Apertura

Naro, TARI insostenibile: domani l’insurrezione dei commercianti in sciopero

Il sindaco non si è presentato al consiglio aperto. Non si era presentato nemmeno prima. Domani i commercianti si presentano loro, in piazza

Pubblicato 3 ore fa

Domani, 10 aprile, Naro si ferma. L’Associazione Lavoratori Autonomi ha proclamato una manifestazione con partenza alle ore 10 da piazza Roma (San Calogero), per concludersi in piazza Garibaldi. Il motivo è uno solo, anche se le sue radici affondano in anni di mancata programmazione, rinvii e promesse evaporate: la TARI è diventata insostenibile. I numeri parlano da soli: un commerciante che nel 2023 aveva pagato 300 euro si è visto recapitare per il 2024 una richiesta di oltre 1.000 euro, con un incremento superiore al 260%. Il comunicato stampa dell’ALA parla di attività a cui vengono chiesti 31 euro al metro quadro. Una cifra che, per molti, si traduce semplicemente nella parola ‘fine’.

Non è la prima volta che si arriva a questo punto. Lo scorso febbraio era stato proclamato uno sciopero per il ventitre, che però non si tenne mai: ci furono interlocuzioni con l’amministrazione, incontri, tavoli. Evidentemente non portarono a nulla di concreto, visto che oggi ci si ritrova esattamente al punto di partenza, se non peggio. Nel frattempo l’ALA aveva promosso una raccolta firme culminata nella richiesta formale di un consiglio comunale aperto, con documentazione trasmessa anche al Prefetto di Agrigento Caccamo.

Il consiglio aperto si è tenuto il 31 marzo scorso, ma anche quella si è rivelata un’occasione mancata, l’ennesima. I consiglieri di minoranza hanno abbandonato l’aula lamentando che non venisse loro consentito di affrontare il tema degli aumenti della TARI, e con loro se n’è andato il numeroso pubblico di commercianti e artigiani presenti. Ma il dato politicamente più pesante è un altro: il sindaco Dalacchi non si è presentato. Non era la prima volta: già in precedenti sedute consiliari il primo cittadino aveva brillato per la sua assenza, lasciando ad altri il compito di gestire una tensione sociale che richiederebbe tutt’altro impegno da parte di chi governa. Per capire come si è arrivati fin qui, bisogna ripercorrere una storia lunga e poco edificante che abbiamo già raccontato su Grandangolo. L’assessore al Bilancio Vincent Cancemi, interpellato dopo il nostro primo articolo sul caso, ha collocato l’origine del problema nel 2020, quando alla guida del Comune c’era il sindaco Maria Grazia Brandara. In quell’anno il Comune non avrebbe approvato tempestivamente il Piano Economico Finanziario (PEF) per la gestione dei rifiuti, avviando una catena di rinvii e coperture parziali destinata a produrre, negli anni successivi, uno squilibrio economico sempre più profondo. Tariffe approvate fuori tempo massimo, annualità senza nuove delibere, buchi che emergono solo a distanza di anni e che puntualmente vengono scaricati sulle bollette dei contribuenti. Nel 2021 il gettito veniva distribuito per l’88% sulle famiglie e solo per il 12% sui commercianti; per il 2022 e il 2023 non vennero nemmeno approvate nuove tariffe, continuando ad applicare quelle del 2021, già considerate tecnicamente inapplicabili. Fino ad arrivare al PEF 2024 e 2025, con un piano economico finanziario che ha sfiorato i due milioni di euro.

Va detto anche che alcuni ex amministratori e simpatizzanti dell’era Brandariana, Cremona, Cangemi, Barberi, Gueli Alletti, Polizzi e Nicotra, con una lunga nota tecnica hanno ammesso che già dal 2022 avrebbe dovuto essere predisposto un PEF prospettico fino al 2025, e che questo non avvenne nonostante i solleciti dell’allora consiglio comunale. Il quadro che emerge è quindi bipartisan nella sua mediocrità: errori stratificati nel tempo, di cui alla fine paga il conto chi tiene aperta, in questo caso ci sta, bottega.

Cancemi, nella sua nota, aveva anche provato ad alzare il sipario su un presunto movente politico dietro la protesta, alludendo a Lillo Destro, presidente dell’ALA, e a Lillo Licata, ex assessore della giunta Dalacchi che fu in prima fila contro l’antenna 5G in via Verga. Un tentativo di spostare il terreno dallo scomodo piano della realtà a quello della dietrologia. Il problema è che le bollette sono reali, gli aumenti sono reali e le attività che rischiano di chiudere sono reali con l’aggravante che nessuna lettura politica cambia questi numeri.

Domani la città scende in piazza. Non per capriccio, non per faziosità politica ma perché dopo mesi di attese, incontri, rinvii, consigli comunali abbandonati o semplicemente disertati dal sindaco, non è rimasto altro da fare. Il messaggio dei commercianti di Naro è scritto a lettere maiuscole nel loro comunicato: “Noi diciamo basta. Vogliamo sapere dove sono finiti i nostri soldi“.

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