L’omicidio dell’imprenditore Passafiume, al via il processo di Appello al boss Sciara
In primo grado lo storico esponente della mafia di Siculiana è stato condannato all'ergastolo
Comincerà il prossimo 7 novembre, davanti i giudici della seconda sezione della Corte di Assise di Appello di Palermo, il processo a carico di Filippo Sciara, storico uomo d’onore della famiglia mafiosa di Siculiana, condannato in primo grado alla pena dell’ergastolo per l’omicidio dell’imprenditore Diego Passafiume, ucciso a Cianciana il 22 agosto 1993 davanti a moglie, cognata, suocera e nipoti.
La difesa di Sciara, rappresentata dall’avvocato Carmelo Terranova, ha presentato ricorso contro la sentenza della Corte di Assise di Agrigento che appena sette mesi fa aveva condannato l’imputato al fine pena mai e disposto un risarcimento in favore di tutte le parti civili costituitesi con l’assistenza degli avvocati Danilo Giracello e Daniela La Novara. Quello di Diego Passafiume è un delitto che per venticinque anni è rimasto un vero e proprio cold case. Era il 22 agosto 1993. Per oltre venticinque anni il delitto è rimasto un mistero sebbene avvenuto in presenza di alcuni testimoni oculari. Una rarità negli omicidi di mafia. Passafiume venne ucciso in contrada “Ponte padre Vincenzo” a Cianciana mentre si trovava in auto con moglie, suocera e nipoti. Tutti si stavano recando a casa di un parente per festeggiare il diciannovesimo anniversario di matrimonio.
L’impianto accusatorio, con l’inchiesta che è stata coordinata dal sostituto procuratore della Dda Alessia Sinatra, si fonda sostanzialmente su due colonne portanti: il riconoscimento dei familiari presenti durante l’agguato e le dichiarazioni del già collaboratore di giustizia Pasquale Salemi che definì il contesto e indicò il boss Giovanni Pollari, storico capomafia di Cianciana deceduto mentre stava scontando l’ergastolo, il mandante del delitto. Moglie e nipote della vittima, già subito dopo l’omicidio, fornirono importanti e precisi dettagli riconoscendo Filippo Sciara sul luogo del delitto. Un riscontro straordinario soprattutto per gli omicidi di mafia. Così come avvenuto, quasi trent’anni più tardi, nell’aula del tribunale di Agrigento con la drammatica testimonianza della moglie di Passafiume che puntò il dito verso l’imputato collegato in videoconferenza: “È stato lui ad uccidere mio marito, lo riconosco”.
Filippo Sciara è un nome noto nel panorama mafioso agrigentino. Elemento di spicco della famiglia mafiosa di Siculiana, ergastolano, indicato come uno dei carcerieri del piccolo Giuseppe Di Matteo durante la prigionia trascorsa in almeno quattro covi nella provincia di Agrigento. La svolta arriva il 7 settembre 2018 a distanza di venticinque anni dall’omicidio e dopo ben due archiviazioni: i carabinieri, in una indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, arrestano Sciara.