Corruzione, rigettata richiesta di arresto per cognato e fratello del boss Carmelo Vetro
Il giudice ha disposto invece gli arresti domiciliari per il funzionario regionale Mangiapane e l'obbligo di firma per l'imprenditore Aveni
Niente arresti domiciliari per Salvatore Vetro e Antonio Lombardo, 38 e 47 anni, rispettivamente fratello e cognato del boss favarese Carmelo Vetro, difesi dall’avvocato Giuseppe Barba. Lo ha deciso il gip del tribunale di Palermo, Filippo Serio, sciogliendo la riserva dopo gli interrogatori preventivi effettuati nelle scorse settimane. Il giudice ha altresì disposto i domiciliari per il funzionario regionale, Francesco Mangiapane, e l’obbligo di firma quotidiano per l’imprenditore messinese Giovanni Aveni. Al centro dell’inchiesta è finita anche la società “An.Sa”, riconducibile ai Vetro, per la quale il gip ha disposto invece la misura interdittiva del divieto di contrarre con la pubblica amministrazione per un anno.
Rigettata, dunque, la richiesta della Procura di Palermo che aveva proposto i domiciliari per entrambi i favaresi nell’ambito dell’inchiesta che – negli scorsi giorni – ha portato all’arresto per corruzione di Carmelo Vetro e del dirigente regionale Giancarlo Teresi. Gli inquirenti indagano, in particolare, sui “rapporti pericolosi” tra criminalità organizzata, politica, imprenditoria e burocrazia regionale.
Il giudice ha ritenuto non sussistenti le esigenze cautelari tali da giustificare l’applicazione di una misura cautelare in ragione dell’episodicità delle condotte. Per il gip, infatti, il contributo di Salvatore Vetro sarebbe limitato ad un singolo episodio – risalente al marzo 2025 – quando accompagnò il fratello Carmelo per consegnare una mazzetta al dirigente regionale Giancarlo Teresi. Anche la posizione di Antonio Lombardo è stata “ridimensionata” dal giudice che ha ritenuto il ruolo del cognato del boss “marginale e secondario” essendosi – di fatto – “limitato” a rivestire la carica di amministratore della società “An.Sa” di fatto però gestita da Carmelo Vetro. Esigenze cautelari che sono venute meno anche alla luce del fatto che Lombardo non è più titolare della suddetta azienda e Vetro jr, che era un dipendente, è stato licenziato.
LE ACCUSE CONTESTATE
Salvatore Vetro è accusato di un singolo episodio di corruzione relativo ai lavori urgenti ed indifferibili per il dragaggio dei fondali del porto di Marinella di Selinunte. Insieme al fratello maggiore, secondo l’ipotesi dei pm, avrebbe pagato una tangente di 1.500 euro al dirigente Teresi ottenendo così l’affidamento dei lavori di trasporto in discarica di circa 400 tonnellate di posidonia e di sedimenti presenti sulle banchine del porto. Ad Antonio Lombardo, amministratore di diritto della società e cognato di Carmelo Vetro, vengono contestati due episodi: il primo relativo ai lavori urgenti di manutenzione straordinaria dei fondali del porto di Donnalucata e ripascimento della spiaggia di Spinasanta, per i quali insieme al cognato avrebbe pagato una tangente di 8mila euro al dirigente regionale; il secondo, invece, per la procedura per il trasporto a discarica autorizzata della posidonia stoccata temporaneamente nel polo di Castelvetrano. Secondo gli inquirenti, Teresi avrebbe ricevuto 20 mila euro, versata in più tranche di cui la prima di 5 mila euro, e in cambio avrebbe segnalato l’An.Sa all’imprenditore Aveni, titolare dell’impresa che si era aggiudicato l’appalto, per procedere all’affidamento del servizio di trasporto, conferimento in discarica della posidonia e svolgere servizi di monitoraggio ambientale.





