La prima biografia su Andrea Camilleri: intervista a Paolo Cilona

Diego Romeo

Cultura

La prima biografia su Andrea Camilleri: intervista a Paolo Cilona

Intervista di Diego Romeo a Paolo Cilona
di Diego Romeo
Pubblicato il Giu 29, 2020
La prima biografia su Andrea Camilleri: intervista a Paolo Cilona

L’ha scritta Paolo Cilona la prima biografia su Andrea Camilleri e che sarà presentata ad Agrigento tra qualche settimana.

Andrea Camilleri riceve nel 1978 il Talamone

A poco più di un anno dalla scomparsa del creatore del mitico  commissario Montalbano come è riuscito a raccogliere le informazioni su una vita così lunga e intensa dello scrittore empedoclino?

“Mi è stato anche facile perché basti ricordare che nel 1978, l’associazione che presiedo, il Cepasa, gli assegnò il Premio Telamone per le numerose regie televisive e radiofoniche. Una mole immensa di lavoro che lasciava presagire la sua futura grandezza”.

Dopo la sua scomparsa e tumulazione nel cimitero Acattolico di Roma  ambienti empedoclini pensarono bene di reclamare la  sepoltura nel cimitero della sua città natale. Una ipotesi impensabile visto che nel cimitero Acattolico riposa in compagnia , per esempio, di Antonio Gramsci sepolto a poco più di cinquanta metri.

“Ho fatto parecchie ricerche su questa situazione e le informazioni che mi sono state date dalla direttrice del cimitero raccontano di un Camilleri che da vivo andava spesso a trovarla per poi fare una passeggiata tra i viali del cimitero. E il tumulo di Camilleri si trova appunto a poche decine di metri dalla tomba di Gramsci e di tanti altri grandi della politica, della letteratura, del cinema e delle arti in genere. Potrei dire che ha ragione la figlia di Camilleri quando ha detto “qui papà è in buona compagnia”. Difficile ipotizzare che le ceneri di Camilleri tornino a Porto Empedocle anche avanzando il ricordo dello  scrittore che soleva ripetere “a me piace lu scrusciu du mari”.

Per quanto riguarda la controversa Fondazione, mai portata a termine, ha trovato notizie più probanti?

“Si, anche qui ho fatto ricerche approfondite sulla Fondazione che è rimasta una “incompiuta”. Dovuto ad una serie di errori in corso d’opera che spiego in un capitolo del libro. Dove fa una capatina il famigerato rigassificatore empedoclino per il quale Camilleri mostrò di essere favorevole”. 

Altrove Camilleri è stato preso meglio in considerazione come il paesino ai piedi del Monte Amiata dove lui soleva trascorrere buona parte delle vacanze.

“Si, aveva una casa a Santa Fiora, uno dei borghi più belli della Toscana che gli ha intitolato il suo teatro comunale e poi gli ha conferito la cittadinanza onoraria”.

Sugli amici empedoclini di gioventù scomparsi tutti prima di lui che notizie ha trovato?

“Anche qui una ampia ricerca che mi ha consentito di scoprire attraverso la frequentazione degli amici, che Andrea Camilleri era un socialista e faceva parte di un gruppo storico dove troviamo il prof. Ciccio Burgio, Nino Di Betta, Alfonso Gaglio, il poeta Federico Hoefer e tanti altri. Un gruppo che conduceva una battaglia di riscatto in favore del territorio di Porto Empedocle, dei portuali. Da quello che ho appreso viene fuori un gruppo  del tipo “uno per tutti, tutti per uno”. Vi dedico un intero capitolo, “Quattro amici al mare” che spesso in barca si recavano a fare il bagno alla Scala dei Turchi, mentre la sera si incontravano al Bar Castiglione.  Ho scoperto anche che Camilleri alcune decine di anni fa nel pieno della sua popolarità volle acquistare una parte della casa dove lui nacque di proprietà dei signori Albano. Una spesa buona per i venditori mentre per l’acquirente Camilleri  era la soluzione  di un incalcolabile  problema affettivo. In questa casa lui tornava sempre ai primi di settembre. Altre notizie, altri aneddoti sono riservati alla vicenda delle ceneri di Pirandello e alle sue numerose partecipazioni a riunioni e convegni del Rotary, del Kiwanis e della Lega Navale. In particolare mi soffermo a raccontare la mostra di pittura di Fausto Pirandello da lui inaugurata”.

Sulla statua che raffigura il commissario Montalbano a Porto Empedocle si sono fatte parecchie ipotesi, una che rassomigli al padre e l’altra al suo amico Ciccio Burgio.  Lei  ha scoperto qualcos’altro?

“Lo dicono moltissimi che la somiglianza è ricondotta a Ciccio Burgio. Una statua che non appartiene a Zingaretti né al giovane Montalbano, appartiene all’amico di infanzia, l’amico del cuore Ciccio Burgio che fu un esponente di primo piano nella vita empedoclina. In queste notizie racconto anche la partecipazione del giovane fascista Camilleri che si recò a Firenze per una riunione. Altri fatti sono riportati nel libro in maniera meticolosa e attenta”.

Sui rapporti editoriali Camilleri-Sellerio, spesso turbolenti, cosa ha scoperto?

“Per anni tra i due ci fu silenzio. Poi ci fu una riunione promossa dall’allora segretaria del Comune empedoclino, Rita Buscaglia insieme al sindaco di allora Orazio Guarraci nella sede municipale dove Elvira Sellerio e Andrea Camilleri si chiusero in una stanza e chiarirono tutto tra di loro. Da quel momento Camilleri pubblicò sempre con Sellerio.  E’ una chicca poco conosciuta. Nel libro inserisco pure due interviste concesse da Andrea Camilleri al giornalista Diego Romeo e all’attore Enzo Alessi . E poi altre notizie che riguardano i rapporti con Mario Gaziano, il prof. Alfonso Gaglio, tutti argomenti di prima mano. Pochissimi sanno, per esempio, che Camilleri festeggio i suoi 80 anni con quattro torte di vent’anni ciascuna. E’ questo forse un compleanno più unico che raro”.

Certo non dimentichiamo che Camilleri-Montalbano sono due buone “forchette”.

“Sicuramente, ma a proposito di dimenticanze nel libro faccio notare come nessuna delle università siciliane conferì la laurea honoris causa ad Andrea Camilleri, come fecero tante altre università, anche straniere.. Stessa sorte toccò al suo amico scrittore Leonardo Sciascia. Quindi nemo propheta in patria  che io nel libro sottolineo fortemente e su cui riflettere abbastanza”.



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