Agrigento

Il monito della Cgil: “Politica smetta di fare propaganda e si occupi del territorio”

È quanto sostiene Alfonso Buscemi, segretario generale della CGIL di Agrigento, intervenendo sulle recenti dichiarazioni relative a nuovi progetti e finanziamenti

Pubblicato 5 ore fa

“A meno di un anno dalle prossime scadenze elettorali, assistiamo ancora una volta alla stagione degli annunci sulle grandi opere. Si parla di nuovi finanziamenti, di progetti faraonici e di infrastrutture destinate, sulla carta, a cambiare il volto della provincia di Agrigento. Ma i cittadini agrigentini hanno bisogno di una cosa molto più semplice: opere realizzate, cantieri sbloccati e servizi efficienti.
È quanto sostiene Alfonso Buscemi, segretario generale della CGIL di Agrigento, intervenendo sulle recenti dichiarazioni relative a nuovi progetti e finanziamenti.

“Non possiamo continuare ad assistere alla politica degli annunci – afferma Buscemi – mentre nella nostra provincia ci sono infrastrutture e cantieri che aspettano da anni, in alcuni casi da decenni, di essere completati. Prima di annunciare nuove opere faraoniche, Governo regionale e deputazione nazionale e regionale di maggioranza dovrebbero dimostrare di essere capaci di sbloccare quelle che già abbiamo”. “Pensiamo – prosegue il segretario generale della CGIL – al viadotto Akragas, meglio conosciuto come viadotto Morandi, al ponte Maddalusa, al ponte Milena e alle tante strade provinciali che continuano a presentare condizioni di grave criticità. Un elenco che potrebbe essere molto più lungo”. “Adesso – aggiunge Buscemi – si annuncia il finanziamento del progetto della cosiddetta variante di Agrigento lungo la Castelvetrano-Gela, con l’obiettivo di portare il traffico proveniente da Porto Empedocle fuori dalla SS115. Ma anche in questo caso bisogna chiedersi se sia davvero necessario ripartire ogni volta da nuovi progetti, quando esiste da decenni una soluzione che potrebbe essere completata”. “Ci riferiamo – spiega – a quella che è diventata ormai una vera e propria ‘eterna incompiuta’, una strada già realizzata in larga parte attraverso l’intervento dell’Irsap e che, per quanto abbiamo potuto documentare, avrebbe bisogno di essere completata in alcuni tratti e resa pienamente funzionale. Se davvero manca poco al suo completamento, perché non si interviene prima su questa infrastruttura? Perché continuare a parlare di nuove opere senza fare chiarezza sui tempi e sulle risorse necessarie per completare quelle già esistenti?”.

“È una domanda – sottolinea Buscemi – che merita una risposta precisa da parte delle istituzioni. Perché una politica seria delle infrastrutture dovrebbe partire dalla ricognizione di ciò che esiste, dal completamento delle opere incompiute e dalla valutazione dei costi e dei benefici, prima ancora di annunciare nuovi progetti”. “E mentre si annunciano grandi infrastrutture – continua Buscemi – l’Agrigentino continua a vivere l’emergenza idrica. I cittadini devono fare i conti con l’acqua che manca nelle case e con una rete caratterizzata da rotture frequenti e da una dispersione enorme. Ci chiediamo: chi dovrebbe finanziare e realizzare le reti idriche necessarie per portare regolarmente l’acqua nelle case dei cittadini?”. Per Buscemi è arrivato il momento di cambiare metodo. “Invitiamo i rappresentanti delle istituzioni e della politica a presentarsi da qui al 2027 con i fatti e non con gli annunci. Il Ponte sullo Stretto, l’ormai ricorrente ipotesi dell’aeroporto di Agrigento e le nuove opere che vengono periodicamente presentate non possono diventare semplicemente il repertorio della propaganda elettorale”.

“Se davvero Governo regionale e deputazione nazionale e regionale di maggioranza hanno la capacità di incidere sul territorio – aggiunge – lo dimostrino sbloccando i cantieri, finanziando le infrastrutture necessarie, mettendo in sicurezza le strade e affrontando una volta per tutte l’emergenza della rete idrica”. “Non possiamo meravigliarci – conclude il segretario generale della CGIL di Agrigento – se i cittadini si allontanano dalla politica e dalle istituzioni. Quando per anni si ascoltano promesse e annunci senza vedere risultati concreti, cresce la sfiducia e diminuisce la partecipazione democratica. Il dato di una partecipazione al voto ormai spesso inferiore al 50% dovrebbe far riflettere seriamente chi governa e chi amministra”. “La gente si stanca delle chiacchiere. I cittadini hanno bisogno di risposte e di diritti garantiti. Il 2027 è ancora lontano: c’è tempo per dimostrare con i fatti che gli annunci possono diventare opere, servizi e risultati concreti”.

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