L’asse di ferro Santa Elisabetta-Favara-Calabria: svelata la via della cocaina. Il ruolo di Fragapane, Quaranta e degli agrigentini
L’asse di ferro Santa Elisabetta-Favara-Calabria: svelata la via della cocaina Che Francesco Fragapane, figlio di Totò ergastolano senza speranza, avesse raggiunto i vertici di Cosa nostra agrigentina, almeno per un periodo di tempo, era evenienza probabile ma non sicura. Tra l’altro gli eventi degli ultimi tempi, le retate Icaro uno e due, e quella che […]
L’asse di ferro Santa Elisabetta-Favara-Calabria: svelata la via della cocaina
Che Francesco Fragapane, figlio di Totò ergastolano senza speranza, avesse raggiunto i vertici di Cosa nostra agrigentina, almeno per un periodo di tempo, era evenienza probabile ma non sicura.
Tra l’altro gli eventi degli ultimi tempi, le retate Icaro uno e due, e quella che ha decapitato il mandamento guidato da Giuseppe Genova, fresco di condanna, sembravano avessero spostato il baricentro del comando nella zona Belicina e dei monti che sovrastano Sciacca.
Ed invece, le indagini dei carabinieri di Ragusa, che hanno condotto l’operazione “Proelio”, hanno mostrato uno scenario diverso, gravido di interconnessione con le ndrine calabresi e con sodalizi mafiosi di rango della zona ragusana.
Parimenti l’indagine iblea ci mostra come un personaggio ritenuto senza spessore criminale quale Giuseppe Quaranta, favarese, netturbino e a capo di squadre netturbini per conto di ditte specializzate che si occupano di raccolta rifiuti, per un significativo lasso di tempo ha gestito le sorti di Cosa nostra diventando il rappresentante del clan Fragapane.
Insomma, un salto di qualità inaspettato avvenuto durante la detenzione di Francesco Fragapane che lo ha portato a misurarsi con boss di prima grandezza come Errigo o con mammasantissima delle ndrine calabresi.
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