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Agrigento

Emergenza ospedale “San Giovanni di Dio”, la Cisl Fp: “serve un cambio di rotta”

Il coordinatore territoriale della Sanità Pubblica e Privata Farruggia

Pubblicato 4 settimane fa

“Ormai da anni denunciamo le gravi carenze di organico e un’organizzazione all’interno dei presidi ospedalieri precaria rispetto a quello che sono gli standard regionali e nazionali e rispetto a quelli che sono i livelli minimi di assistenza.

 Più volte si è denunciata la possibilità di un vero e proprio collasso del sistema sanitario su tutto il territorio ma, ancora oggi nessun intervento è stato fatto da chi dovrebbe dare garanzie in merito, nonostante siano stati informati ufficialmente il Prefetto, l’Ispettorato del lavoro e anche la Procura su vicende di abusi su dipendenti”.

Ad intervenire, dopo lo scandalo dell’assenza di barelle all’ospedale “San Giovanni di Dio” è il coordinatore territoriale della Sanità Pubblica e Privata per la Cisl Fp, Alessandro Farruggia.

Un’emergenza che era “scontata”, spiega, perché conseguenza del “depotenziamento dei diversi presidi del territorio e delle diverse unità operative”.

“Certo – continua Farruggia – adesso è facile puntare il dito verso chi da poco si ritrova a  gestire alcuni settori critici e ancor più facile è colpevolizzare il management, ma crediamo che bisognerebbe andare a cercare chi da almeno 10 anni massacra la sanità, chi gestisce da anni i presidi ospedalieri, chi da anni a più incarichi ma che di fatto non ha avuto la competenza adatta visti i risultati, oppure chi da anni dall’esterno utilizza il precariato per ottenere risultati elettorali”.

Quanto avviene è, per Farruggia, “il risultato del mancato ascolto, del mancato confronto con le parti sociali, della poca condivisione sulle analisi e valutazioni delle dotazioni organiche, sui modelli organizzativi, sui progetti mai adottati sul campo” e lancia un allarme rispetto ad altri reparti che potranno, anche nel breve periodo, andare in crisi.

“Possiamo portare altri esempi di realtà sicuramente preziose per il territorio ma anche in questo caso a rischio – dice -. Ad esempio l’unità operativa di Ostetricia e Ginecologia di Agrigento, che negli ultimi anni ha maturato un alto livello di prestazioni non per l’ultimo l’attivazione della parto analgesia e l’ambulatorio di uroginecologia, che hanno dato ancora maggiore qualità e sicurezza a tutte le pazienti partorienti e ginecologiche. Purtroppo però il personale rimane sempre lo stesso, più volte è stato chiesto a chi di competenza l’implementazione di unità ostetriche infermieristiche e di operatori socio sanitari ma nessuno ancora oggi da risposte in merito. A questo punto dobbiamo aspettare il caso per poi puntare nuovamente il dito?”

Altro esempio indicato da Farruggia sono i sanitari che operano alla casa circondariale “Di Lorenzo”.  “Giusto un mese – spiega – fa abbiamo denunciato la grave carenza di organico, con un  solo infermiere per turno su 250 detenuti circa distribuiti in padiglioni diversi. Una denuncia che abbiamo trasferito al Prefetto, all’assessorato e al ministro della Salute, ma ancora oggi nessun cambiamento si è registrato. Anzi, i sanitari continuano ad avere diverbi con i detenuti per la mancanza di farmaci e l’impossibilità a garantire due eventuali interventi in caso di urgenze nello stesso momento”.

Per questo Farruggia a nome del sindacato, invoca “un cambio di rotta, attraverso la sostituzione immediata di chi da anni gestisce realtà ospedaliere, di chi ha avuto più ruoli nella gestione dei modelli organizzativi senza che si siano registrati risultati, di chi si è occupato del fabbisogno del personale viste le gravi carenze, il costante confronto con le parti sindacali e attraverso un maggiore potere concesso al management al fine di poter realizzare il sogno che quello di una realtà sanitaria efficiente ed efficace su tutto il territorio”.

La Cisl Fp quindi lancia un appello agli organismi di competenza, per mettere fine a quanto oggi sta accadendo ed è pronta a lavorare su una riforma della sanità regionale che dia dignità a tutto il popolo siciliano ma anche agli operatori sanitari, amministrativi e tecnici che, nonostante le difficoltà, continuano a garantire i servizi ai cittadini e non possono prendersi colpe di ha mal gestito.

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