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I clan di Villaseta e Porto Empedocle, Vasile in aula: “Non sono un santo ma neanche un mafioso”

Lo ha detto questa mattina in aula Guido Vasile, uno dei ventisei imputati nel maxi processo alle cosche mafiose di Villaseta e Porto Empedocle

Pubblicato 35 minuti fa

Non ho mai fatto estorsioni, non sono un santo ma neanche un mafioso”. Lo ha detto questa mattina in aula Guido Vasile, uno dei ventisei imputati nel maxi processo alle cosche mafiose di Villaseta e Porto Empedocle. Il netturbino, arrestato dai carabinieri nel dicembre scorso a margine del primo blitz contro i clan, ha preso la parola rilasciando dichiarazioni spontanee davanti i giudici della prima sezione penale presieduta da Agata Anna Genna. Vasile, accusato tra le altre cose di essere un uomo d’onore della famiglia mafiosa di Villaseta, ha respinto ogni addebito.

L’udienza è stata caratterizzata da alcune questioni preliminari che dovranno ancora essere esaminate dal collegio. I difensori dello stesso Vasile, gli avvocati Salvatore Cusumano e Pietro Maragliano, hanno ribadito la richiesta di accedere al rito abbreviato condizionato all’audizione di alcune persone offese. Anche la difesa di Sottile, rappresentata dall’avvocato Davide Casà, ha chiesto la nullità del decreto che ne ha disposto il giudizio per indeterminatezza del capo di imputazione. Il tribunale scioglierà la riserva sulle questioni il prossimo 30 marzo. Sul banco degli imputati siedono 26 persone, tutte coinvolte a vario titolo nella prima delle tre operazioni eseguite dai carabinieri contro le famiglie mafiose di Villaseta e Porto Empedocle ma anche su un vasto traffico di stupefacenti. Altri 26 imputati, invece, sono a processo con il rito abbreviato e per loro sono state già chieste condanne per un totale di oltre due secoli di carcere

GLI IMPUTATI 

Michele Bongiorno, 35 anni, di Favara; Ignazio Carapezza, 34 anni, di Porto Empedocle; Carmelo Corbo, 47 anni, di Canicattì; Cristian Gastoni, 32 anni, di Agrigento; Angelo Graci, 61 anni, di Castrofilippo; Gabriele Minio, 37 anni, di Agrigento; Giorgio Orsolino, 35 anni, di Agrigento; Angelo Tarallo, 45 anni, di Agrigento; Guido Vasile, 66 anni, di Agrigento; Nicolò Vasile, 44 anni, di Agrigento; Giuseppe Sottile, 38 anni, di Agrigento; Giuseppe Aliseo, 26 anni, di Canicattì; Alfonso Bruccoleri, 59 anni, di Porto Empedocle; Giuseppe Casà, 29 anni, di Agrigento; Antonio Crapa, 54 anni, di Favara; Salvatore Damanti, 36 anni, di Agrigento; Valery Di Giorgio, 29 anni, di Agrigento; Stefano Fragapane, 33 anni, di Agrigento; Alessandro La Cola,40 anni, di Canicattì; Calogero Morgana, 39 anni, di Agrigento; Giuseppe Nicastro, 36 anni, di Gela; Gerlando Romano, 26 anni, di Agrigento; Alessandro Trupia, 36 anni, di Agrigento; Salvatore Bosco, 57 anni, di Favara; Luigi Prinzivalli, 73 anni, di Agrigento; Calogero Bellaccomo, 40 anni di Agrigento.

LE INDAGINI 

In quasi tre anni di indagini, secondo quanto ricostruito dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, è stata fatta luce sulla riorganizzazione di storiche cosche mafiose come quelle di Villaseta e Porto Empedocle. La prima sarebbe stata guidata dal boss Pietro Capraro che, dopo aver scontato una condanna per mafia nell’operazione Nuova Cupola, avrebbe preso in mano le redini del clan portandolo ad una ribalta per molti inaspettata. Operazioni di polizia successive a quella dei carabinieri, infatti, hanno fotografato il ruolo di primissimo piano che la cosca di Villaseta era riuscita a ritagliarsi nelle rotte del narcotraffico arrivando addirittura a rifornire di stupefacente storici mandamenti mafiosi palermitani. La cosca di Porto Empedocle, invece, sarebbe stata saldamente nelle mani di Fabrizio Messina, fratello dell’ergastolano e vice rappresentante provinciale di Cosa nostra Gerlandino. I due clan, sempre secondo quanto ipotizzato dagli inquirenti, in un primo momento sarebbero entrati in aperto conflitto con attentati, danneggiamenti ed episodi che hanno destato molto allarme sociale. Il reato di associazione mafiosa – in qualità di partecipi – viene contestato ad altre tre persone: si tratta di Gaetano Licata, ritenuto il braccio destro di Pietro Capraro; Gabriele Minio e Guido Vasile, che secondo gli inquirenti farebbero parte della stessa cosca di Villaseta. Parallelamente viene contestato il reato di associazione a delinquere finalizzato al traffico di sostanze stupefacenti. Per i magistrati antimafia, infatti, sarebbe esistito un gruppo in grado di importare grossi carichi di droga anche attraverso canali sudamericani e del Belgio per poi rifornire in grosse quantità non soltanto la provincia di Agrigento ma anche quelle di Trapani, Caltanissetta e Palermo. Al vertice di questo sodalizio, secondo quanto contestato dalla Dda di Palermo, ci sarebbero stati Fabrizio Messina e il canicattinese Vincenzo Parla. Lo stesso reato, ma in qualità di partecipi, viene contestato anche ad Alfonso e Angelo Tarallo, Angelo Graci, Carmelo Corbo, Ignazio Carapezza e Alfonso Lauricella.

IL COLLEGIO DIFENSIVO 

Nel collegio difensivo ci sono gli avvocati Salvatore Cusumano, Calogero Meli, Maria Alba Nicotra, Ninni Giardina, Giuseppe Barba, Giovanni Castronovo, Salvatore Pennica, Carmelita Danile, Annalisa Russello, Diego Giarratana, Teresa Alba Raguccia, Giovanni Salvaggio, Calogero Lo Giudice, Alessandro Marchica, Davide Casà, Davide Limoncello, Riccardo Gueli, Fabio Inglima Modica, Giuseppe Ferro, Giuseppe Pantaleo, Monia Buffa, Luigi Pipitone, Gianni Caracci, Filippo De Luca, Flavio Sinatra, Mariachiara Conigliaro, Salvatore Macrì. 

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