È morto il magistrato Gianfranco Riggio, protagonista della lotta alla mafia agrigentina
Fu protagonista negli anni più difficili della lotta alla criminalità organizzata, contribuendo a importanti inchieste contro la mafia, in particolare contro la cosiddetta ''cupola agrigentina''
Gianfranco Riggio, magistrato di lungo corso, protagonista della lotta alla mafia, che ha concluso la sua importante carriera da procuratore capo della Procura della Repubblica di Spoleto, è morto a Roma all’età di 85 anni giovedì 9 aprile. L’annuncio della scomparsa, come riporta l’Adnkronos, è stato dato dai familiari oggi (sabato 11 aprile), nel giorno delle esequie funebri celebrate nella parrocchia di San Francesco d’Assisi a Monte Mario.
Nato a Gela il 21 novembre 1940, Riggio ha dedicato 47 anni al servizio della Repubblica, distinguendosi per un profilo di assoluta integrità, rigore e riservatezza. Nel corso della sua carriera ha ricoperto incarichi sia requirenti sia giudicanti, operando in sedi delicate come Agrigento, Caltanissetta, Monza, Roma e presso la Corte di Cassazione. Fu protagonista negli anni più difficili della lotta alla criminalità organizzata, contribuendo a importanti inchieste contro la mafia, in particolare contro la cosiddetta ”cupola agrigentina”. La sua attività lo espose a gravi rischi personali: alla fine degli anni Ottanta fu oggetto di minacce da parte di Cosa Nostra, che coinvolsero anche la sua famiglia, costringendolo a vivere sotto protezione. Magistrato equilibrato e determinato, Riggio è sempre stato ricordato da colleghi e operatori del diritto come una figura autorevole, capace di coniugare fermezza e senso delle istituzioni.
Negli ultimi anni di servizio, alla guida della Procura di Spoleto, lasciata nel 2013, aveva consolidato rapporti improntati alla lealtà e alla collaborazione con magistrati, forze dell’ordine e avvocatura, contribuendo a rafforzare l’azione giudiziaria anche in un territorio considerato meno esposto ma non immune da fenomeni criminali. Lasciato l’incarico per pensionamento dopo una lunga carriera, Riggio aveva più volte ribadito il valore del ruolo del magistrato come servizio al cittadino, fondato sul primato della legge e sull’indipendenza da ogni condizionamento.