta, Bivona, San Biagio Platani, San Giovanni Gemini, Alessandria della rocca, Casteltermini e Raffadali. Geograficamente il territorio è questo e dentro vi operano le famiglie locali delle quali la pubblica accusa ha fornito elementi strutturali e attività. L’intero gruppo dei comuni compongono il mandamento mafioso della Montagna non solo geograficamente –  ha proseguito Ferrara – ma anche quantitativamente vista la mole di atti compiuti dai Carabinieri  del Reparto operativo di Agrigento che questa inchiesta hanno coltivato e sviluppato partendo dalla posizione apicale di Francesco Fragapane, (figlio di Totò, mammasantissima seppellito dal 41 bis da decenni), era il  2012, anno in cui venne scarcerato dopo precedente condanna e quasi immediatamente ri-catturato (si è consegnato) dopo altra condanna divenuta definitiva.

Al mandamento della Montagna – ha sostenuto Geri Ferrara – bisogna mettere accanto per importanza e relazioni alcune famiglie mafiose provinciali e interprovinciali che non fanno parte geograficamente di quel territorio. Importanza cruciale nella gestione delle dinamiche mafiose agrigentine – afferma il pm – hanno le famiglie di Cianciana, Favara, Racalmuto, Castronovo di Sicilia, San Cataldo, Sciacca, Campobello di Mazara, Enna (con Aidone), San Mauro Castelverde e Corleone.

Nello sciorinare prove e indizi dei singoli affiliati delle singole famiglie, ossia a carico dei 52 imputati, il pubblico ministero si è soffermato particolarmente sulla famiglia mafiosa di Favara, seconda per importanza solo a quella di Santa Elisabetta dei Fragapane, affidando il ruolo di capo-mandamento a Pasquale Fanara indicando tra i componenti gli imputati più importanti: Giuseppe Vella, Luigi Pullara, Calogero Limblici, Calogero Maglio, i fratelli Valenti: Gerlando Stefano e Vincenzo.

Proprio a Favara, ha spiegato il pm, il clan Fragapane ha individuato e designato un loro rappresentante, nel periodo della carcerazione di Francesco, che ha agito in nome e per loro conto sino a quando è stato messo in disparte e posato. Si tratta di Giuseppe Quaranta il quale immediatamente dopo la retata “Montagna” decise di collaborare con la giustizia aprendo uno squarcio di luce dentro Cosa nostra la cui portata non è stata ancora ben quantificata.

Di sicurò c’è che per la Dda di Palermo, Giuseppe Quaranta è un pentito attendibile su cui fare affidamento.

Ultimata la narrazione storica del fenomeno mafioso agrigentino, quella particolare del mandamento della “Montagna” e illustrato la posizione dei 52 imputati, la prima parte della requisitoria della Procura è terminata e verrà ripresa quando, il prossimo 31 gennaio, il sostituto procuratore della Repubblica Alessia Sinatra, tratterà ed illustrerà i singoli episodi di reato con particolare attenzione alle estorsioni. Il successivo 4 febbraio la Dda di Palermo ultimerà il suo atto di accusa con l’illustrazione e spiegazione sia degli episodi di intestazione fittizia dei beni che quelli legati al traffico di droga che con le richieste di pena per ogni imputato. Verrà anche depositata una memoria esaustiva dei fatti oggi indicati verbalmente.

Poi, con un calendario ancora da definire, sarà la volta degli avvocati della difesa (fra gli altri, Angela Porcello, Giuseppe Barba, Antonino Gaziano, Giovanni Castronovo, Riccardo Pinella, Antonino Mormino, Giovanni Vaccaro, Raffaele Bonsignore, Tanja Castronovo, Salvatore Salvago, Salvatore Virgone, Salvatore Manganello, Alba Nicotra, Giuseppe Sodano e Graziella Vella).

Gli imputati sono Adolfo Albanese, 71 anni, residente a Caltavuturo; Giuseppe Blando, 54 anni, di Favara; Vincenzo Cipolla, 56 anni, di San Biagio Platani; Domenico Antonio Cordaro, 53 anni, di San Cataldo; Franco D’Ugo, 53 anni, di Palazzo Adriano; Giacomo Di Dio, 50 anni, di Capizzi (Messina); Santo Di Dio, 50 anni, di Capizzi; Salvatore Filippo Giacomo Di Gangi, 74 anni, di Sciacca; Angelo Di Giovanni, 46 anni, di Favara; Stefano Di Maria, 25 anni, di Favara; Vincenzo Dolce, 52 anni, di Cerda; Francesco Maria Antonio Drago, 51 anni, di Siculiana; Pasquale Fanara, 59 anni, di Favara; Daniele Fragapane, 33 anni, di Santa Elisabetta; Francesco Fragapane, 38 anni, di Santa Elisabetta; Raffaele Fragapane, 41 anni, di Santa Elisabetta; Giovanni Gattuso, 62 anni, di Castronovo di Sicilia; Alessandro Geraci, 32 anni, di Petralia Sottana; Angelo Giambrone, 36 anni, di Santo Stefano Quisquina; Calogerino Giambrone, 52 anni, di Cammarata (deceduto); Francesco Giordano, 50 anni, di Niscemi; Salvatore La Greca, 75 anni, di Cammarata; Viviana La Mendola, 40 anni, di San Giovanni Gemini; Raffaele La Rosa, 59 anni, di San Biagio Platani; Roberto Lampasona, 40 anni, di Santa Elisabetta; Antonio Licata (detto Sandro), 27 anni, di Favara; Calogero Limblici, 60 anni, di Favara; Calogero Maglio, 51 anni, di Favara; Vincenzo Mangiapane, 47 anni, di Cammarata; Vincenzo Mangiapane, 64 anni, di Cammarata; Vincenzo Mangiapane, 63 anni, di Cammarata; Domenico Maniscalco, 53 anni, di Sciacca; Giovanni Antonio Maranto, 54 anni, di Polizzi Generosa; Pietro Paolo Masaracchia, 68 anni, di Palazzo Adriano; Giuseppe Nugara, 53 anni, di San Biagio Platani; Salvatore Pellitteri, 42 anni, di Chiusa Sclafani; Vincenzo Pellitteri, 66 anni, di Chiusa Sclafani; Luigi Pullara, 54 anni, di Favara; Salvatore Puma, 41 anni, di Racalmuto; il collaboratore di giustizia Giuseppe Quaranta, 50 anni, di Favara; Calogero Quaranta, 26 anni, di Favara; Pietro Stefano Reina, 67 anni, di San Giovanni Gemini; Calogero Sedita, 35 anni, di Santo Stefano Quisquina; Giuseppe Luciano Spoto, 79 anni, di Bivona; Massimo Spoto, 40 anni, di Bivona; Vincenzo Spoto, 42 anni, di Bivona; Nazarena Traina, 48 anni, residente a Cammarata; Gerlando Valenti, 46 anni, di Favara; Stefano Valenti, 52 anni, di Favara; Vincenzo Valenti, 50 anni, di Favara; Giuseppe Vella, 38 anni, di Favara; Salvatore Vitello, 43 anni, di Favara; Antonino Vizzì, 54 anni, di Raffadali.

Dei 58 imputati solo in sei hanno scelto il rito ordinario e sono l’ex sindaco di San Biagio Platani, Santo Sabella di 54 anni; Domenico Lombardo, 26 anni di Favara, Salvatore Montalbano, 26 anni, di Favara, Calogero Principato, 26 anni, di Agrigento, Giuseppe Scavetto, 49 anni, di Casteltermini; Antonio Scorsone, 53 anni, di Favara.


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