Mafia, 35 anni fa l’omicidio di Libero Grassi
Nel gennaio 1991 disse 'no' alle minacce mafiose in una lettera pubblicata sul Giornale di Sicilia al "Caro Estortore" e firmo' la propria condanna a morte
Libero Grassi fu assassinato il 29 agosto del 1991; Carmelo Ianni’, che consenti’ ai poliziotti di intercettare nel proprio albergo i marsigliesi mentre trattavano di partite di droga, il 28 agosto, ma del 1980, undici anni prima del giorno in cui Salvino Madonia avrebbe scaricato quattro colpi’ di pistola contro il simbolo della lotta al racket. Erano due imprenditori coraggiosi e soli in una Palermo sotto scacco, in cui Cosa Nostra decideva i destini di vite pubbliche e private: il filo comune che unisce gli eroi Grassi e Ianni’ non e’ solo nelle date, ma soprattutto nella dignita’ delle loro figure e nella loro solitudine civile, nella lezione ancora oggi utile all’Italia.
“Volevo avvertire il nostro ignoto estortore di risparmiare le telefonate dal tono minaccioso e le spese per l’acquisto di micce, bombe e proiettili, in quanto non siamo disponibili a dare contributi e ci siamo messi sotto la protezione della polizia. Ho costruito questa fabbrica con le mie mani, lavoro da una vita e non intendo chiudere. Se paghiamo i 50 milioni, torneranno poi alla carica chiedendoci altri soldi, una retta mensile, saremo destinati a chiudere bottega in poco tempo. Per questo abbiamo detto no al ‘Geometra Anzalone’ e diremo no a tutti quelli come lui”. Cosi’ Libero Grassi, di cui oggi ricorre il 35mo anniversario della morte, nel gennaio 1991 disse ‘no’ alle minacce mafiose in una lettera pubblicata sul Giornale di Sicilia al “Caro Estortore” e firmo’ la propria condanna a morte. Fu l’ultimo inverno per l’imprenditore ‘ribelle’; al termine dell’estate di quello stesso anno Grassi venne assassinato a Palermo. Nato a Catania il 19 luglio 1924, in una famiglia antifascista, poco piu’ di un mese dopo l’assassinio di Giacomo Matteotti, ricevette il nome, in cui era racchiuso un destino, in memoria del deputato socialista ucciso dai fascisti per essersi opposto a Benito Mussolini. Cresciuto a Palermo, nel 1942 Libero si trasferisce a Roma, dove studia Scienze Politiche. Rifiutandosi di combattere nella Seconda Guerra Mondiale al fianco di fascisti e nazisti.
Entra in seminario e ne esce dopo la Liberazione, tornando nel 1945 a studiare e laurearsi in Giurisprudenza a Palermo. Sceglie il lavoro d’impresa invece che la carriera diplomatica: a Gallarate con il fratello Pippo – racconta il sito dell’Associazione Parco Libero – crea la sua prima azienda nel campo tessile e si inserisce nell’ambiente della borghesia industriale milanese. Tornati a Palermo fondano la Mima, un’azienda che produce biancheria da donna, che presto arrivera’ a contare 250 operai. Nel 1958 termina la collaborazione col fratello e nasce la Sigma, che fino al 29 agosto 1991 produrra’ pigiami e vestaglie da uomo. L’11 aprile 1991 Libero Grassi era ospite di Samarcanda, la trasmissione condotta da Michele Santoro su Rai Tre: “Io non sono pazzo, non mi piace pagare, e’ una rinunzia alla mia di dignita’ di imprenditore”, disse, e il suo coraggio ne fece un simbolo da imitare per alcuni, da lasciare solo per molti altri, soprattutto suoi colleghi imprenditori. Pochi mesi dopo, alle 7.40 del mattino, mentre si reca verso la sua auto per andare in fabbrica e senza la scorta personale che aveva rifiutato, un killer gli scarica addosso quattro colpi di pistola. Nell’ottobre del 1993 viene arrestato il killer Salvatore Madonia, detto Salvino, figlio del boss di Resuttana, e il complice alla guida della macchina Marco Favaloro, che in seguito si pente e contribuisce alla ricostruzione dell’agguato. Madonia e’ stato condannato in via definitiva, anche al regime del 41-bis, e con lui l’intera Cupola di Cosa Nostra.
Undici anni prima, Carmelo Ianni’ si era fidato dello Stato e insieme allo Stato aveva sfidato Cosa Nostra. Erano gli anni degli affari della mafia siciliana con i Marsigliesi, e al centro del business c’era l’eroina, raffinata a Palermo e venduta agli americani. Ianni’ era titolare di un albergo a Carini, sulla strada che dall’aeroporto conduce a Palermo: un punto strategico, dunque, nel quale un giorno si presentarono tre francesi, accolti come normali ospiti stranieri data la vicinanza con l’aeroporto. Qualche giorno dopo – ricorda l’associazione Libera – Ianni’ fu contattato dalla squadra mobile del capoluogo siciliano, che gli chiese di poter infiltrare i propri uomini nell’albergo con lo scopo di spiare i francesi. Ianni’ accetto’. Qualche giorno dopo in un blitz a Trabia, alle porte di Palermo fu scoperta una raffineria, e venne catturato, tra gli altri, Gerlando Alberti ‘u paccare”, storico capo della famiglia di Porta Nuova, e i francesi che erano stati ospiti dell’albergo Riva Smeralda. Ad arrestarli furono gli stessi agenti che li avevano spiati nella struttura di Ianni’. Il 28 agosto, qualche giorno dopo il blitz a Trabia, due giovani a volto scoperto spararono a Carmelo Ianni’ sotto gli occhi della moglie e di diversi turisti nell’hotel. In un primo momento l’omicidio di Ianni’ venne inquadrato dalla stampa come un regolamento di conti interno alla mafia. La vita della famiglia di Ianni’ fu distrutta, con la morte del padre veniva meno l’unica fonte di reddito. “Avevamo vergogna a raccontare quello che era successo – spiega la figlia Roberta in una intervista a Addiopizzo.org – in prima pagina si diceva che era stato ucciso per problemi di mafia, come se fosse stato colluso. Poi il giornalista Saverio Lodato racconto’ la sua vera storia, quella di primo cittadino civile a non essersi piegato alla mafia. Solo su richiesta di mia sorella e’ stata poi assegnata la medaglia al valor civile, e solo dopo tanti anni misero una targa davanti l’albergo per ricordarlo”.




