Agrigento

Livatino 36 anni dopo il martirio, il Procuratore Di Leo: “Ha dedicato la vita allo Stato e ha lavorato per gli altri”

Oggi ricorre il 36esimo anniversario della morte del giudice beato Rosario Angelo Livatino

Pubblicato 4 giorni fa



Ricorre oggi il 36° anniversario della morte del giudice beato Rosario Angelo Livatino, ucciso dalla Stidda il 21 settembre 1990 in un vile agguato lungo la strada statale 640, in contrada Gasena. Proprio nel luogo in cui il magistrato fu assassinato si è svolta questa mattina la commemorazione in sua memoria, al termine della celebrazione della Santa Messa nella chiesa di San Domenico. Alla cerimonia hanno preso parte le istituzioni e le autorità del territorio, unite nel ricordo di un uomo che ha fatto della fedeltà alla giustizia e del rispetto delle istituzioni i principi della propria vita professionale e personale.

A ricordare la figura di Livatino è stato il procuratore della Repubblica di Agrigento, Giovanni Di Leo: “un collega che ha dedicato la sua vita allo Stato interpretando il suo ruolo con la fede che lo contraddistingueva e che ha fatto di lui quello che la chiesa ha riconosciuto come martire della giustizia. E’ una persona che ha lavorato per gli altri interpretando un mestiere difficile con l’umiltà del cattolico praticante. Al di là dell’esempio personale che Livatino ha dato si dimentica di considerare anche la qualità per la particolarità del suo lavoro e della cura che metteva nel fare le cose che per chi lo ha conosciuto, seppure brevemente come me, o per chi ne ha letto gli scritti, era una cosa che si intravedeva già semplicemente dalla grafia con cui scriveva i suoi provvedimenti, dalla cura che metteva nella scelta della stessa parola che adoperava per descrivere le persone che mandava a giudizio che perseguiva, mai un accenno che non fosse assolutamente rispettoso della dignità umana. E’ un ideale di giudice che probabilmente oggi nell’era mediatica sia un po’ perduta e che va comunque costantemente ricordata e recuperata“.

Il percorso del giudice Livatino continua infatti a rappresentare un esempio per quanti oggi si apprestano a lavorare nel mondo della giustizia, chiamati a svolgere il proprio ruolo con responsabilità, rigore e senso del dovere.

“In questa occasione come in altri in quegli anni lo Stato ha dato l’impressione di non essere compatto, di non essere imbattibili. Invece io credo che questa commemorazione può essere l’occasione per dimostrare un’unità di intenti per dimostrare compattezze per affinché lo Stato tutte le istituzioni possano mettere in campo tutte le risorse migliori e tutte le persone in grado di contrastare tutte le forme di criminalità”, ha dichiarato Manfredi Coffari presidente sottosezione Anm magistrati.

Il ricordo del magistrato agrigentino guarda soprattutto al futuro. Un messaggio rivolto alle giovani generazioni, affinché la memoria di Livatino non rimanga legata soltanto alla commemorazione annuale, ma possa tradursi in un riferimento concreto per chi è chiamato a costruire una società fondata sulla legalità e sul rispetto delle regole. Proprio ai giovani ha rivolto il suo pensiero anche il prefetto di Agrigento, Salvatore Caccamo, richiamando il valore della testimonianza lasciata dal giudice e l’importanza di trasmetterne i principi alle nuove generazioni.

Celebrazioni che sono iniziate nella serata di ieri a Canicattì quando è stata riaperta al pubblico la teca dove riposa il beato Rosario Angelo Livatino. L’ostensione rimarrà accessibile per tutta la settimana, fino alla successiva chiusura della teca prevista per il 27 settembre.

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