Favara, ricatti sessuali e conti correnti prosciugati: ancora rinviata l’udienza preliminare

Redazione

Agrigento

Favara, ricatti sessuali e conti correnti prosciugati: ancora rinviata l’udienza preliminare

di Redazione
Pubblicato il Gen 16, 2020
Favara, ricatti sessuali e conti correnti prosciugati: ancora rinviata l’udienza preliminare

Ancora un rinvio, questa volta al 30 gennaio prossimo, dell’udienza preliminare che vede alla sbarra l’ex impiegato delle Poste, Pasquale Distefano, 62 anni, destinatario anche di un provvedimento di sequestro dei beni e finito ai domiciliari, e di una coppia favarese,  Umberto Nocito e Annamaria Stagno (i nomi non si omettono perché resi noti al momento dell’arresto), lui originario di Messina lei di Favara entrambi residente a Catania ed entrambi finiti ai domiciliari, ritenuta responsabile di aver estorto, a più riprese, 253 mila euro proprio all’ex impiegato infedele.

Un difetto di notifica ha vanificato l’udienza preliminare che vede come parti offese quasi sessanta di correntisti postali che hanno avuto prosciugati i propri conti correnti.

Una storia contorta e complicata che affonda le sue radici a Favara e che, lentamente, sta facendo emergere tutte le sue verità.

Un contesto condito da soldi rubati ai clienti, da minacce e da ricatti a sfondo sessuale che coinvolgerebbero anche minori.

Tutto nasce da una duplice denuncia. La prima presentata da Nocito e Stagno contro Di Stefano la seconda presentata da Distefano contro Nocito e Stagno. Con sullo sfondo l’ammanco di 570 mila euro dalle casse dell’Ufficio postale di Favara.

Secondo la ricostruzione Distefano, abilitato ad eseguire operazioni di addebito e accredito dato il suo ruolo da sportellista alle Poste, si sarebbe appropriato indebitamente – tra il 2011 ed il 2017 – di una somma pari a circa 570 mila euro distraendo beni mediante prelievi non autorizzati, spesso contestualmente a rimborsi di buoni fruttiferi, occultandoli poi tramite diversi escamotage.

Per questo è accusato di peculato ma non finisce qui.

La seconda accusa nei suoi confronti, quella cardine dell’intera indagine, è di atti sessuali con minore perchè, secondo l’accusa, si sarebbe fotografato i genitali mostrando poi la foto ad una ragazzina alla quale rivolge il brutale invito: “Questa foto dalla a tua madre”.

Proprio questo circostanza sarebbe stata la “chiave” per poter ricattare Di Stefano.

Ed è così che entra in gioco la coppia: venendo a sapere del suo “segreto” hanno cominciato a inoltrare richieste sempre più continue di soldi fino ad arrivare ad estorcere una cifra pari a 250 mila euro. Improvvisamente Di Stefano sparisce. Va in Lombardia, poi in Germania: chiede le ferie e, poco dopo, anche una proroga. Nel frattempo gli viene danneggiato il portone di casa, vengono trovate delle scritte e bruciata l’auto.

E Di Stefano capisce che dietro quegli avvertimenti potrebbero esserci Stagno e Nocito. Li contatta, chiede spiegazioni, ma riceve ulteriori minacce compresa la più grave: “Se non paghi raccontiamo tutto a tua moglie e tua figlia”.

Cosa che realmente avviene mettendo in luce ulteriori gravi abusi sessuali ai danni di altre ragazzine minorenni.

Poi, Pasquale Distefano comprendendo che non sarebbe uscito fuori da questa torbida vicenda, decide di denunciare e autodenunciarsi presentando querela avanti l’autorità giudiziaria di Milano, querela che è stata trasmessa tempestivamente alla Procura di Agrigento e che ha dato origine ad ulteriori accertamenti disposti dal pubblico ministero Chiara Bisso che conduce l’indagine e che ha chiesto i provvedimenti di cattura (accolti dal Gip)


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