Valle dei Templi, via ai concerti e al teatro in piazzale Kaos

Diego Romeo

Agrigento

Valle dei Templi, via ai concerti e al teatro in piazzale Kaos

Intervista di Diego Romeo al Direttore del Parco Archeologico Roberto Sciarratta
di Diego Romeo
Pubblicato il Giu 29, 2020
Valle dei Templi, via ai concerti e al teatro in piazzale Kaos

La programmazione di Rai5 domenica scorsa era inequivocabile: ore 19,40 diretta dalla Valle dei templi di Agrigento – Altissima Luce – Laudario da Cortona – Prima visione Rai. Come mai non s’è vista questa diretta che avrebbe dato lustro alla vostra benemerita iniziativa per la giornata della musica?

“La diretta Rai non c’è stata perché la richiesta della Rai era di potere entrare  dalla Via Sacra con 6 automezzi tra cui 4 Tir di  una lunghezza complessiva di 48 metri e che dovevano rimanere lì dal giovedì pomeriggio alla domenica in una area archeologica già aperta al pubblico e che ovviamente merita la massima attenzione. Non me la sono sentita di autorizzare l’entrata di due tir di undici metri e con altri per un totale di 48 metri”.

La Rai ve lo ha comunicato in tempo questo tipo di organizzazione tecnica?

“Questo lo abbiamo appreso sei giorni prima dell’evento. Tutto era stato demandato alla Rai di Napoli che non aveva mezzi idonei. Non avevano mezzi di trasporto più piccoli che potessero alloggiare il gruppo elettrogeno. E’ stata una organizzazione tremenda, avevo dato l’autorizzazione  a posteggiare i mezzi nell’area Giunone, però mancavano i cavi la cui lunghezza non era bastevole. Un vero peccato perché il concerto ha avuto una ottima riuscita”.

Certamente vi rifarete con una nuova programmazione che state preparando.

“Si, apriamo la sera dell’11 luglio con un concerto dove con probabilità ci sarà Mario Venuti. Si svolgerà nell’area Giunone, gratuitamente forse e con una prenotazione sicura. Prenderemo tutte le cautele perché abbiamo un teatro di 500 posti e distanziandone alcuni avremo una capienza di circa 200-250 posti. Questo sarà il primo dei quattro concerti in programma. Altra location sarà il chiostro del Museo Griffo e se le risorse ce lo consentiranno vorrei portare il teatro dinanzi la casa natale di Pirandello, su quel piazzale che in anni lontani ospitava la famosa Settimana Pirandelliana”.

E per la provincia vista la vastità del territorio del Parco?

“Prima del Covid avevamo pensato a una programmazione per la provincia, da Sambuca di Sicilia fino a Licata passando per la villa romana di Punta grande, Eraclea Minoa, uno spazio di valorizzazione archeologica enorme.  Abbiamo richieste dal Teatro di pietra, ma non credo che ci sarà in giro molto spettacolo, noi cercheremo di dimostrare che siamo qui, aperti e fra pochi giorni avremo la certificazione Covid-free da un istituto accreditato. Per questo abbiamo messo in campo delle risorse che ci permettono di avere in sicurezza non solo le aree ma i lavoratori impegnati”.

C’è parecchia inquietudine in giro per queste leggi sui Beni culturali. Si parla di sopprimere le soprintendenze e dare i poteri ai sindaci. Tutto il male nasce come lei sa nel 1975 quando tutto fu devoluto alla Autonomia Regionale e oggi c’è chi parla che avanzando così le cose va a farsi benedire l’art. 9 della nostra Costituzione. Il silenzio dell’attuale assessore ai Beni culturali è un silenzio-assenso?

“Tra l’altro sono stato invitato dal presidente della commissione cultura all’Ars su questo disegno di legge che, devo dire, non è una novità perché nato due anni fa. Noi avevamo guardato la parte che riguarda i parchi e purtroppo credo che i sia poco da dire. E’ un ritorno indietro, non credo che potrà andare avanti. Spero che si perda strada facendo, non è il sistema giusto per i Beni culturali. Ci siamo battuti anni fa per la legge sul Parco che è stata  estesa a tutti i parchi, certo c’è ancora molto da fare.  Noi oggi gestiamo 40 tra aree archeologiche e siti museali, Sambuca, Lampedusa, Ribera, museo di Licata, Ravanusa, Castello Sant’Angelo, Favara, un arco immenso di Patrimoni. I dipendenti sono passati da 120 a 300 e quindi una organizzazione molto complessa e con un problema di valorizzazione cui già lavoriamo dall’anno scorso e con un sistema di risorse economiche che non sono molte ma a partire dalla finanziaria approvata ci sono risorse non solo per i siti Unesco come il nostro ma la possibilità di avere finanziamenti per tutti gli immobili che sono di proprietà della regione e sono in dotazione alle amministrazioni del Parco”. 

A proposito, il Palacongressi che destinazione potrà avere?

Penso da subito al suo completamento e la mia idea è quella del trasferimento della biblioteca Pirandello di via Imera, oggi  ubicata in uno stabile che costa 180 mila euro l’anno, nel Palacongressi e dando a questa struttura un’anima culturale. Solo così si potrà aprire in misura maggiore alla didattica coi suoi grandi spazi interni ed esterni e facilmente raggiungibile dai bus”.

Per quanto riguarda il restauro come siamo messi? Ricordo qualche settimana fa la polemica sul trasferimento di un’opera d’arte da Siracusa in Veneto la cui amministrazione si sarebbe incaricata del restauro. Ma noi in Sicilia  non abbiamo questa possibilità di restauro?

“L’anno scorso in fatto di restauro abbiamo impegnato delle somme consistenti e per operazioni importanti. A partire dalla musealizzazione del tempio di Zeus. Metteremo in piedi uno dei Telamoni che abbiamo ricostruito nel decennio precedente con l’istituto germanico . Il progetto  prevede una struttura di circa 11 metri e rimetteremo in piedi parte della trabeazione che abbiamo ricostruito catalogando i pezzi originali che lo costituivano e consentendo una lettura del tempio come in questi sessant’anni non si è mai avuta. Vi abbiamo impegnato molte risorse perché sarà una di quelle opere che inviteranno a visitare Agrigento.  Altro progetto riguarda la ricomposizione del Santuario Rupestre che negli anni scorsi era stato smontato per mettere in sicurezza i blocchi e che verrà ridato alla fruizione. Infine saranno migliorati i servizi igienici e una serie di opere esterne come il restauro di mosaici a Villa Romana, il restauro del teatro di Eraclea Minoa per poi arrivare ad un convegno deciso per i prossimi mesi dove verrà dibattuto, alla luce delle nuove risultanze, il problema di capire quale progetto di restauro sia adatto per rendere vivo un teatro meraviglioso che in questi ultimi trent’anni è rimasto nell’oblio”.

Mi sbaglio o sono un po’ scemati gli entusiasmi per il teatro di Akragas?

“Da parte nostra no. Attendiamo un finanziamento che ancora non si è completato ma col bilancio di quest’anno abbiamo impegnato delle somme per completare la parte di scavo della parte centrale del teatro. Cosa che faremo nei prossimi mesi”.

Mi è capitato una decina di anni fa di visitare con uno storico locale di Campobello di Licata, Ugo Bella, una grande grotta che Bella definiva “micenea”. Ricordo che si trovava sperduta tra le campagne di Canicattì e Naro. Posseggo anche delle foto . Non pensa che fra i tanti siti questa grotta potrebbe far parte di un tour magari più acculturato per turisti e studiosi.? Da quelle parti si evita di parlare di questa grotta forse perché disturba i terreni di un qualche ras locale. Di questo e di altri siti come le basiliche paleocristiane diventate recinto di pecore, che ne vorrete fare? 

“Allora, tra i 40 siti ovviamente ho fatto una scaletta per quelli sui quali bisognava investire subito sia per l’importanza dell’area archeologica sia per il territorio nel quale sono collocati. Tra questi in cima alla classifica Monte Adranone a Sambuca, l’antiquarium di Monte Kronio e la speleologia, poi Eraclea Minoa, i mosaici di Villa Romana, a Canicattì c’è pure una area meravigliosa dove valorizzeremo i vigneti del Parco compresi quelli di Agrigento che producono nero d’Avola portando la produzione da 4mila a 30 mila bottiglie. Vorremmo quindi legare la valorizzazione di queste aree alla archeologia, alla didattica, alla enogastronomia”.

Dulcis in fundo il nostro centro storico. Ricordo qualche anno fa una mostra di Beniamino Biondi a Santa Croce con una collezione di foto firmate Roberto Sciarratta.

“Santa Croce è un posto meraviglioso, di fronte la chiesa c’era una volta il quartiere Avvampalavori il cui cortile era  testimonianza della cultura contadina, conosco il Rabato benissimo e a proposito di spazi per spettacoli non si possono dimenticare quelli  di Villa Galluzzo delle suore salesiane. C’è un quartiere arabo di cui  a mio parere si potrebbe ricostruire il perimetro. Ho molte diapositive di quei posti che non esistono più con tutti i dettagli architettonici. Ne ho narrato persino nella mia tesi. Davvero c’è tanto da fare e da ricordare e il Parco è in piena programmazione”.

Roberto Sciaguatta (foto Facebook, “Pani ca musica”)



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