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Il calcio Italiano (e non) tra il piccolo e il grande schermo

La solitudine del calcio, invece, è stata rappresentata in maniera magistrale da Paolo Sorrentino nel suo “L’uomo in più”

Pubblicato 10 mesi fa

Una delle grandi caratteristiche del calcio, esattamente come accade con tanti altri grandi sport, è quello di poter mettere sul piatto una grande capacità narrativa che permette di utilizzare una parte dell’attività per descrivere un sentimento di carattere universale.

La serie A, più nello specifico, è stata diverse volte una fonte di ispirazione per prodotti audiovisivi, finendo sia sul piccolo schermo che sul grande schermo inquadrando una grandissima vastità di temi: dall’agiografia di un singolo sportivo a un prodotto in grado di utilizzare un tema (come ad esempio le scommesse serie a) per raccontare la società intorno al mondo dello sport.

Calcio nazionalpopolare per film e serie nazionalpopolari

Il rapporto tra cinema e calcio è qualcosa che va avanti fin dall’inizio del novecento: con il passare degli anni, tanto più il calcio si è strutturato, tanto meno il mezzo cinematografico si è interessato nel raccontare le gesta di un singolo atleta preferendo invece inquadrare lo sport sotto una lente di più ampio respiro. Il grande vantaggio della serie A, poi, è stato quello di saper essere efficace a prescindere dal tipo di luce con la quale veniva inquadrata!

Facciamo un esempio nazionalpopolare: “L’allenatore nel pallone” è una delle più popolari commedie degli anni ottanta, diretta da Sergio Martino con Lino Banfi come protagonista; questo film, pur trattando il calcio in maniera ironica, esplora da vicino la passione che c’era in quel momento per la serie A descrivendo da vicino le dinamiche dei club e attingendo a piene mani dalla cultura calcistica Italiana, pur non potendo fare nomi precisi a causa del costo delle licenze.

Sempre rimanendo nel nazionalpopolare, non possiamo non citare fiction come “Un medico in famiglia”, che nel corso dei suoi quasi vent’anni di vita ha più volte utilizzato il calcio come elemento della trama facendo riferimenti diretti a partite specifiche, addirittura mostrandole all’interno del piccolo schermo in piccoli frammenti.

In questa maniera i registi hanno voluto creare un elemento di connessione tra i personaggi e lo spettatore, riflettendo in maniera netta e importante la cultura italiana. Anche a partecipare alle scommesse oggi sarebbe difficile trovare un’altra fiction che decide di utilizzare con la stessa frequenza l’elemento calcistico come collante per gli spettatori e i personaggi.

Quando il calcio diventa elemento d’autore

Finora abbiamo citato quasi unicamente opere che hanno utilizzato il calcio per generare ilarità ma che succede quando invece la serie A viene sfruttata come lente d’ingrandimento per parlare della società o di chi la abita?

Per quanto sempre ironico, Tifosi di Neri Parenti mette su schermo le rivalità tra tifosi nell’universo della serie A e lo fa mostrando il forte impatto che può avere il calcio sulle vite dei protagonisti; più in grande (e sopratutto usando l’esempio della Premiere League) lo fa Hooligan del 2005, un film con protagonista lo stesso Elijah Wood diventato parte dello stardom poco prima con Il Signore Degli Anelli che racconta gli scontri tra tifoserie accaduti in Inghilterra durante gli anni novanta e duemila, non risparmiando stoccate a nessuno e proponendo una grande crudezza.

La solitudine del calcio, invece, è stata rappresentata in maniera magistrale da Paolo Sorrentino nel suo “L’uomo in più”, in cui il calciatore Antonio Pisapia viene messo in parallelo al cantante Tony Pisapia, entrambi interni a una parabola discendente fatta di corruzione e scorrettezza.

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