Agrigento

Corruzione, rigettata richiesta di domiciliari per l’imprenditore Vella: ecco perchè 

Per il gip Giuseppa Zampino la “prova non raggiunge nei confronti di Vella la consistenza richiesta per l’applicazione di una misura cautelare personale.”

Pubblicato 4 minuti fa

“Il pactum sceleris indiziariamente dimostrato è quello tra Matta e Armao. L’estensione soggettiva del medesimo accordo a Vella richiede un ulteriore passaggio probatorio che, sulla base delle risultanze investigative, non può essere desunto dalla sola successione temporale degli eventi.” Lo scrive il giudice Giuseppa Zampino nell’ordinanza con la quale ha disposto gli arresti domiciliari nei confronti dell’ex vicepresidente della Regione, Gaetano Armao, e dell’avvocato Pierluigi Matta. Con lo stesso provvedimento il giudice ha rigettato la richiesta di applicazione dei domiciliari per l’imprenditore agrigentino Sergio Vella. 

Vella era accusato di corruzione insieme ad Armao e Matta. Al centro di questa vicenda, secondo la procura guidata da Maurizio de Lucia, ci sarebbe il dossier relativo alla realizzazione di un impianto di biometano dal trattamento della Frazione Organica ad Aragona. I fatti risalgono al 13 dicembre 2025 e per i pm del capoluogo ci sarebbe stato un passaggio di denaro. Ad Armao, nello specifico, viene contestato l’aver ricevuto soldi in contanti dall’avvocato Pierluigi Matta incaricato di curare l’intermediazione per conto della società agrigentina. Il tutto – sempre secondo l’ipotesi della procura – per individuare i funzionari amministrativi da assegnare all’istruttoria relativa al rilascio da parte della Commissione tecnica specialistica del parere propedeutico all’emissione della Valutazione di Impatto Ambientale richiesta dalla Seap al Dipartimento Ambiente della Regione Siciliana.

Il gip Giuseppa Zampino, tuttavia, ha rigettato la richiesta nei confronti dell’imprenditore agrigentino sostenendo l’assenza della “prova positiva della consapevole adesione al significato corruttivo dello scambio, prova che, sulla base di quanto emerso, non raggiunge nei confronti di Vella la consistenza richiesta per l’applicazione di una misura cautelare personale.” Il giudice scrive: “È proprio sul piano dell’elemento soggettivo che, ad avviso di questo Giudice, emergono le maggiori difficoltà. Per concorrere nella corruzione non sarebbe sufficiente che Vella sapesse che Matta aveva molte conoscenze, o persino che potesse attivare rapporti personali nell’amministrazione. Occorrerebbe poter affermare, con il livello di gravità indiziaria richiesto nella fase cautelare, che Vella fosse consapevole che l’utilità era destinata ad Armao, quale remunerazione della sua disponibilità a esercitare la funzione nell’interesse della pratica SEAP, e che avesse voluto contribuire a tale scambio. Tuttavia, dalle risultanze investigative non emerge una conversazione nella quale Vella e Matta discutano della necessità di remunerare Armao, della consegna di denaro, del contenuto della busta o di una controprestazione promessa dal Presidente della C.T.S. Né emerge una conversazione nella quale, prima del 13 dicembre, Vella mostri inequivocabilmente di sapere che Matta stesse già trattando la pratica direttamente con Armao. Le risultanze dimostrano che le indicazioni passano attraverso Matta, ma non dimostrano contestualmente che quest’ultimo ne rivelasse a Vella la provenienza da Armao.

Per questo il giudice ritiene raggiunta la prova nei confronti di Armao e Matta ma non di Vella: “Il passaggio dal sospetto alla gravità indiziaria richiede di dimostrare proprio ciò che le risultanze investigative non documentano direttamente: che la busta provenisse da Vella e che questi sapesse che essa sarebbe stata consegnata ad Armao come corrispettivo della disponibilità funzionale del Presidente della C.T.S. Tale vuoto non può essere colmato né dal mero interesse imprenditoriale, né dall’eventuale inattendibilità di alcune spiegazioni difensive, né dall’accertata condotta posta in essere da Matta.”

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