Mafia e corruzione, Vetro e Teresi non rispondono al giudice
Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere Carmelo Vetro e Giancarlo Teresi, arrestati all’alba di ieri per corruzione aggravata
Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere Carmelo Vetro e Giancarlo Teresi, arrestati all’alba di ieri per corruzione aggravata nell’ambito di una maxi inchiesta che ipotizza intrecci pericolosi tra mafia, politica e imprenditoria.
I due indagati, difesi dagli avvocati Samantha Borsellino e Antonino Reina, hanno scelto la via del silenzio davanti il gip Filippo Serio. Vetro, figlio di uno storico capomafia di Favara, era tornato in libertà nel 2019 dopo aver scontato nove anni per associazione mafiosa. Teresi, dirigente del dipartimento Infrastrutture Mobilità e Trasporti, era già stato arrestato sei anni fa per corruzione e per questa vicenda è attualmente a processo.
Pur non avendo (e non potendo avere) alcuna carica nella società sponsorizzata da Teresi, l’Ansa Ambiente, il boss interloquiva con gli uffici regionali, dettava le regole per appalti in corso e da assegnare, consegnava “tangenti” negli uffici comunali, “dimostrando che l’associazione mafiosa è tutt’altro che respinta da chi deve occuparsi del bene pubblico”, scrivono gli inquirenti. Entrambe le difese hanno annunciato ricorso al tribunale del Riesame.




