Giudiziaria

Tre arresti per il naufragio della Nuova Iside: “Petroliera non si fermò”

Nell''affondamento morirono i tre membri dell'equipaggio del peschereccio

Pubblicato 5 anni fa

L’armatore, il comandante e il terzo ufficiale di coperta della motonave Vulcanello sono stati arrestati dalla Guardia Costiera al termine dell’indagine della Procura di Palermo sulla scomparsa del peschereccio Nuova Iside, affondato a largo di San Vito Lo Capo il 12 maggio del 2020. Nell”affondamento morirono i tre membri dell’equipaggio del peschereccio. Il comandante e il terzo ufficiale sono accusati di naufragio e omicidio colposo mentre nei confronti dell’armatore, posto ai domiciliari, e’ stato ipotizzato il reato di frode processuale e favoreggiamento personale.

Il 12 maggio il peschereccio scomparve a nord di San Vito Lo Capo. Le successive ricerche della Guardia Costiera consentirono di recuperare i corpi di due dei tre membri dell’equipaggio e di individuare, con l’ausilio dei mezzi della Marina Militare, il relitto della nave. Oltre un mese dopo il naufragio venne invece recuperato sulla spiaggia di Gioia Tauro in Calabria il corpo del terzo pescatore. Le successive indagini hanno portato al sequestro della scatola nera della motonave Vulcanello e all’ispezione della carena della stessa nave che ha coinvolto anche i Carabinieri del Ris di Messina. Gli accertamenti hanno portato al sequestro della nave e all’individuazione di elementi che hanno consentito ad investigatori ed inquirenti di ipotizzare responsabilita’ della Vulcanello nel naufragio. Nel corso delle indagini gli investigatori della Guardia Costiera hanno anche eseguito una serie di perquisizioni nella sede della societa’ armatrice della Vulcanello che hanno consentito di accertare che lo scafo della nave era stato ripitturato dopo la collisione con il peschereccio.

I FAMILIARI

 “Nel nostro cuore sentivamo che quella notte era successo qualcosa di strano e tremendo. I nostri congiunti erano esperti uomini di mare e non si sarebbero mai messi in pericolo. Quanto successo in queste ore ci da’ la conferma di quello che gia’ sapevamo. Adesso confidiamo nel lavoro della magistratura perche’ noi vogliamo piena giustizia. I nostri cari non terneranno piu’ ma chi ha sbagliato e’ giusto che paghi”. E’ quanto affermano Rosalba Cracchiolo, madre di Vito Lo Iacono e moglie di Matteo Lo Iacono (Vito era il comandante della nuova Iside, suo padre Matteo lavorava nel peschereccio) e Cristina Alaimo, moglie di Giuseppe Lo Iacono (cugino di Vito) commentando gli sviluppi dell’inchiesta sull’incidente che avrebbe provocato il naufragio dela NUova Iside nelle acque di San Vito Lo Capo la notte del 12 maggio scorso e la morte dei loro 3 congiunti. “Abbiamo apprezzato il lavoro svolto dalla procura di Palermo per fare emergere la verita’ e le responsabilita’ per la tragedia accaduta nelle acqua di San Vito – aggiungono Cracchiolo e Alaimo – Non smetteremo mai di batterci per affermare la verita’. Abbiamo dovuto lottare per contrastare le prime ricostruzioni fornite. Abbiamo dovuto organizzare manifestazioni per mantenere alta l’attenzione su quanto accaduto. Ricordiamo ancora che il caso si stava chiudendo come una tragedia provocata dalle condizioni meteo avverse. E invece noi sapevamo che le cose erano andare diversamente. Per questo ci siamo rivolte subito all’avvocato Aldo Ruffino per essere assistite in questa lunga battaglia”.

IL PUNTO

Il 13 maggio scorso emerse la notizia che il “Nuova Iside“, partito da Terrasini, in provincia di Palermo, aveva inviato un may-day. L’allarme fu raccolto dalla Capitaneria di porto. Le ricerche vennero avviate nel tratto di mare da Ustica a San Vito Lo Capo. L’equipaggio era da tre persone: il comandante Matteo Lo Iacono, il figlio Vito e il cugino Giuseppe. L’ultima comunicazione con i familiari era avvenuta la sera del 12, inviando su Whatsapp la posizione in cui si trovava l’imbarcazione, al largo di San Vito Lo Capo. Il peschereccio, lungo 20 metri, era stato acquistato due anni prima e quindi in ottime condizioni.  Il corpo di Giuseppe Lo Iacono, 33 anni, padre di 4 figli, fu recuperato il 14 maggio; quello di Matteo Lo Iacono, 53 anni, due giorni dopo, avvistato da un traghetto in viaggio sulla tratta Ustica- Palermo, a circa 14 miglia a nord di Capo Gallo. L’ipotesi di uno speronamento viene avanzata prima di altri dalle famiglie delle vittime. “Dalle informazioni in nostro possesso non escludiamo che il peschereccio possa essere stato speronato da un altro natante”, afferma l’avvocato Aldo Ruffino. “Alle 21.45 di martedi’ (il 12 maggio, ndr) – e’ la sua ricostruzione – il peschereccio invio’ un segnale alla capitaneria attraverso il Blue Box, il successivo sarebbe dovuto partire due ore dopo, alle 23.45, ma cosi’ non e’ stato. Fra l’altro, alle 22 Giuseppe Lo Iacono ha sentito telefonicamente la famiglia e non sembrava preoccupato”. I tre marinai ricevettero messaggi su Whatsapp fino alle 22 circa, come si evince dalla doppia spunta che invece manca nei messaggi delle 00.13. Quella sera “le condizioni meteo non erano avverse e comunque non c’erano i presupposti per fare affondare un peschereccio lungo 16 metri. La situazione peggiorera’ solo alle 7 del mattino di mercoledi’”. Il 10 giugno la procura della Repubblica di Palermo dispone il sequestro della scatola nera di una nave cargo che incrociava sulla stessa rotta del “Nuova Iside“. La “Vulcanello” – della societa’ armatrice Augustadue, gruppo Mednav – viene utilizzata per il trasporto di carburante. Le indagini, affidate alla Guardia costiera, sono coordinate dal procuratore aggiunto Ennio Petrigni e dal sostituto Vincenzo Amico. L’11 giugno il corpo di Vito Lo Iacono viene trovato sulle coste della Calabria, ma ufficialmente l’identita’ del cadavere venne comunicata alle famiglie il 9 dicembre. “E’ incredibile. Sono passati 5 mesi dal ritrovamento del corpo in Calabria e due da quando la madre di Vito ha fornito il campione di Dna alla Procura di Palmi. Tanto tempo di silenzio e di angoscia che abbiamo dovuto spezzare chiedendo formalmente notizie il 23 novembre”, disse quel giorno all’AGI Ruffino. Il riscontro – l’incrocio tra il campione di Dna prelevato dal cadavere e quelli forniti dalla madre e dalla sorella del comandante – fu depositato dalla Procura di Palmi il 23 novembre: lo stesso giorno in cui Ruffino, per conto di Rossana Cracchiolo (madre di Vito Lo Iacono) aveva depositato una istanza proprio per conoscere l’esito dell’esame. Il 15 giugno la Procura dispone il sequestro della petroliera Vulcanello: sullo scafo della nave andava effettuato un accertamento irripetibile per verificare se avesse o meno speronato il peschereccio nuova Iside. Vengono indagate quattro persone: due ufficiali, il comandante della ‘Vulcanello’ e l’armatore della societa’ “Augustadue”. Venne avanzata l’ipotesi di una riverniciatura recente della nave, che oggi sembra trovare riscontri. Il 19 giugno viene annunciato che il relitto del peschereccio e’ stato individuato, dalla Marina Militare, a 1360 metri di profondita’, a 30 miglia dalla costa palermitana. Il recupero del relitto non e’ stato ancora deciso, come invece chiedono da tempo i parenti delle vittime del naufragio. Oggi, la notizia che vede arrestati l’armatore, il comandante e il terzo ufficiale di coperta della motonave Vulcanello. I due marittimi sono Giuseppe Caratozzolo, terzo ufficiale, e Gioacchino Costagliola, rispettivamente terzo ufficiale e comandante, finiti in carcere a Palmi e Poggioreale. Sono indagati per i reati di omicidio colposo e naufragio colposo. A carico dell’armatore, Raffaele Brullo, agli arresti domiciliari, si indaga per i reati di frode processuale e favoreggiamento personale.(AGI)

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