Giudiziaria

Carta docente: nuova vittoria per i prof precari

Il Tar Sicilia condanna il Ministero all’esecuzione del giudicato

Pubblicato 3 ore fa

 Importante pronuncia del Tribunale amministrativo regionale per la Sicilia che, con sentenza pubblicata il 9 aprile 2026, ha accolto il ricorso per ottemperanza promosso dagli avvocati Francescochristian Schembri e Michele Melfa nell’interesse di un docente agrigentino, riconoscendo definitivamente il diritto alla cosiddetta “Carta docente” anche per il personale precario. La vicenda trae origine dalla sentenza del Tribunale di Palermo – Sezione Lavoro, passata in giudicato, con cui il Ministero dell’Istruzione e del Merito era stato condannato ad assegnare al docente ricorrente la somma complessiva di euro 3.000,00, relativa agli anni scolastici dal 2018/2019, sino al 2023/2024, oltre interessi e spese legali. Nonostante la definitività della decisione, l’Amministrazione è rimasta inadempiente. A fronte del persistente silenzio del Ministero, i legali hanno promosso giudizio di ottemperanza innanzi al Tar Sicilia, che ha riconosciuto la piena fondatezza delle doglianze, ordinando all’Amministrazione di provvedere entro 60 giorni all’integrale esecuzione del titolo giudiziale. La sentenza ha peraltro disposto l’applicazione di una penalità di mora a carico del Ministero in caso di ulteriore ritardo, oltre alla nomina di un Commissario ad acta, che interverrà in via sostitutiva qualora l’Amministrazione continui a non adempiere.

“Si tratta di un ulteriore, significativo passo avanti nella tutela dei diritti dei docenti precari – dichiarano gli Avvocati Schembri e Melfa –. Il principio è ormai consolidato: la Carta docente non può essere negata a chi ha svolto le medesime funzioni dei colleghi di ruolo. L’inerzia dell’Amministrazione, anche a fronte di sentenze definitive, è inaccettabile e comporta conseguenze giuridiche sempre più incisive.” La pronuncia si inserisce in un orientamento giurisprudenziale ormai uniforme, che riconosce il diritto dei docenti a tempo determinato a beneficiare degli strumenti di formazione professionale previsti per il personale di ruolo, rafforzando il principio di non discriminazione nel pubblico impiego. “Invitiamo tutti i docenti che si trovano in situazioni analoghe – concludono i legali – a verificare la propria posizione, poiché è possibile agire per il riconoscimento delle somme non percepite e, ove necessario, per l’esecuzione coattiva delle decisioni già ottenute.”

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