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Mafia, il canicattinese Gioacchino Amico inizia a collaborare: “Vogliono uccidermi”

Avrebbe preso parte a molti summit, in cui si incontravano gli esponenti delle tre mafie in Lombardia, Gioacchino Amico. Nel programma di protezione anche la compagna

Pubblicato 1 ora fa

“Voglio cambiare vita, sono a conoscenza di diversi tentativi di uccidermi e la mia scelta di collaborare e’ tesa a garantire anche la mia incolumita’. Lo posso fare soltanto cambiando vita”. Parole pronunciate dal neo collaboratore di giustizia Gioacchino Amico il 3 febbraio scorso davanti ai pm Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane nell’ambito del procedimento Hydra che ipotizza un patto tra le tre mafie in Lombardia. Oggi la pm Cerreti ha annunciato nella prima udienza del processo che Gioacchino Amico, presunto boss legato al clan Senese, ha deciso di collaborare. Il suo verbale e’ in gran parte annerito perche’ contiene informazioni evidentemente delicate ma e’ in ‘chiaro’ la genesi da lui raccontata della decisione di dare un contributo all’inchiesta.

 “Ho deciso di contattare e di collaborare con l’Autorita’ giudiziaria a seguito di un ravvedimento avviato dopo alcuni mesi dall’inizio della mia carcerazione nell’ottobre 2023 presso il carcere di Pagliarelli di Palermo quando sono stato arrestato nell’ambito del procedimento Hydra – spiega -. Ho deciso di cambiare vita per mia madre e per mia moglie, che io ho trascinato in questo processo. Voglio cambiare vita, chiudere con il passato e riabilitarmi con la societa’. Voglio vivere una vita normale ed ho peraltro iniziato un percorso di fede. Voglio dire delle cose che non sono emerse nell’ambito dell’indagine Hydra (una bella indagine che fotografa esattamente quello che e’ accaduto) e che riguardano ulteriori soggetti che non sono stati colpiti dalle indagini, dal processo e/o da provvedimenti cautelari”. Poi il riferimento ai rischi che correrebbe: “Come anche emerso dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia che sono stati sentiti nell’ambito dell’indagine/processo Hydra, sono perfettamente a conoscenza dei vari tentativi di uccidermi e la mia scelta di collaborare e’ tesa a garantire anche la mia incolumita’; lo posso fare soltanto cambiando vita“.

Avrebbe preso parte a molti summit, in cui si incontravano gli esponenti delle tre mafie in Lombardia, Gioacchino Amico, il presunto boss del “sistema mafioso lombardo” che ha deciso di pentirsi, come altri imputati dell’inchiesta “Hydra” della Dda di Milano. Una nuova collaborazione nel maxi procedimento che è venuta a galla oggi nella prima udienza del processo del filone ordinario sulla presunta alleanza tra i clan, all’ombra, come ricostruito dalle indagini, degli affari di Matteo Messina Denaro, il capo dei capi di Cosa Nostra morto nel 2023.  In particolare, Amico – secondo la ricostruzione nell’inchiesta dei carabinieri del Nucleo investigativo e del procuratore Marcello Viola con i pm Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane – sarebbe stato al vertice del “gruppo Senese”, ossia collegato alla “omonima famiglia” attiva a Roma con a capo Michele Senese (non imputato a Milano), legata alla camorra napoletana. Amico, 40 anni, come emerso sempre dalla prima udienza, ha cambiato avvocato di recente, proprio per la collaborazione iniziata col primo verbale del 3 febbraio, e ora è assistito dall’avvocata Adriana Fiormonti, che difende altri noti pentiti, come ad esempio l’ex capo ultrà interista Andrea Beretta.

Tra l’altro, anche un’altra imputata nel maxi processo, Federica Buccafusca, ha cambiato legale ed è difesa ora da Manfredo Fiormonti e pare che anche lei, compagna di Amico, sia entrata nel programma di protezione. Nel procedimento hanno già collaborato con gli inquirenti anche William Alfonso Cerbo, detto “Scarface”, che è stato “collettore economico a Milano del clan Mazzei di Catania”. E poi Saverio Pintaudi della cosca della ‘ndrangheta Iamonte e Francesco Bellusci, 38 anni, parte di uno dei clan del cosiddetto “consorzio”, ossia la “locale di Legnano-Lonate Pozzolo”, tra Milano e Varese.

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