Il Consiglio comunale pronto a partire: si punta ad un rinvio per decidere sulla presidenza?
Le frizioni, nonostante gli appelli all'unità, non sono ancora rientrate e qualcuno vorrebbe prendere ancora tempo
Alla vigilia dell’insediamento del Consiglio comunale di Agrigento, prevista per oggi pomeriggio, il centrodestra arriva con i nervi visibilmente scoperti. Dietro la facciata dei formali appelli all’unità, si consuma una guerra di logoramento per la conquista dello scranno più alto di aula Sollano e delle due vicepresidenze. Sulla carta, i numeri racconterebbe la storia di una marciata trionfale, con ben diciannove consiglieri su ventiquattro pronti a fare quadrato. Nella realtà, quella che viene spacciata per una maggioranza bulgara somiglia piuttosto a un mosaico frammentato, dove ogni tessera risponde a logiche differenti e, almeno fino a ieri, non sono arrivati da Palermo ordini di scuderia.
Ecco perché l’ipotesi più accreditata nelle ultime ore non è quella di un accordo fulmineo, bensì quella di una melina tattica: espletati i giuramenti di rito e ascoltata la presentazione della giunta, il copione prevede un rinvio della votazione strategica. Tutti a casa, dunque, per guadagnare tempo prezioso.
Il vero nodo della discordia, che agita i sonni dei leader e impegna la diplomazia regionale, è l’attribuzione della Presidenza.
Fratelli d’Italia ha provato a giocare d’anticipo con le avanscoperte di Simone Gramaglia, benedette dal deputato Lillo Pisano, che ha avviato un giro di consultazioni solitarie per testare il gradimento dei colleghi d’aula. Un’accelerazione che ha fatalmente irritato gli alleati, a partire da una Forza Italia forte del primato aritmetico conquistato alle urne tramite il binomio delle sue liste e che da tempo minaccia la possibilità di andare al voto insieme al centrosinistra.
Dal canto suo, il Movimento per l’Autonomia sembra costretto a guardare la partita da bordo campo, poiché le legittime ambizioni di Marco Vullo non sembrano trovare una sponda convinta nemmeno all’interno dello stesso partito. Nei conciliaboli palermitani si tenta faticosamente di evitare i passi falsi del passato recente, giurando di non replicare le geometrie variabili viste al Libero consorzio, mentre l’opposizione di Controcorrente e Pd resta alla finestra.
I progressisti provano a compattarsi attorno al nome di Giampiero Carta, sperando che le storiche frizioni del centrodestra aprano uno spiraglio insperato, dimenticando forse che nell’urna di aula Sollano i margini per i franchi tiratori sono assai più stretti di quanto la coalizione di governo lasci sperare.


