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Mafia

Messina Denaro, Maria Falcone: “come vorrei che Giovanni e Paolo potessero vedere questi applausi”

A parlare è la sorella del magistrato ucciso dalla mafia nel 1992

Pubblicato 3 settimane fa

È una vittoria di tutta la società italiana. Occorreva un salto generazionale, come auspicava Giovanni. Impressionante come tutti battessero le mani davanti a quella clinica, per strada, fra gli autobus, i passanti pronti ad abbracciare i carabinieri con i loro giubbotti antiproiettile. Immagini ben diverse da quando i parenti dei boss si accanivano e inveivano a Palermo contro funzionari e agenti di scorta. Ah, come vorrei che Giovanni e Paolo potessero vedere questi applausi e le mani alzate della gente a Palermo, questo accade proprio grazie al loro impegno, che rivive in ogni incontro con i giovani, con un popolo di studenti e insegnanti al lavoro per un’educazione alla legalita’, un senso di giustizia sintonizzato sull’esercizio della memoria di chi ha pagato tutto questo con la vita”.

Così Maria Falcone, sorella del magistrato ucciso dalla mafia nel 1992, ha commentato al Corriere della Sera l’arresto del boss latitante Matteo Messina Denaro. “Non possiamo dimenticare – ha aggiunto – come queste menti folli abbiano pensato di mettere in ginocchio lo Stato. Soprattutto con le stragi del 1993 volute dal cognato di Riina, Leoluca Bagarella, e da Messina Denaro. Le stragi più dirette a colpire il cuore dello Stato. Nella sua cultura, a Firenze. Nel potere finanziario, a Milano. Nella religione, a Roma”. L’arresto però non significa che la battaglia sia finita: “Non è certamente la fine della mafia. Noi continueremo la lotta contro Cosa Nostra perché il cerchio non è chiuso e anzi le indagini devono andare avanti nella consapevolezza che il nemico è tuttora forte e capace di infiltrarsi nelle istituzioni. Quando la mafia non spara non vuole dire che non sia attiva, anzi”.

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