Agrigento

Intervista all’ex presidente Eugenio D’Orsi: ”Siamo convinti di stare in una democrazia?”

Il nostro inviato Diego Romeo ha incontrato l’ex presidente della Provincia di Agrigento, Eugenio D’Orsi. E’ opinione generale che poco prima e (soprattutto) poco dopo il referendum è come se si fosse pigiato il tasto rewind della nostra storia politica.  Sta passando di tutto, dai soliti veleni al profumo della Democrazia cristiana, alle intrusioni del […]

Pubblicato 9 anni fa

Il nostro inviato Diego Romeo ha incontrato l’ex presidente della Provincia di Agrigento, Eugenio D’Orsi.

E’ opinione generale che poco prima e (soprattutto) poco dopo il referendum è come se si fosse pigiato il tasto rewind della nostra storia politica. 

Sta passando di tutto, dai soliti veleni al profumo della Democrazia cristiana, alle intrusioni del Caf con tutto il  seguito di porte girevoli di politici che escono e poi rientrano.

Non a caso abbiamo intervistato l’ex sindaco Marco Zambuto qualche settimana fa e che insieme a lei fu protagonista di una stagione palermitana e romana  di riposizionamenti che, visti i risultati, ha prodotto ben poco.  Adesso tocca a lei rassegnare le sue impressioni con uno sguardo dal passato al presente. Di quando si stava meglio quando si stava peggio? Siamo ancora a questo punto?

“Insieme a Zambuto abbiamo sognato un’epoca che ormai è passata. Intanto avevamo due modi completamente diversi di amministrare e di vedere la cosa pubblica. Dico semplicemente che se davvero fosse cambiata una epoca avremmo dovuto avere oggi nuovi deputati, nuovi ministri, invece l’epoca è rimasta ferma al 1994 quando nasce Berlusconi. Poche cose sono cambiate. Se vogliamo  ricordarle, il nuovo Psi di Vincenzo Milioto che aveva venticinquemila voti in provincia, c’era  Santino Lo Presti e un partito che  esprimeva un deputato regionale, Segreto di Sciacca. C’era cioè un partito che movimentava e che dava poi vita al movimento di Raffaele Lombardo che qui ad Agrigento ebbe un vantaggio enorme. Certo, ci furono poi le vicissitudini di Lo Giudice però la stragrande maggioranza ha resistito, ci sono i deputati Michele Cimino, è rimasto ministro Angelino Alfano, Fontana coi suoi dieci anni alla Provincia e con altrettanti anni come deputato regionale e nazionale, Angelo Capodicasa che mi pare eterno, e poi Panepinto, Di Mauro che entra nel 2001 ma fu anche deputato negli anni precedenti”.

Ci si può riferire ad essa  come fosse  una classe dirigente fattiva?

“Veda, non c’è più la politica per creare l’occasione  di lavoro, c’è una politica della ricerca dell’elettore.  Ricorderà quando ripresi il discorso dell’aeroporto…”.

Ma che oggi nessuno si sogna di riprenderlo questo discorso, si preferisce  bazzicare il ponte sullo Stretto. Che è diventata una battuta salottiera.

“Mi chiedo ancora perché. Si voleva dare vantaggio a Comiso per cui l’aeroporto a Licata rappresentava un pericolo, oppure un pericolo per Catania e Palermo? Quando ci dicevano di cercare i soldi, noi li abbiamo avuti e poi venne un sindaco eletto nelle liste  del ministro Alfano che bocciò la variante urbanistica a Licata e con  un Presidente del consiglio comunale del MPA, cioè un signore che faceva campagna elettorale con me quando ero presidente della Provincia e che invece ha orientato il consiglio comunale di Licata bocciando la variante. Poi non essendoci più Lombardo che era il riferimento più importante per la mia amministrazione, non foss’altro perché era presidente della Regione, subentrò Crocetta. E come poteva Crocetta aiutare l’aeroporto di Licata quando lui stesso propendeva per l’aeroporto di Comiso vicino alla sua Gela? Noi diamo agli aeroporti di Palermo e Catania un milione e trecentomila passeggeri e che lo studio della Kpmg aveva analizzato che in tre anni noi saremmo passati a circa tre milioni. E allora perché non si crea lavoro? Chi se ne occupa oggi?”.

Si bazzica il Ponte messinese, si boicotta l’aeroporto, si opta per il rigassificatore a Porto Empedocle. C’è una logica politica in tutto questo?

“Lei vuole utilizzare un termine garbato quando parla di logica politica, io non mi fermerei alla logica politica e parlerei di logica degli interessi, la logica mafiosa, c’è la logica della sopraffazione, c’è la logica del denaro pubblico che non è di nessuno. Questo è il contesto, noi non siamo abituati a gestire attività che possano essere utili alla collettività, siamo abituati a lavorare l’orticello. Da qui escono  gruppi politici che non hanno un programma da seguire. Basta dire parolacce al governatore di turno mentre la gente si vede privata di un diritto che è quello del lavoro, di vivere con serenità. Oggi lo sappiamo a quali livelli è arrivata la povertà.  Quando il nazismo si impose in Germania c’era un disordine tale  che il cittadino  chiedeva con angoscia che un qualcuno autoritario  mettesse mano al governo. All’inizio, la storia ci dice che  Hitler ebbe il consenso  dei tedeschi  perché non ne potevano più di quel disordine. Sono dirigente scolastico e le posso assicurare che le famiglie degli alunni sono sulla soglia della povertà. Famiglie che guadagnano sei-settecento euro mensili e che non ce la fanno più. La politica non se li pone questi problemi e la gente deve convincersi che bisogna andare a votare senza pensare a prebende, promesse e favoritismi”.

Ritiene che il no al referendum sia  l’ultimo avvertimento alla classe politica?

Non voglio fare il demiurgo della situazione, però il no al referendum ha manifestato una sua spontaneità perché quanti di noi conoscono la Costituzione che si voleva riformare? In quel no ci sono tante sfumature e motivazioni , soprattutto il no della gente scontenta. Questo Renzi-bis così mascherato credo sia una strategia del capo del Pd che vuole dare un anno di tempo alla gente per dimenticare le cose di cui è stato accusato per  poi ripresentarsi alle elezioni. Dico semplicemente una cosa: le riforme in un paese conservatore come il nostro sono difficili da digerire e perfino quando si vuol fare la “buona scuola” ecco che si trasforma in un boomerang e vorrei ricordare  che la Giannini spiazzò il governo anticipandolo in un discorso a Rimini e quei centomila che sono entrati  anziché portare consenso si sono scagliati contro. Certo, ancora ci sono tante cose da sistemare, il precariato è stato quasi debellato e ancora dobbiamo imparare ad emigrare per entrare di ruolo”.

Torniamo alla Costituzione.

“Si, tornando alla Costituzione che si voleva riformare chiediamoci chi comanda in Italia? Siamo veramente convinti di essere in una democrazia? Ci sono poteri così invasivi e forti che fanno e disfanno, quando e come desiderano. Non c’è la separazione dei poteri, c’è un potere che sovrasta tutti gli altri. Questo lo dice molto bene Vittorio Feltri quando afferma senza smentite  che i nostri poteri sono diventati forti perché  debole è diventata la politica. Oggi comanda un governo? No! Comandano le banche, comanda la massoneria, la politica trasversale, tutta una serie di poteri sommersi di cui la gente  non sempre si accorge. La forza di questi poterei sta tutta nel non farsi accorgere che esistono. E chi cerca di dire queste cose, mettendo anche a rischio la propria vita,  viene tacitato in tutti i modi, ti bruciano la casa, ti mandano le pallottole, ti minacciano e ti costringono a camminare con la scorta.  Senza contare l’espediente della lettera anonima che è l’arma migliore utilizzata dalla nostra comunità per essere inviata in Procura. Da questi sistemi partono poi diverse tipologie di funerale e che talora non si tiene conto che dietro c’è una persona,  che si devono cercare anche le ragioni dell’innocenza e non soltanto della colpevolezza. Col risultato che se tutto questo capita a una persona importante più ci saranno titoli sui giornali e visibilità. Così analizzando abbiamo dimenticato dove sta la gestione dei poteri”.

A proposito di analisi, mi è parso che lei sia poco d’accordo che il no al referendum  costituisca un estremo avvertimento.

“Fra qualche settimana non si parlerà più del no, perché noi siamo abituati a fare il referendum. Vorrei ricordare che in passato un referendum diede risultati bulgari per la responsabilità civile dei magistrati. Dove è andato a finire questo referendum?  Direi, sinceramente e amaramente che non è importante questo no, come si vuol far credere. Di fatto non ha messo nulla di nuovo in campo, ha messo l’acredine della gente contro un governo di cui si aspettava moltissimo e che due anni fa lo stesso governo aveva raggiunto il 40% di gradimento alle europee”.

A chi affidiamo allora la chiave di volta?

“La cosa più importante della società è la scuola, se si potenzia la scuola, la formazione dei docenti, le attività degli alunni, se si migliora l’offerta formativa, se la scuola diventa un punto di riferimento per le nuove generazioni, allora si potrà cambiare. Ma se dobbiamo vivere con questi politici, con questi sistemi di voto avremo poche cose da dire, poche cose da chiedere”.

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