Acqua, Siciliacque torna a minacciare riduzioni: Aica chiede aiuto a Schifani
La società ha chiesto il pagamento di circa otto milioni di euro inserito in un decreto ingiuntivo divenuto esecutivo nei giorni scorsi
Era, come noto, tutto sotto controllo. Perché alla fine qualunque notizia che riguardi il settore idrico e che non venga “benedetta” e vagliata dalla presidenza di Aica è, sempre come noto, una bugia.
Eppure, pur essendo tutte “rose e fiori”, la società consortile e l’Ati idrico sono tornati a prendere carta e penna e hanno chiesto un intervento diretto del presidente della Regione Renato Schifani affinché agisca presso Siciliacque sull’ormai nota vicenda del debito della consortile verso il sovrambito.
Ultima goccia che ha fatto traboccare il vaso è il fatto che la società – in parte controllata dalla stessa Regione – sia passata alla cassa per ottenere il pagamento di circa 8 milioni di euro connessi ad un decreto ingiuntivo che il tribunale di Palermo ha reso esecutivo. Somme residuali rispetto a quanto già pagato da Aica e che la consortile, ufficialmente e ufficiosamente, sperava di coprire con i 20 milioni messi a disposizione dall’ultima finanziaria.
Così però non è stato, con Siciliacque che anzi si dice pronta a tagliare ancora una volta la fornitura in considerazione di quella che ai suoi occhi è una permanente situazione di morosità da parte del gestore agrigentino.
Così i vertici di Aica e Ati hanno sottoscritto una lunga lettera inviata non solo a Schifani, ma a numerose altre istituzioni, nella quale si contesta tra le altre cose che “Siciliacque non abbia mai formulato alcuna concreta controproposta, né abbia mai manifestato una reale disponibilità a un confronto tecnico-istituzionale volto a chiarire e definire in modo ordinato e trasparente le numerose criticità sollevate da Aica, più volte rappresentate anche alla Regione Siciliana, agli assessorati competenti e agli organi di controllo”.
Il riferimento è alle somme connesse al pagamento dell’acqua prodotta dai dissalatori e proveniente dall’acquedotto Favara Di Burgio, che, secondo Aica, non dovrebbe essere messa nelle fatture di Siciliacque. Una tesi che – almeno nel caso dell’acquedotto – è stata ritenuta non sostenibile dalla stessa Regione.
Aica tuttavia continua a ritenere di dover pagare il totale delle fatture (oltre 27 milioni”: la società infatti dice di voler pagare “nel rispetto della legalità, della trasparenza e della tutela dell’interesse pubblico, senza accettare ricostruzioni contabili e pretese che risultano ancora oggi controverse e non condivise”. Per questo la consortile, dovendo comunque pagare le fatture correnti per garantirsi il maxi prestito della Regione (che ha questo e altri come vincoli per ricevere la somma dovuta), ha in programma di pagare solo il 70/80 per cento di quanto fatturato dal sovrambito in attesa di tali possibili (sperate) revisioni dei costi.
Siciliacque però sta procedendo, rinnovando appunto la possibilità di una riduzione della fornitura idrica, “che AICA – dice la lettera- ritiene contra legem, oltre che lesiva dei diritti fondamentali delle comunità servite. Sul punto si richiama espressamente la normativa vigente e la precedente diffida già adottata dalla codesta Azienda e dalla Presidenza della Regione Siciliana, che ha correttamente chiarito come non sia giuridicamente consentito ridurre o interrompere la fornitura idrica per finalità coercitive nei confronti del gestore d’ambito”.
Nella lettera, quindi, si chiede: “l’immediata istituzione di un tavolo tecnico regionale, con la partecipazione della Regione Siciliana, di AICA e di Siciliacque, finalizzato alla definizione complessiva, trasparente e definitiva dei rapporti debitori e gestionali; un intervento diretto della Presidenza della Regione affinché Siciliacque venga ricondotta a comportamenti coerenti con i principi di leale collaborazione istituzionale; la formale conferma del divieto di qualunque riduzione del servizio idrico, in quanto illegittima e contraria alla normativa vigente; il supporto della Regione in questa fase estremamente delicata, affinché il percorso avviato con lo stanziamento regionale possa produrre gli effetti per cui è stato concepito”.





