Porto Empedocle, la verità di Anna Messina: “Io ho diritto di vivere senza rinnegare mio fratello”
Anna Messina 39 anni, discendente di una famiglia che ha dato i natali al fratello il noto, Gerlandino, divenuto per pochissimo tempo rappresentante provinciale di Cosa nostra e latitante per una decina di anni e al padre Giuseppe, ucciso in un agguato, appartenenti al meglio del contesto di mafia operante in Porto Empedocle. Una vita […]
Anna Messina 39 anni, discendente di una famiglia che ha dato i natali al fratello il noto, Gerlandino, divenuto per pochissimo tempo rappresentante provinciale di Cosa nostra e latitante per una decina di anni e al padre Giuseppe, ucciso in un agguato, appartenenti al meglio del contesto di mafia operante in Porto Empedocle.
Una vita segnata da vicende mafiose: oltre il padre anche il nonno è stato ucciso in un agguato, due fratelli condannati all’ergastolo come uno zio ed altri parenti stretti arrestati o condannati per appartenenza a Cosa nostra.
Anna Messina è stata arrestata nel febbraio 2014 per concorso esterno in associazione mafiosa, condannata a sei anni di reclusione, condanna confermata in appello seppur ridotta ed annullata in Cassazione. Di recente la Corte di Appello di Palermo ha assolto l’imputata da ogni accusa.
L’abbiamo incontrata e lei ha accettato di parlare senza filtri. Elegante, sobria, garbata, con un physique du rôle di tutto rispetto, si è presentata da sola, libera nella persona, curata nell’abbigliamento.
Signora Messina, da dove cominciamo? Come si sente?
“La libertà non ha prezzo, ho sofferto più che per me per le mie figlie, durante la detenzione domiciliare ho chiesto un permesso per trascorrere qualche ora in giardino come ogni madre e mi è stato più volte negato”.
Dispiace, ma lei era accusata di concorso esterno in associazione mafiosa non di abigeato.
“La consapevolezza di una accusa, quella di avere favorito la mafia che non ha retto al vaglio della Cassazione, mi ha portato a difendermi sempre dentro i processi e mai recriminare diritti negati e ingannevoli prospettazioni riportate sulla stampa”.
A cosa allude?
“Quando sono stata arrestata sono stata condannata senza processo, senza garanzie e rispetto per la mia storia di vita, fotografata ed oggetto di considerazioni inappropriate rispetto alle quali non ho letto, da parte di chi mi ha arrestato una sola riga di ripensamento di fronte una accusa grave definita dai giudici di Roma inconsistente, anzi non dovevo essere neanche arrestata”.
Quindi secondo lei c’è stato un complotto?
“Mai detto, forse pensato nei miei giorni in solitudine, oggi ho consapevolezza di come funziona il sistema giustizia”.
Ho il dovere di chiederle di non alludere ma di essere chiara e di assumersi le responsabilità.
“Interamente come ho fatto in questi anni di maternità compressa e di libertà negata. Se non fossi stata la sorella di Gerlandino Messina non sarei stata arrestata, dispiace scontare i pregiudizi promossi a rango di processo solo per raggiungere obiettivi che sono fuori dalle contestazioni di legge. Io sono orgogliosa di essere cresciuta nella mia famiglia, sulla quale si è spesso detto non sempre il vero, ho per i miei fratelli grande affetto, ho patito i dolori con dignità, ma non posso essere il capro espiatorio di un sistema, che per raggiungere obiettivi legittimi su altri, colpisca congiunti come me che hanno una famiglia, dei figli, un marito adorabile”.
Ancora non riesco a capire sia chiara?
“Durante la mia ingiusta carcerazione lo Stato ha effettuato dei colloqui investigativi, immagino seppur non ne sono certa, con mio fratello Gerlandino per raggiungere obiettivi legittimi rispetto ai quali mi fa rabbrividire l’idea che io sia stata ostaggio nella libertà, che è il bene più prezioso, di un rapporto condannato e Stato di cui non ho responsabilità”.
Si, ma suo fratello Gerlandino ha avuto un ruolo ad esempio, nell’omicidio del maresciallo dei carabinieri Giuliano i Guazzelli.
“Mio fratello è responsabile di se stesso io non ho mai deciso con lui questioni che appartengono alla sua storia di vita, credo stia pagando il debito, è detenuto al 41 bis da sette anni, io ho diritto a vivere senza rinnegare mio fratello, che spero di incontrare, ma ho diritto alle garanzie di libertà della legge che deve essere uguale per tutti, nessuno esclusa”.
Scusi ma per lei la mafia non esiste?
“Esiste ed ha radici storiche ma se tutto è mafia niente è mafia”.
Lei ha due figlie. Come spiegherebbe la mafia alle sue figlie?
“Un fatto storico come il fascismo e le brigate rosse che va contestualizzato con lo sbarco degli americani, una organizzazione illecita fatta di uomini che hanno fatto scelte sbagliate e li educo al rispetto della legalità che significa per me, soprattutto, rispettare le leggi e applicarle senza pregiudizi o per fini diversi da quelli di accertamento della verità. E’ mafia ogni forma di sopraffazione, anche quella di piegare le leggi all’uso diverso da quello di giustizia”.
Che futuro vede per lei?
“Ho una misura di prevenzione, nonostante la assoluzione, di cui ho chiesto la revoca e spero di essere giudicata per quello che sono, mi è stata contestata un’evasione perché con un provvedimento di autorizzazione a portare mia figlia dal medico, che era depositato in cancelleria, mi sono allontanata dal domicilio e i carabinieri sono venuti a prelevarmi nella sala di aspetto del medico, concluse le ultime pendenze cercherò un lavoro anche se sarà difficile”.
Perché non è ottimista?
“Ogni volta che qualcuno della mia famiglia ha richiesto un lavoro l’indomani il datore di lavoro ha ricevuto la visita di graduati che chiedevano perchè tra tanti avessero assunto i familiari di soggetti condannati. Quando lavoravo non ero libera di farlo, perché è come se non avessi diritto a potere aspirare ad una retribuzione, ma non mi lamento ognuno deve essere pari al proprio destino anche familiare”.
Se tornasse indietro farebbe tutto in modo eguale?
“Non ho nulla da pentirmi chiunque abbia un congiunto in difficoltà lo aiuta ma non per questo viola la legge. Ho preso la parola nel processo ed ho dichiarato che non sono associata, non una virgola in più, per me questo processo mi ha insegnato con un prezzo elevato che ogni cosa che non è vietata dal codice è lecita ed io amo i miei familiari, sentimento ricambiato che non è ancora titolo per essere privata della libertà”.
Ha rancori , rimpianti vorrebbe dire altro.
“Nessun rancore anche nei confronti di chi mi ha disegnato come non sono, ho studiato nella vita, nessuno lo ha detto, rimpianti tutti legati alle sofferenze patite dalle mie figlie e da mio marito, che è stato paziente e coraggioso, di cui sono orgogliosa, vorrei ora che su di me calasse il sipario del silenzio perché ho diritto a vivere una vita dignitosa come ogni altro cittadino”.
Chiederà il risarcimento per la ingiusta detenzione?
“Sono scelte tecniche che demando al mio storico avvocato (l’avvocato Salvatore Pennica, ndr), uno che con me parla poco ma sa il fatto suo e di cui mi fido”.
Le lascio come nei processi l’ultima parola…
Abbozza un sorriso e … dice “Vi ringrazio per l’opportunità, seguo Grandangolo a volte non lo condivido ma riconosco grande professionalità a chi vi lavora. Vi auguro migliori successi”.
Buona vita signora Messina.

