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Corruzione e rifiuti, la Procura all’attacco: “Funzione piegata agli interessi degli imprenditori”

Per gli inquirenti l’ex vicepresidente della Regione avrebbe fatto ricorso a finti contratti di consulenza per veicolare autorizzazioni di interesse per le società coinvolte

Pubblicato 2 ore fa

Avrebbe piegato la sua funzione pubblica – in particolare quella di Esperto del presidente della Regione e presidente della Commissione tecnica specialistica dell’Assessorato all’Ambiente – agli interessi di gruppi imprenditoriali che – secondo l’accusa – avrebbero pagato per ottenere vantaggi. È il durissimo atto di accusa mosso dalla Procura di Palermo a Gaetano Armao, ex vicepresidente della Regione, nei confronti del quale i pm hanno chiesto l’arresto per un presunto giro di corruzione legato a permessi e autorizzazioni nel settore di ambiente, rifiuti e sanità. Insieme ad Armao risultano indagate altre 8 persone tra imprenditori e professionisti. Anche per loro è stata chiesta l’applicazione di misura cautelare che dovrà essere vagliata dal gip Giuseppa Zampino dopo gli interrogatori preventivi. 

Per gli inquirenti – così come emerge dal decreto di perquisizione eseguito venerdì mattina a carico degli indagati  “non si è al cospetto di una relazione opaca soltanto perchè coltivata in forme riservate o allusive, ma di una struttura relazionale consapevolmente organizzata in modo da frapporre, fra il pubblico agente destinatario finale dell’utilità e l’imprenditore corruttore, un soggetto formalmente terzo, incaricato di assicurare tanto la schermatura esterna dell’accordo quanto la sua ordinata esecuzione sul piano pratico ed economico”. Per la Procura di Palermo, dunque, Armao avrebbe utilizzato uno “schermo” – l’avvocato Pierluigi Matta – facendo “ricorso a fittizi contratti di consulenza professionale per veicolare e rilasciare provvedimenti amministrativi autorizzativi di interesse per le società indicate e per la ricezione dei pagamenti”. 

Per i magistrati un ruolo fondamentale in questo “meccanismo” lo avrebbe svolto l’avvocato Matta che – sempre secondo l’accusa –  “si colloca esattamente nel punto di giunzione tra l’attività svolta da Armao e la successiva richiesta di pagamento. La sua interlocuzione assume, perciò, il significato tipico del tramite incaricato di esternare e amministrare la fase economica dell’intesa illecita, fornendole una vesta formalmente lecita.” Tra gli imprenditori indagati c’è anche l’agrigentino Sergio Vella, amministratore di fatto della Seap. Tra i progetti finiti nel mirino della procura, infatti, c’è quello relativo alla realizzazione di una piattaforma di selezione rifiuti e di produzione biometano e compost da rifiuti organici ad Aragona da parte della Seap. Armao, secondo l’accusa, avrebbe intascato una tangente per individuare i funzionari amministrativi da assegnare all’istruttoria relativa al rilascio da parte della Commissione tecnica specialistica del parere propedeutico all’emissione della Valutazione di Impatto Ambientale richiesta dalla Seap al Dipartimento Ambiente della Regione Siciliana.

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