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Mafia, quando i Corleonesi volevano fare un mandamento mafioso con Agrigento

Sei condanne e tre assoluzioni per le nuove leve del mandamento mafioso di Corleone, alla sbarra davanti al gup di Palermo Alessia Geraci. Sono stati condannati Carmelo Gariffo (14 anni e 10 mesi), Bernardo Saporito (8 anni e 8 mesi), Antonino Di Marco (6 anni), Leoluca Lo Bue (10 anni), Vito Filippello (8 anni), Pietro […]

Pubblicato 8 anni fa

Sei condanne e tre assoluzioni per le nuove leve del mandamento mafioso di Corleone, alla sbarra davanti al gup di Palermo Alessia Geraci.
Sono stati condannati Carmelo Gariffo (14 anni e 10 mesi), Bernardo Saporito (8 anni e 8 mesi), Antonino Di Marco (6 anni), Leoluca Lo Bue (10 anni), Vito Filippello (8 anni), Pietro Paolo Masaracchia (9 anni e 8 mesi). Assolti invece Vincenzo Pellitteri e i due omonimi Francesco Geraci (classe ‘66) e Francesco Geraci (classe ‘71).
La Procura aveva chiesto complessivamente 90 anni e 7 mesi per nove dei 12 arrestati un anno fa dai carabinieri di Monreale nel blitz “Grande passo 4” che rispondevano a vario titolo di associazione mafiosa, estorsione aggravata e danneggiamento.

Secondo i pubblici ministeri Caterina Malagoli e Gaspare Spedale, coordinati dall’aggiunto Sergio Demontis, il nipote prediletto di Bernardo Provenzano, Carmelo Gariffo, aveva provato a ricostruire il mandamento di Corleone con altri undici fedelissimi, ma non aveva fatto i conti con una nuova variabile, la denuncia del racket da parte di alcuni impresari edili. Una novità assoluta nella roccaforte mafiosa per eccellenza.

Secondo i pubblici ministeri Caterina Malagoli e Gaspare Spedale, coordinati dall’aggiunto Sergio Demontis, il nipote prediletto di Bernardo Provenzano, Carmelo Gariffo, aveva provato a ricostruire il mandamento di Corleone con altri undici fedelissimi, ma non aveva fatto i conti con una nuova variabile, la denuncia del racket da parte di alcuni impresari edili. Una novità assoluta nella roccaforte mafiosa per eccellenza.

Ma cosa esce fuori da questa vicenda. Esce fuori come la mafia di Corleone, guardasse ccon attenzione la mafia di Agrigento. Soprattutto se in ballo c’erano affari, picciuli.
E questo “guardare” portava dritto a Leo Sutera e alla questione Sambuca di Sicilia.
Ecco di cosa si tratta: “Le intercettazioni effettuate che coinvolgono direttamente Saporito quale interlocutore recano la data del 25 marzo 2014 evidenziano l’interessamento del predetto indagato richiesto dal Di Marco anche ad altri presunti esponenti mafiosi, quale Di Miceli Leoluca (detto “Chinuzzu”) finalizzato a prendere contatti con il nuovo referente mafioso di Sambuca di Sicilia per far ottenere al Vaccaro l’autorizzazione a lavorare con i propri mezzi meccanici in un cantiere edile aperto in quel comprensorio, che le indagini non hanno, allo stato, compiutamente svelato.

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