Mafia, le “paure” del “professore”, il boss Sutera: “Vedi che la Sicilia è tutta controllata…”
Non hanno dubbi gli investitori che hanno condotto l’inchiesta che ha portato all’arresto di tre persone per favoreggiamento, con l’aggravante mafiosa, al boss e alla notifica di un provvedimento a Leo Sutera, indiscusso capo della mafia della provincia di Agrigento. Il “professore” è il capo e ha contatti ai massimi livelli con i vertici di […]
Non hanno dubbi gli investitori che hanno condotto l’inchiesta che ha portato all’arresto di tre persone per favoreggiamento, con l’aggravante mafiosa, al boss e alla notifica di un provvedimento a Leo Sutera, indiscusso capo della mafia della provincia di Agrigento.
Il “professore” è il capo e ha contatti ai massimi livelli con i vertici di Cosa nostra siciliana.
Il gip di Palermo, Ermelinda Marfia, che ha dovuto pronunciarsi sulla cosiddetta “rinnovazione” del provvedimento restrittivo nei confronti del boss di Sambuca di Sicilia, scrive che quest’ultimo “ha sempre e concretamente esercitato un ruolo di vertice”. Nell’oridinanza si fa riferimento, tra l’altro, a una intercettazione, finita agli atti del processo “Icaro”, terminato un mese fa, dove pare che il capo di Cosa nostra siciliana, Matteo Messina Denaro, avrebbe detto a Pietro Campo di assecondare una raccomandazione fatta dal “professore” in merito a dei lavori e ad un imprenditore a lui vicino.
Nel corso di un’altra intercetarzione, Vito Vaccaro, una delle tre presone finite in manette per favoreggiamento, precisava con toni assolutamente espliciti ed inequivocabili il ruolo attualmente rivestito da Leo Sutera all’interno dell’organizzazione criminale, indicandolo a capo dell’intera provincia agrigentina, affermando in particolare: (…) Perché lui “tagliato” è. E’ il capo di tutta la provincia di Agrigento (…)“(…) muta non dire niente. Comanda tutta Agrigento. Io ti ho detto questa cosa che non ti dovevo dire. Stai attenta e parli … perché (…) nemmeno se ci lasciamo. Prendi e svuoti (…) te lo devi tenere nello stomaco. Io … con me si è comportato bene”.
Ma un altro aspetto che emerge da intercettazioni e carte in mano agli inquirenti è che il “professore” aveva timore di essere spiato, paura delle microspie. Una maniacale cura nel bonificare da cimici indesiderate ogni luogo che frequentava e le auto che usava. Indicativa a tal proposito è, fra le altre, la conversazione intercettata in data 17 marzo 2017 tra Leo Sutera e Hedi Chaieb (soggetto tunisino, particolarmente vicino al Sutera) nel percorso in andata ed al rientro dall’udienza dinanzi la Corte di Appello di Palermo.
Più in particolare, Chaieb chiedeva dove poter recuperare una pistola ed il Sutera rispondeva di non essere a conoscenza di chi ne avesse disponibilità.
La risposta chiaramente elusiva era ancora una volta chiaramente originata dalle cautele adottate dal Sutera che, per la preoccupazione relativa a presumibili apparecchiature di captazione presenti in auto, affermava “no… qua nella radio che c’è”… “Qua dentro?” e redarguiva il suo accompagnatore, precisando: “vedi che inc… vedi che tutte cose…inc… la Sicilia è tutta controllata.
Le “paure” del “professore”, il boss Sutera: “Vedi che la Sicilia è tutta controllata…”
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