Agrigento

Dissalatori e presunti costi duplicati, la Regione “smonta” le accuse di Aica e chiede conto: “Fornite le prove”

Il Dipartimento interviene dopo che la società aveva ipotizzato un presunto danno erariale provocato da una possibile doppia fatturazione da parte di Siciliacque

Pubblicato 3 ore fa

Dopo il “disegnino” fatto per chiarire l’ormai annosa questione dell’acquedotto Favara di Burgio, adesso la Regione Siciliana, attraverso il proprio Dipartimento dell’Acqua e dei Rifiuti (DAR) è intervenuto con fermezza per fare chiarezza sulla produzione idrica dei nuovi dissalatori di Gela, Porto Empedocle e Trapani.

Il documento risponde alle pesanti contestazioni mosse da AICA, che aveva annunciato di volersi anche rivolgere alla Corte dei Conti per un presunto danno erariale, e smentisce le accuse di presunte duplicazioni di costi e irregolarità nei finanziamenti.

Come si ricorderà, nelle scorse settimane, AICA aveva denunciato un presunto pagamento “doppio” dell’acqua, sostenendo che Siciliacque S.p.A. fatturasse risorsa già finanziata dalla Regione con oltre 9 milioni di euro per il 2025 e 50 milioni per il biennio successivo. Il Dipartimento ha definito tali affermazioni “non veritiere”. In particolare, il DAR ha: diffidato AICA a fornire prove documentali di tali erogazioni entro tre giorni, riservandosi azioni legali a tutela della propria immagine; chiarito che la gestione operativa dei dissalatori, con costi a carico della Regione, è iniziata ufficialmente solo l’1 gennaio 2026 e specificato che le lamentele sui disservizi a Porto Empedocle del 2 gennaio si riferivano a periodi di prova precedenti l’avvio a regime. AICA avrà solo 3 giorni per dimostrare quanto affermato in una nota formale che venne inviata a diverse istituzioni, “riservandosi questo Dipartimento ogni azione a salvaguardia e tutela della propria immagine e della correttezza del proprio operato”.

Per smontare l’ipotesi di una “duplicazione dei corrispettivi”, il Dirigente Generale Arturo Vallone e il Dirigente del Servizio Mario Cassarà hanno richiamato le regole dell’ARERA e il principio del full cost recovery. “La tariffa applicata da Siciliacque è stata determinata ben prima della costruzione dei dissalatori. Di conseguenza, non include né i costi di investimento né i costi operativi di gestione di tali impianti”. Il DAR sottolinea che l’intervento economico della Regione serve proprio a mitigare l’impatto sulle bollette dei cittadini, evitando che i costi energetici di impianti così energivori ricadano direttamente in tariffa.

Il Dipartimento non ha risparmiato critiche formali e sostanziali ad AICA, rilevando tra le altre cose che le note inviate dall’azienda non risultavano regolarmente sottoscritte dai vertici. Passaggio necessario, dicono dalla Regione, anche “al fine di una chiara ed inequivocabile assunzione di responsabilità in ordine ai contenuti delle missive”.

Il DAR dice ad AICA che “sarebbe al riguardo opportuno che riferisse in ordine ai volumi idrici distribuiti alla popolazione a fronte di quelli disponibili e/o acquistati, ai volumi fatturati al confronto con quelli distribuiti, al grado di insoluto che registra ed all’attività posta in essere per il recupero dei mancati incassi ivi inclusi gli effettivi risultati conseguiti”.

Una chiosa che guarda dentro le “tasche” della società idrica in modo abbastanza evidente e che sembra, ma ci sbaglieremo certamente, una richiesta di maggiore cautela nell’intervenire sul piano istituzionale.

PS. Nel caso in cui, attraverso un video social si volesse provare a smentire quanto riportato in codesto articolo, si allega per la massima trasparenza verso i lettori il documento integrale.

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